Cinque persone hanno necessitato di cure dopo l'attacco da parte del regime siriano sulla città di Saraqib, nel nord-ovest del paese © Omar Haj Kadour /AFP/Getty Images
Cinque persone hanno necessitato di cure dopo l'attacco da parte del regime siriano sulla città di Saraqib, nel nord-ovest del paese © Omar Haj Kadour /AFP/Getty Images

Siria Le prove dell'attacco chimico a Saraqib

7 febbraio 2018
Ancora una volta il governo siriano ha fatto ricorso ad armi chimiche vietate a livello internazionale. La conferma è rafforzata delle testimonianze raccolte dai nostri ricercatori: il 4 febbraio un attacco col cloro contro la città di Saraqib ha costretto 11 persone a ricevere cure d’emergenza.

“Ancora una volta il governo siriano ha mostrato il suo profondo disprezzo per il diritto internazionale impiegando armi chimiche illegali. Gli attacchi diretti contro i civili sono assolutamente vietati e costituiscono crimini di guerra. Il fatto che il governo si senta libero di compiere questi attacchi con armi chimiche vietate a livello internazionale riflette la completa impunità di cui godono coloro che ordinano crimini di guerra e crimini contro l’umanità in Siria“, ha dichiarato in una nota ufficiale Lynn Malouf, direttrice di Amnesty International per le ricerche sul Medio Oriente.

La Difesa civile siriana ha riferito che il cloro contenuto nei barili bomba sganciati dall’alto hanno causato sensazioni di soffocamento, gravi irritazioni alla pelle e agli occhi, episodi di vomito e collassi. Tra le persone colpite, anche tre volontari della Difesa civile siriana che erano accorsi sul posto per prestare i primi soccorsi.

Le vittime, tutti uomini, sono state successivamente dimesse.

Saraqib si trova nella provincia nordoccidentale di Idlib ed è a 41 chilometri di distanza dalla linea del fronte più vicina.

Gli altri casi

Le forze governative siriane sono sospettate di aver portato a termine, a partire dal 2012, decine di attacchi col cloro e con altre armi chimiche nelle aree sotto il controllo dell’opposizione, in cui sono state uccise centinaia di persone e molte altre hanno subìto ferite terribili. Tutti questi attacchi sono vietati dal diritto internazionale umanitario.

Nel settembre 2013, dopo che nella Ghouta orientale centinaia di persone erano rimaste uccise in quelli che erano stati denunciati come attacchi chimici col sarin, la Siria aveva aderito alla Convenzione sulle armi chimiche e il presidente Bashar al-Assad si era impegnato a distruggere le scorte di agenti chimici proibiti.

Tuttavia, un anno dopo, nel settembre 2014, una missione dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) aveva trovato “schiaccianti conferme” che un agente chimico era stato usato “sistematicamente e ripetutamente” per attaccare i villaggi della Siria settentrionale.

L’Opcw ritiene che le forze governative abbiano usato il sarin anche nell’aprile 2017 in un attacco contro la città di Kahn Sheikhoun, nella provincia di Idlib, in cui sono morte oltre 80 persone.

Le testimonianze

“Abbiamo sentito la gente che gridava aiuto sia in strada che sul tetto di una casa. Otto persone respiravano con grande difficoltà e tossivano in continuazione. Abbiamo dato loro l’ossigeno e le abbiamo portate in ospedale. Mentre guidavo, ho iniziato ad avere il fiato corto e prurito agli occhi. Avvertivo nausea come se dovessi vomitare. Lo stesso stava succedendo ai miei amici, non capivamo bene cosa stesse accadendo. Quando sono arrivato in ospedale ho vomitato“, la testimonianza di un volontario della Difesa civile sirianaarrivato sul posto alcuni minuti dopo che un barile bomba aveva raggiunto il suolo in un campo a 50 metri di distanza da un magazzino agricolo. Nella zona non c’erano segni della presenza di alcun obiettivo militare.

“Anche il personale medico respirava con difficoltà. Secondo loro i sintomi che presentavano le 11 persone e i tre volontari della Difesa civile erano compatibili con un attacco chimico, probabilmente col cloro“. La testimonianza di un secondo membro della Difesa civile siriana che ha assistito alle prime cure fornite alle vittime.

“Non riuscivano a respirare, tossivano in continuazione, avevano gli occhi arrossati e alcuni vomitavano. Per fortuna eravamo una ventina, quindi gli abbiamo tolto rapidamente i vestiti, li abbiamo lavati, gli abbiamo dato l’ossigeno e li abbiamo sottoposti a una seduta col broncodilatatore“. La testimonianza di un’infermiera.