Centinaia di casi di richiedenti asilo eritrei saranno riesaminati per determinare se un rimpatrio è esigibile. Amnesty si oppone ai rinvii poiché numerose violazioni dei diritti umani continuano ad avvenire in Eritrea.  © Keystone
Centinaia di casi di richiedenti asilo eritrei saranno riesaminati per determinare se un rimpatrio è esigibile. Amnesty si oppone ai rinvii poiché numerose violazioni dei diritti umani continuano ad avvenire in Eritrea. © Keystone

Svizzera-Eritrea Impossibile fare rientro in Eritrea – la SEM deve abbandonare la propria politica restrittiva

Comunicato stampa - 3 settembre 2018
Amnesty International chiede il mantenimento dell’ammissione provvisoria di cittadini eritrei in Svizzera. Non ci sono elementi che portano a pensare a un miglioramento della situazione dei diritti umani nel paese – la politica restrittiva della Segretaria di Stato della Migrazione (SEM) nei confronti dei richiedenti asilo provenienti dall’Eritrea è sbagliata.

Oggi in occasione di una conferenza stampa, la SEM ha reso pubblici i risultati di un progetto pilota incentrato sul riesame di 250 dossier di cittadini eritrei che beneficiano di un’ammissione provvisoria. Circa 20 di loro (attorno al 9 percento) perdono il proprio statuto. Ora saranno riesaminati 2800 casi di richiedenti asilo eritrei ammessi provvisoriamente per verificare se il rimpatrio sia ammissibile e ragionevole. 

«Nonostante il riavvicinamento con l’Etiopia non vi segnali di un miglioramento della situazione dei diritti umani in Eritrea. Al contrario: negli ultimi mesi le proteste sono state nuovamente represse e sono stati effettuati arresti di massa », afferma Reto Rufer, esperto sulla situazione in Eritrea presso Amnesty International Svizzera. 

Anche la Svizzera lo sa: in occasione dei dibattiti del Consiglio per i diritti umani, il 12 marzo 2018 a Ginevra, la delegazione svizzera si è detta preoccupata per la situazione dei diritti umani in Eritrea. La stessa ha deplorato le limitazioni d’accesso al paese che rendono impossibile verificare le informazioni provenienti dall’Eritrea.

«È incomprensibile che, senza un miglioramento concreto della situazione dei diritti umani in Eritrea, si posso decidere la sospensione delle ammissioni provvisorie. Finché la situazione rimarrà così precaria, le persone colpite non torneranno in patria di propria iniziativa. Inoltre, l'Eritrea non accetta rimpatri forzati. Pertanto, la sospensione delle ammissioni provvisorie significa di fatto costringere centinaia di persone alla precarietà dell’aiuto urgente e all’esclusione dal mercato del lavoro".

Anche il Tribunale amministrativo federale ha ammesso in una decisione recente che le violazioni dei diritti umani permangono in Eritrea e che un esame serio sul posto non è possibile. Ha inoltre qualificato il servizio nazionale obbligatorio come lavori forzati, vietati ai sensi dell’articolo 4 della CEDU. Tuttavia ritiene che il rinvio sia ammissibile e ragionevole, anche qualora ci sia il rischio della convocazione al servizio nazionale obbligatorio.