Il campo di Moria, a Lesbo (Grecia) © Giorgos Moutafis/Amnesty International
Il campo di Moria, a Lesbo (Grecia) © Giorgos Moutafis/Amnesty International

Asilo L'ONU sospende l'espulsione verso la Grecia della famiglia Gemmo

L’ONU ha ordinato alle autorità svizzere di sospendere la procedura di allontanamento della famiglia Gemmo, rifugiati siriani, protagonista un anno fa di un importante movimento di solidarietà nella Svizzera italiana. La domanda d’asilo in Svizzera della famiglia è appena stata respinta, ma ora il Comitato dell’ONU per i diritti del fanciullo chiede alla Segreteria di stato della migrazione (SEM) di rispondere al rimprovero di violazioni della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, in vigore nel nostro paese dal 26 maggio 1997.

A fine marzo il Tribunale amministrativo federale aveva stabilito in via definitiva il rinvio forzato in Grecia della famiglia curda yazida di origine siriana, e questo nonostante la grandissima fragilità psicologica del padre e dei due figli più piccoli. Pur ammettendo che le condizioni di vita dei rifugiati in Grecia sono precarie, il Tribunale raccomanda alla famiglia Gemmo di far valere i propri diritti, chiedendo aiuto alle autorità elleniche oppure rivolgendosi ad associazioni caritatevoli locali.

Con il sostegno di Amnesty International Svizzera e il patrocinio degli avvocati Immacolata Iglio Rezzonico e Paolo Bernasconi, la famiglia Gemmo si è rivolta al Comitato Onu per i diritti del fanciullo evidenziando la violazione da parte delle autorità competenti in materia di asilo di diversi articoli sanciti dalla Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo. Infatti, l’espulsione verso la Grecia, paese in gravissime difficoltà economiche che è tuttora oberato da un importante afflusso di rifugiati, minaccia il diritto alla salute e all’educazione dei membri minorenni della famiglia, esponendoli inoltre al rischio di sfruttamento economico e di trattamenti disumani e degradanti.

Infatti, le ricerche svolte da Amnesty International comprovano che, in Grecia, i rifugiati riconosciuti ottengono accesso ad uno sostegno da parte delle autorità solo dopo dieci anni di residenza nel paese. Il diritto all’alloggio non è garantito e tanti rifugiati riconosciuti sono costretti a vivere nei parchi pubblici o in case abbandonate, dove sono continuamente esposti al rischio di aggressioni. Inoltre, non avendo un’abitazione fissa, i bambini non possono andare a scuola. La scarsa disponibilità di interpreti e di medici specializzati non permette di garantire l’accesso alle cure medico-psicologiche di cui hanno costantemente bisogno. 

“La sentenza del TAF è scandalosa. Pensare di rinviare una famiglia così vulnerabile in Grecia, dove è certo che sarebbe costretta a vivere nella totale precarietà, è incomprensibile. A maggior ragione visto che i Gemmo sono già ben integrati in Svizzera. La Grecia non offre alcuna sicurezza per il futuro dei bambini, né la garanzia che i diritti dei fanciulli saranno rispettati,” ha dichiarato Denise Graf, esperta di asilo di Amnesty International Svizzera.

I patrocinatori della famiglia evidenziano in particolare la violazione da parte della SEM dell’articolo 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo. Questo stabilisce la necessità per le autorità di ogni paese di valutare l’impatto delle decisioni prese dal punto di vista, cruciale, dei minorenni che compongono il nucleo famigliare.

“Il fatto che le autorità svizzere competenti in materia di asilo non abbiano mai effettuato una valutazione dell’interesse superiore del fanciullo, un obbligo previsto dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, è particolarmente grave”, ha aggiunto l’avvocato della famiglia, Immacolata Iglio Rezzonico.

I cinque fratelli che compongono la famiglia parlano correntemente l’italiano, che si sono impegnati ad imparare fin dal loro arrivo in Ticino. I più giovani frequentano regolarmente le scuole dell’obbligo, sono ben integrati nelle proprie classi ed apprezzati dai loro insegnanti. Attraverso lo sport, l’atletica e il basket, questi ragazzi hanno potuto creare un’importante rete di amicizie, oltre a contribuire ai successi agonistici delle proprie squadre sportive.

“La Svizzera ha l’obbligo giuridico di accogliere definitivamente la famiglia Gemmo. Il nostro paese deve mandare dei segnali positivi a questi ragazzi onesti, che fanno tutto il possibile per integrarsi, imparare l’italiano, e sognano di poter studiare così da potersi sdebitare con il paese che, sperano, permetterà loro di ricostruirsi una vita. Quando all’estero esiste, come in questo caso, il pericolo di trattamenti inumani, le nostre leggi vietano l’estradizione persino dei delinquenti”, ha dichiarato Paolo Bernasconi, co-patrocinatore.

Le autorità svizzere competenti dovranno pronunciarsi entro sei mesi sulle accuse di violazioni presentate dai patrocinatori della famiglia. Prima della decisione finale da parte del Comitato ONU, i patrocinatori della famiglia potranno replicare alle autorità svizzere se dovessero insistere per l’espulsione verso la Grecia.

Informazioni sulla famiglia

La famiglia Gemmo è composta da sette persone: la madre, il padre e cinque figli, di cui tre ancora minorenni: una figlia femmina e quattro maschi.

I componenti dell’etnica curda yazida, subiscono da sempre una discriminazione a causa delle loro origini etniche e della loro fede religiosa. Originari della città siriana di Afrin, sono stati messi in fuga dalla guerra e hanno vissuto inizialmente in Turchia, dove hanno dovuto nascondere la propria identità per paura di persecuzioni. Arrivati in Grecia - dove la polizia li ha costretti a registrare le impronte digitali, accedendo così a loro insaputa ad una procedura di asilo accelerata - hanno vissuto per mesi in un parco, convivendo quotidianamente con la paura di aggressioni e con grandi difficoltà nel trovare cibo sufficiente per nutrirsi.

Nel giugno 2017 i due figli maggiori, oggi di 19 e 20 anni, sono stati al cuore di una petizione lanciata da una classe del Liceo Lugano 1. Gli studenti chiedevano alle autorità del Cantone Ticino di non rinviare in Grecia i due fratelli appena maggiorenni, spaccando la famiglia in modo irreparabile. La petizione raccolse oltre 400 firme in pochi giorni (2'000 altre adesioni furono raccolte online). (allegato un estratto della lettera indirizzata dalla classe di liceali al governo ticinese nel giugno 2017)

Nonostante il sostegno delle autorità ticinesi, che non hanno eseguito il rinvio verso la Grecia dei due giovani, la situazione della famiglia è rimasta precaria. Una precarietà estremamente pesante per tutti i membri della famiglia, già provata dalla lunga e difficile fuga dalla Siria in guerra, attraverso la Turchia e la Grecia prima di arrivare in Svizzera.

La grande fragilità della salute di genitori e figli è stata riconosciuta persino dal Tribunale amministrativo federale (TAF), che nella sua sentenza ha addirittura ha raccomandato per iscritto di prendere ogni misura di cautela sia nel comunicare alla famiglia la decisione di rinvio da parte del Tribunale amministrativo federale, sia nell’ambito dell’esecuzione del rinvio forzato verso la Grecia.

Secondo le autorità svizzere, la famiglia dovrebbe essere trasferita in Grecia, un paese per loro completamente sconosciuto, di cui ignorano anche la lingua. É notoria l’impossibilità di assistere i rifugiati da parte delle istituzioni statali della Grecia, oberate dall'afflusso di una grande massa di rifugiati in fuga da paesi in guerra.

La grave prostrazione psichica di tutti membri della famiglia Gemmo si è aggravata dal 26 gennaio scorso, quando è iniziato l'assedio militare della città di Afrin, dalla quale sono fuggiti e dove erano e sono tuttora in gravissimo pericolo, o hanno perso la vita, tanti altri membri della loro famiglia e della loro comunità.

Le autorità svizzere hanno avviato un programma di accoglienza dei rifugiati in fuga dalla Siria, specie di quelli in salute precaria. È contraddittorio discriminare da questo programma persone già ospiti in Svizzera, dove la loro necessità di assistenza è già stata comprovata.

Infatti siamo di fronte a una giovane famiglia già messa a durissima prova da un destino crudele.

L’arrivo in Svizzera, dove hanno trovato rifugio molti membri della famiglia, doveva permettere ai membri della famiglia Gemmo di voltare pagina, e dare una svolta positiva alle loro vite. Vite che però rimangono sospese, tra Svizzera e Grecia. Tra un futuro tutto da costruire, in un paese che ha molto da offrire loro e al benessere del quale vogliono contribuire, e un futuro di disperato e di miseria, in un paese dove saranno abbandonati al loro destino, come già migliaia di altri rifugiati.