Il villaggio rischia di essere spazzato via dall'Oceano © Amnesty International
Il villaggio rischia di essere spazzato via dall'Oceano © Amnesty International

Mozambico Operazione mineraria cinese potrebbe spazzare via un villaggio costiero

Comunicato stampa - 28 marzo 2018
Un'irresponsabile operazione mineraria cinese in Mozambico ha esposto un intero villaggio costiero - con oltre mille abitanti - al grave rischio venir spazzato via dall'Oceano Indiano. Lo ha rivelato oggi Amnesty International pubblicando un nuovo rapporto.

Il documento, Our lives mean nothing: the human cost of Chinese mining in Nagonha, Mozambique, mette in luce come le attività della società mineraria Haiyu abbiano probabilmente contribuito a un'inondazione improvvisa nel villaggio di Nagonha, che nel 2015 ha distrutto 48 case e lasciato 270 persone senza tetto. L'incapacità delle autorità mozambicane di regolamentare il settore ha inoltre contribuito ad aumentare i rischi derivanti dalle attività minerarie in corso per il villaggio.

"Le devastanti inondazioni del 2015 avrebbero dovuto fungere da catalizzatore per le autorità mozambicane affinché affrontassero le attività di Haiyu attuando una regolamentazione adeguata", ha affermato Deprose Muchena, Direttore regionale di Amnesty International per l'Africa australe. "La loro inerzia ha lasciato la popolazione di Nagonha in balia di un'azienda che pone la ricerca del profitto al di sopra della vita delle persone. Senza controllo, le attività minerarie di Haiyu rappresentano un grave pericolo di ulteriori catastrofiche inondazioni che potrebbero cancellare Nagonha dalla cartina geografica".

Oltre alle 48 case distrutte dalle inondazioni del 2015, le autorità locali ne hanno recensite altre 173 parzialmente distrutte. Gli anziani e le autorità locali, a Nagonha da più di 70 anni, hanno raccontato ad Amnesty International di non avere testimonianze di tali inondazioni in precedenza.

Le attività minerarie di Haiyu e le loro conseguenze

Sulla base di un'analisi dettagliata di immagini satellitari, testimonianze di residenti di Naghona e di esperti ambientali, il rapporto mostra come l'impatto ambientale delle attività minerarie di Haiyu abbia probabilmente contribuito all'inondazione del 2015.

Il confronto delle immagini satellitari dell'area tra dicembre 2010 e ottobre 2014 mostra l'accumulo di depositi sabbiosi legati all'attività mineraria intorno a Nagonha, e il graduale cambiamento del flusso naturale dell'acqua. Le immagini satellitari mostrano che nell'ottobre 2014 circa 280.000 metri quadrati di zona umida, a nord del villaggio, erano ricoperti di sabbia e che il canale che collegava le lagune a ovest e a nord del villaggio al mare era completamente ostruito.

Tutti i dati disponibili indicano chiaramente che le attività minerarie di Haiyu, e in particolare il modo in cui ha depositato la sabbia sul terreno, hanno esposto il villaggio costiero a un maggior rischio di inondazioni, contribuendo probabilmente al disastro avvenuto nel 2015.

L’analisi trova riscontro nelle testimonianze raccolte nel villaggio di Nagonha, così come alle opinioni degli esperti ambientali indipendenti, secondo cui le attività minerarie di Haiyu hanno aumentato significativamente il rischio di inondazioni.

La comunità, che dipende fortemente dalla pesca, ha inoltre perso risorse naturali vitali fornite dalle zone umide locali, tra cui acqua potabile, piante medicinali, lagune per la pesca, frutta selvatica, medicine tradizionali e legna da ardere.

Amnesty International ha rilevato che Haiyu non ha condotto una valutazione adeguata dell'impatto ambientale né si è consultata con la comunità prima di avviare la propria attività, nonostante la legislazione locale lo imponesse.

"Dobbiamo essere risarciti per le perdite subite"

Amnesty International ha intervistato 35 residenti colpiti dalle inondazioni del 2015, nelle quali hanno perso i loro effetti personali e i loro mezzi di sussistenza.

Un residente, Roma, ha raccontato ad Amnesty International di aver perso ciò per cui ha lavorato tutta la vita:

"Quattro di noi vivevano nella casa - io, mia moglie, mio figlio e mio fratello minore. C'erano così tante cose in casa - quattro polli, un letto, un pannello solare ... vestiti e scarpe, piatti, pentole, e contenitori. Abbiamo perso tutto".

Tola, un pescatore locale, ha detto ad Amnesty International:

"Ho perso tutta la mia atrezzatura per la pesca... le boe della barca, due sacchi di riso, gli utensili da cucina, i vestiti dei miei cinque figli, di mia moglie e i miei.  La mia casa era nuova. Dobbiamo essere compensati per le nostre perdite".

Haiyu si è rifiutato di risarcire gli abitanti del villaggio che sono rimasti senza tetto.

Nella sua risposta al rapporto di Amnesty International, la società ha negato la responsabilità per l’inondazione del 2015, citando un evento naturale di una portata mai vista negli ultimi 100 anni. L’azienda ha respinto l'affermazione di Amnesty International secondo cui le sue operazioni hanno avuto un impatto ambientale e ha illustrato in dettaglio le attività svolte per contribuire alla risposta alle inondazioni nella regione. La lettera di risposta completa di Haiyu è allegata al rapporto.

"Non sorprende che, invece di assumersi la responsabilità per la distruzione delle case e dei mezzi di sussistenza della popolazione, l'azienda stia eludendo la propria responsabilità di fare la cosa giusta", ha detto Deprose Muchena. "Questo è un caso da manuale che permette di mettere in evidenza le lotte affrontate dalle comunità povere quando le grandi aziende calpestano i loro diritti e i governi falliscono nel proprio dovere di proteggere i più vulnerabili".

Amnesty International chiede alle autorità mozambicane di indagare sulla società per violazione delle leggi del paese. L'organizzazione chiede inoltre alle autorità di garantire che i residenti di Nagonha abbiano accesso a riparazioni e indennizzi per le perdite subite.

Svizzera: le iniziative volontarie non bastano, sono necessarie norme vincolanti

L'esempio di Haiyu dimostra ancora una volta che le misure volontarie volte a garantire che le multinazionali rispettino l'ambiente e i diritti umani non sono sufficienti. I governi devono attuare riforme politiche e approvare leggi che impongano alle aziende di esercitare la dovuta diligenza lungo tutta la loro catena di approvvigionamento.

In Svizzera, un'ampia coalizione di ONG, tra cui Amnesty International, ha lanciato l'”Iniziativa multinazionali responsabili”. Questa chiede norme vincolanti per garantire che le imprese siano tenute a proteggere i diritti umani e l'ambiente in tutte le loro relazioni commerciali. Questo obbligo di diligenza vale anche per le attività all'estero.

Informazioni complementari

Nagonha è un villaggio di pescatori rurali con 1.329 residenti che vivono in 236 capanne a circa 180 km a est della città di Nampula.

Il villaggio si trova all'interno di una concessione mineraria aggiudicata il 19 dicembre 2011 alla società mineraria cinese Haiyu Mozambique Mining Co. Lda, una controllata della Hainan Haiyu Mining Co. Ltd con sede in Cina.

L'azienda ha estratto minerali, in particolare ilmenite, titanio e zircone. Haiyu ha iniziato a estrarre circa 3 km a nord del villaggio e ha continuato verso sud, avvicinandosi al villaggio, radendo al suolo dune di sabbia e la vegetazione, scaricando dei rifiuti minerari sulla zona umida, seppellendo due grandi lagune e le vie navigabili che collegavano la zona umida al mare.