Svizzera Iniziativa di rettifica contro le esportazioni di armi verso paesi in guerra civile

10 settembre 2018
Un’ampia coalizione di partiti politici, associazioni e organizzazioni religiose chiede al Consiglio federale di fare un passo indietro sulla decisione che ormai permette di approvvigionare direttamente in armi dei paesi nei quali è in corso una guerra civile. Se questa richiesta non avrà successo, la coalizione lancerà un’iniziativa popolare contro le esportazioni di armi verso dei paesi con conflitti interni. Amnesty International sostiene questa iniziativa.

La “Coalizione contro l’esportazione di armi verso paesi in guerra civile”, nella quale sono rappresentati diversi partiti politici, dal PBD ai Verdi liberali ai Verti, il Gruppo per una Svizzera senza esercito, associazioni di pubblica utilità e organizzazioni religiose, ha presentato le proprie rivendicazioni il 10 settembre, a Berna. Se ne il Consiglio federale né il Parlamento annulleranno la decisione secondo la quale i paesi in guerra in cui è in corso una guerra civile possono essere approvvigionati direttamente con materiale bellico, allora l’alleanza lancerà l’iniziativa popolare “Contro le esportazioni di armi verso paesi in guerra civile”. Questa iniziativa, detta  "Korrektur-Initiative” (Iniziativa di rettifica https://korrektur-initiative.ch/ )chiede il ritiro degli ultimi due ammorbidimenti introdotti nell’Ordinanza sul materiale bellico. In altri termini non chiede un controllo più rigido delle esportazioni di armi ma un ritorno alle regole adottate dal Consiglio federale nel 2018.

Appello per la raccolta di quattro firme

Per dare peso alle proprie rivendicazioni, la Coalizione lancia un appello pubblico: cerchiamo 25000 persone che siano pronte a raccogliere quattro firme a testa per “l’iniziativa di rettifica”. Le persone che accettano di aderire tramite la piattaforma internet Wecollect ( https://initiative-rectification.wecollect.ch/ ) riceveranno il formulario per la raccolta delle firme per posta.

Amnesty International sostiene la “Korrektur-Initiative”

La Sezione svizzera di Amnesty International sostiene l’ ”iniziativa di rettifica” ma non è coinvolta nel comitato d’iniziativa poiché vi sono rappresentati dei partiti politici. Amnesty International invita i propri soci e simpatizzanti a contribuire alla raccolta di firme.

Negli ultimi anni, Amnesty International ha fatto campagna a più riprese contro l’ammorbidimento del controllo delle esportazioni di armi. Nel 2008, il Consiglio federale ha rafforzato l’Ordinanza sul materiale bellico per porre così un freno all’iniziativa popolare che ai tempi chiedeva il divieto totale dell’esportazione di armi. Da allora i controlli sull’esportazione di armi sono progressivamente ammorbiditi:

  • La regola introdotta nel 2008 secondo cui le esportazioni di armi non sono autorizzate solo se “il paese di destinazione è implicato in un conflitto interno o internazionale” non è mai stata applicata alla lettera del Consiglio federale. Delle esportazioni verso paesi in guerra sono sempre state autorizzate.
  • Nel novembre 2014, il Parlamento ha adottato un nuovo allentamento dell’Ordinanza sul materiale bellico autorizzando le esportazioni verso un paese che “viola sistematicamente e gravemente i diritti umani” a condizione che il rischio rimanga ridotto che “il materiale di guerra da esportare sia impiegato per commettere gravi violazioni di questi diritti”. Amnesty International aveva fortemente criticato questo ammorbidimento. https://www.amnesty.ch/fr/pays/europe-asie-centrale/suisse/docs/2014/l-assouplissement-du-reglement-sur-le-materiel-de-guerre-est-un-scandale
  • Nell’aprile 2016, il Consiglio federale ha reinterpretato l’ordinanza sul materiale di guerra, facendo sì che il divieto di fornire armi a dei paesi implicati in un conflitto armato interno si applica solo se questo conflitto avviene all’interno del paese di destinazione del materiale. Una decisione contro la quale Amnesty aveva pure protestato. https://www.amnesty.ch/fr/pays/europe-asie-centrale/suisse/docs/2018/exporter-des-armes-suisses-dans-les-pays-en-guerre-civile
  • Nel giugno 2018, il Consiglio federale ha risposto alle richieste dell’industria svizzera degli armamenti, che ha chiesto un nuovo ammorbidimento dell’Ordinanza sul materiale bellico. L’obiettivo è ormai di poter approvvigionare anche dei paesi in guerra civile con armi provenienti dalla Svizzera, tranne se esistono “forti dubbi che il materiale in questione sia impiegato, viste le sue caratteristiche, nel conflitto.”

Pratiche già problematiche

L’ultima decisione del Consiglio federale interviene in un momento in cui si apprende che il controllo attuale delle esportazioni di armi presenta gravi lacune ( https://www.amnesty.ch/it/news/2018/svizzera-controllare-meglio-lexport-di-armi ). Il Controllo federale delle finanze ha attribuito una brutta nota alla Confederazione: i controlli all’esportazione non sono abbastanza coordinati e le loro maglie troppo larghe. I controllori della SECO mancano di “distanza critica rispetto alle aziende controllate e i loro lobbysti”, la SECO manca di trasparenza e di controlli efficaci, le lacune nella legge offrono alle aziende dell’armamento delle “possibilità di esportazione alternative”, gli adattamenti e la pratica regolamentare hanno portato a “un’applicazione favorevole agli affari” della legislazione sui materiali di guerra.

Invece di ammorbidire nuovamente l’Ordinanza sul materiale di guerra, il Consiglio federale dovrebbe rimediare alle gravi lacune nei controlli attuale affinché nessuna arma svizzera finisca nelle mani di Stati di non-diritto o di gruppi terroristici.

Maggiore trasparenza e controllo democratico

Attualmente, il Consiglio federale ha l’autorità di decidere del contenuto dell’Ordinanza sul materiale bellico e stabilire la pratica svizzera in materia di esportazioni di armi. Perfino il Parlamento non ha la possibilità di esprimersi sulla questione. Un vantaggio dell’ “iniziativa di rettifica” è che i controlli delle esportazioni di armi non sarebbero più regolamentati a livello delle ordinanze ma nella Costituzione e nelle leggi. Questo permetterebbe al Parlamento e al popolo (tramite referendum) di poter esprimere la propria opinione e garantirebbe maggiore trasparenza.