Lesbo, gennaio 2017 © Amnesty International
Lesbo, gennaio 2017 © Amnesty International

Unione Europea - Turchia Le conseguenze catastrofiche dell'accordo sui rifugiati

Comunicato stampa - 14 febbraio 2017
L’accordo tra UE e Turchia sui rifugiati ha lasciato migliaia di profughi e migranti in condizioni di vita squallide e pericolose. Per questo non deve venir replicato con altri paesi. Lo afferma Amnesty International alla vigilia del primo anniversario dell’accordo.

L’accordo, il cui scopo è far tornare i richiedenti asilo in Turchia, partendo dalla premessa che quest’ultima sia un paese sicuro per loro, ha lasciato migliaia di persone esposte a pericoli e condizioni di vita spaventose sulle isole greche. In un nuovo documento, “A Blueprint for Despair”, Amnesty International documenta inoltre rinvii illegali verso la Turchia, in violazione dei loro diritti statuiti dal diritto internazionale.

“Il patto tra UE e Turchia ha avuto conseguenze disastrose per le migliaia di persone che sono state abbandonate in un limbo pericoloso, disperato e apparentemente infinito sulle isole greche,” ha dichiarato Gauri van Gulik, vice direttrice per l’Europa di Amnesty International.

“È estremamente ipocrita da parte dei leader europei pubblicizzare l’accordo come un successo, mentre chiudono entrambi gli occhi di fronte al costo intollerabilmente alto pagato da coloro che ne subiscono le conseguenze.”

Accantonati nello squallore

All’entrata in vigore dell’accordo tutti i profughi e i migranti sono stati automaticamente trattenuti in centri di detenzione. Anche se un rigido regime detentivo non è più in vigore, coloro che si trovano nei campi sono tuttora nell’impossibilità di lasciare le isole. A causa di questo sono costretti a sopportare per mesi delle condizioni di vita squallide in campi sovraffollati, dove manca acqua calda, l’igiene è carente, il cibo poco nutriente e le cure sanitarie inadeguate.

Le condizioni di vita sulle isole non sono solo degradanti ma mettono pure in pericolo il benessere e le vite di profughi, richiedenti asilo e migranti. La sera del 24 novembre 2016, una bombola a gas usata per cucinare nel campo di Moria, sull’isola di Lesbo, è esplosa causando la morte di una 66enne donna irachena e di un bambino di 5 anni che viveva nella tenda adiacente.

Gli stenti imposti dalle cattive condizioni di accoglienza sulle isole si aggiungono ai timori dei residenti riguardo la sicurezza. Le cattive condizioni dei campi, l’insicurezza riguardo il futuro con la quale sono confrontati profughi e migranti e le difficili relazioni con la popolazione locale sono tutti fattori che contribuiscono all’emergere di tensioni che occasionalmente sono sfociate in violenza. I profughi sono anche stati vittime di attacchi motivati dall’odio nel campo di Souda, a Chios.

BKD, un rifugiato 17enne siriano, proveniente da Aleppo, ha così descritto l’attacco:

“Quando è successo temevamo per le nostre vite, e siamo scappati fuori dal campo…. C’erano persone che urlavano, bambini che piangevano…non abbiamo bisogno di vivere ancora tutto questo nelle nostre vite…”

La mancanza di sicurezza sulle isole greche ha un impatto importante sulle donne, spesso costrette a vivere nei campi e a usare gli stessi servizi e le stesse docce usati dagli uomini. Si sono lamentate, per esempio, per la mancanza di un numero sufficiente di docce e servizi igienici per sole donne o, quando questi esistono, per l’assenza di porte funzionanti e illuminazione. Numerose donne hanno detto a Amnesty International di aver vissuto o aver assistito a scene di violenza verbale o fisica, molestie o violenza domestica.​

Permettere alle persone di andare avanti, non mandarle indietro in Turchia

La premessa centrale dell’accordo per rinviare le persone che arrivano in modo irregolare sulle isole greche verso la Turchia si basa sull’assunto che questo paese sia un luogo sicuro per i richiedenti asilo.

Anche se ufficialmente nessun richiedente asilo è stato rinviato dalla Grecia verso la Turchia con il presupposto che la Turchia sia sicura, Amnesty ha documentato che alcuni richiedenti asilo sono stati rinviati in tutta fretta, senza avere l’opportunità di chiedere asilo o ricorrere contro il rinvio, in violazione con il diritto internazionale.

“Fino a quando la Turchia non sarà un paese scuro, la UE dovrebbe lavorare con le autorità greche per trasferire con urgenza i richiedenti asilo sulla terra ferma greca. Inoltre i governi europei dovrebbero permettere loro di accedere ai programmi di relocation di altri paesi,” ha dichiarato Gauri van Gulik.

“Nessuno dovrebbe morire di freddo alla soglia dell’Europa. I leader che affermano che l’accordo tra UE e Turchia potrebbe essere il modello per altri patti simili con paesi quali Libia, Sudan, Niger e altri dovrebbero vedere quali sono le orribili conseguenze di questo accordo e sentire l’avvertimento: questo non si deve ripetere.”

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