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Svizzera Sono necessarie regole più rigide sulle esportazioni di armi

Comunicato stampa - 3 settembre 2018
Il Controllo federale delle finanze dà una brutta nota alla Confederazione per il controllo dei trasferimenti di materiale bellico. La SECO non è in grado di garantire che le armi svizzere non finiscano nelle mani di malintenzionati e che esse non siano utilizzate per commettere violazioni dei diritti umani. Secondo Amnesty International, l’audit mostra in modo chiaro che un ulteriore allentamento dell’Ordinanza sul materiale bellico è irresponsabile.

"L’audit del Controllo federale delle finanze conferma che le aziende svizzere di armamento sfruttano le lacune e le zone grigie nella legislazione per aggirare la procedura di autorizzazione, così da concludere contratti che dovrebbero essere vietati. Il rapporto mostra inoltre che i controlli dopo la consegna che sono effettuati nei paesi di destinazione sono poco efficaci mentre i controlli effettuati nelle aziende produttrici di armamenti in Svizzera, potenzialmente più efficaci, di fatto sono insufficienti”, sottolinea Alain Bovard, giurista della Sezione svizzera di Amnesty International.

La Segreteria di Stato dell’Economia (SECO), garantisce che la Svizzera rispetta i propri impegni nazionali e internazionali in materia di esportazioni di armi, e che i controlli effettuati in Svizzera e all’estero garantiscono che nessun materiale è impiegato per commettere violazioni dei diritti umani o del diritto internazionale umanitario. Il rapporto pubblicato oggi dal Controllo delle finanze mostra al contrario che le prescrizioni legali, le leggi, le ordinanze e le interpretazioni sono eccessivamente lassiste e che l’industria sceglie vie alternative per commercializzare il proprio materiale.

Regole più rigide invece di un allentamento

Amnesty International invita tutte le istanze coinvolte - il Consiglio federale, il Parlamento e la SECO - a mettere in atto le misure necessarie affinché siano garantite maggiore sicurezza e una più grande trasparenza sul tema dei trasferimenti di armi. Il Consiglio federale deve rinunciare al previsto allentamento dell’Ordinanza sul materiale bellico e proporre al contrario delle modifiche legislative che permettano di evitare che le aziende di armamento sfruttino le lacune e le zone grigie presenti per aggirare la legge, come sembrano fare attualmente.

Amnesty International esorta l’amministrazione federale, e la SECO in particolare, a maggiore vigilanza e a rafforzare i controlli presso le aziende così da evitare che queste possano effettuare trasferimenti di armi illegali che potrebbero potenzialmente causare violazioni dei diritti umani o del diritto internazionale umanitario. Per questo motivo la SECO deve rispettare il proprio mandato in modo severo e in tutta neutralità, non lasciandosi influenzare da argomenti di ordine economico nell’accordare o meno l’autorizzazione a un trasferimento di armi.

Amnesty esorta infine il Parlamento ad essere più fermo in questo ambito e a non cedere al canto delle sirene dell’industria dell’armamento. “Il rispetto dei diritti umani più fondamentali, tra i quali il diritto alla vita, deve avere la priorità sulle considerazioni economiche,” ha dichiarato Alain Bovard.

“I cambiamenti della legislazione, entrati in vigore dal 2009, sono sempre stati degli allentamenti e hanno quindi sempre favorito l’industria dell’armamento. Il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, pur figurando ancora tra i criteri da rispettare, pesa ormai sempre meno nella bilancia”, ha dichiarato Alain Bovard.