© ENNIO LEANZA / Keystone
© ENNIO LEANZA / Keystone

Garantire l'accesso all'informazione alle minoranze! Amnesty International prende posizione contro l'iniziativa "No Billag"

Comunicato stampa - 11 gennaio 2018
Un "sì" all'iniziativa «No Billag» metterebbe a repentaglio il diritto alla libertà di espressione e di informazione, in particolare per le minoranze linguistiche, sottolinea Amnesty International Svizzera nella sua posizione in merito all'iniziativa.

"La Costituzione federale e i trattati internazionali ratificati dalla Svizzera obbligano le autorità elvetiche a rispettare e tutelare il diritto di tutte le persone, minoranze linguistiche comprese, di cercare e ricevere un' informazione diversificata", afferma Manon Schick, direttrice di Amnesty International Svizzera. "L'attuazione dell'iniziativa «No Billag» ostacolerebbe l'accesso a informazioni e opinioni libere e variate per le minoranze linguistiche e per alcune persone disabili".

Tutela della libertà di espressione delle minoranze linguistiche

Come affermato dal Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani, gli Stati devono incoraggiare l'esistenza dei mezzi di comunicazione così da tutelare il diritto delle persone appartenenti a minoranze etniche e linguistiche di ricevere un' ampia varietà di informazioni e idee. Il Comitato sottolinea in particolare l'obbligo degli Stati di garantire l' indipendenza dei canali radiotelevisivi. Dovrebbero fornire loro finanziamenti in modo da non rischiare di comprometterne l' indipendenza.

La Convenzione quadro del Consiglio d' Europa per la protezione delle minoranze nazionali, di cui la Svizzera è parte contraente, impone agli Stati di garantire che le persone appartenenti a una minoranza nazionale non siano discriminate nell'accesso alle informazioni. In particolare, la Convenzione impone agli Stati di garantire nella loro legislazione nazionale in materia di radio e televisione che le persone appartenenti a minoranze nazionali abbiano la possibilità di creare e utilizzare i propri mezzi di comunicazione.

La Costituzione federale prevede anche obblighi specifici nei confronti delle minoranze linguistiche. L' articolo 70 recita: "La Confederazione sostiene le misure adottate dai Cantoni dei Grigioni e del Ticino per tutelare e promuovere il romancio e l'italiano". Tuttavia, vietando il finanziamento di tutti i mezzi audiovisivi (sia della SRG che delle emittenti radiotelevisive regionali) l'iniziativa ostacolerebbe la capacità della Confederazione di adempiere al suo mandato di tutela dei diritti delle minoranze etniche e linguistiche.

Infine, gli Stati sono obbligati a combattere tutte le forme di discriminazione, anche quando una pratica o una legge che appare neutra provoca uno svantaggio sproporzionato a un determinato gruppo senza una giustificazione ragionevole. Le regioni linguistiche francofone, di lingua italiana e romancia risentirebbero in modo particolare della scomparsa dei finanziamenti statali alla SRG e alle emittenti radiotelevisive regionali private. In effetti, il canone radiotelevisivo rappresenta un grande vantaggio per queste regioni: il 70 per cento del canone viene riscosso nella Svizzera tedesca, ma solo il 45 per cento viene utilizzato per finanziare i mezzi di comunicazione di lingua tedesca, mentre il resto viene riversato alle regioni minoritarie.

Accesso all'informazioni per le persone con disabilità

La Svizzera ha inoltre obblighi specifici relativi alla Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità, che impone agli Stati di garantire l' accesso ai mezzi di comunicazione di massa alle persone con disabilità, come i non udenti. Senza finanziamenti statali, non sarebbe sicuro che i media privati sarebbero in grado di tradurre i loro programmi in linguaggio dei segni.

"L'adozione dell'iniziativa «No Billag» significherebbe molto di più della semplice abolizione dei diritti d' autore. La Confederazione non potrebbe più finanziare i mezzi audiovisivi né gestire i propri canali radiotelevisivi. Ciò avrebbe conseguenze drammatiche non solo per le minoranze, ma per la società civile nel suo complesso. Se l'accesso a informazioni e opinioni diversificate è limitato, questo riguarda e minaccia noi tutti", conclude Manon Schick.