Una delle tante azioni a sostegno di Taner Kiliç, qui a Berlino, il 7 febbraio 2018. ©Amnesty International/photo: Jarek Godlewski
Una delle tante azioni a sostegno di Taner Kiliç, qui a Berlino, il 7 febbraio 2018. ©Amnesty International/photo: Jarek Godlewski

Turchia La paura più grande

Taner Kiliç, presidente onorario di Amnesty Turchia, è in carcere dal 6 giugno 2018. Fotis Filippou, direttore delle campagne di Amnesty International in Europa, riflette sull'importanza della mobilitazione internazionale a sostegno di tutte le persone ingiustamente incarcerate, in Turchia e nel mondo.

Essere dimenticato. Le persone che sono state ingiustamente incarcerate dicono che la paura di venir dimenticati è una delle più grandi preoccupazioni che hanno in carcere.

La paura raggelante che un giorno nessuno si curerà più di loro. Un’ansia insidiosa, il timore di marcire in prigione mentre il mondo esterno piano piano dimentica la loro esistenza.

Questi pensieri hanno attraversato anche la mente del Presidente onorario di Amnesty Turchia, Taner Kiliç. Il 6 giugno sarà trascorso un anno da quando questo avvocato specializzato in diritti umani è stato privato della libertà nonostante non abbia fatto nulla di male.

Ma durante questa sua disavventura Taner ha potuto trarre forza dal sostegno di persone ovunque nel mondo: “Anche se una persona imprigionata può credere che un giorno sarà dimenticata anche dalle persone a lei più care – come “i prigionieri dimenticati” - la mia situazione è agli antipodi. Oltre a famiglia e parenti anche persone a me sconosciute conoscono la mia situazione, e questo grazie ad Amnesty International.”

Gli inizi di Amnesty

Le parole di Taner ci riportano alle origini di Amnesty International.

Quasi 60 anni fa, il 28 maggio 1961, il settimanale londinese The Observer, pubblicava un articolo intitolato “I prigionieri dimenticati”. Era scritto da un altro avvocato, Peter Benenson, che aveva un’idea semplice: se abbastanza persone prendono l’ingiustizia come un fatto personale, scrivendo a governi che trattano persone ingiustamente e crudelmente, il risultato è un cambiamento in positivo.

Benenson ha creato Amnesty International e il termine “prigionieri di coscienza” – persone incarcerate solo a causa delle proprie opinioni o credenze.

Taner è uno tra molti

Sfortunatamente il nostro collega e amico Taner è solo uno di tanti prigonieri di coscienza nella storia della Turchia. Per decenni gli attivisti di Amnesty hanno fatto campagna per persone ingiustamente incarcerate nel paese, dando loro speranza.

Nel 1964 l’ex-presidente Bayar ha inviato una lettera dal carcere per ringraziare Amnesty di aver fatto campagna per la sua liberazione.

Il Professor Mümtaz Soysal, nel 1971, ha scritto queste frasi dal carcere proprio perché sapeva che attivisti di Amnesty in tutto il mondo stavano chiedendo il suo rilascio.

“Presto cadrà la notte e chiuderanno le porte della cella.

Non mi sento solo,

Sono qui con tutta l’umanità e l’umanità è con me.”

Un clima di paura in Turchia

Dopo il fallito colpo di stato del luglio 2016, le autorità hanno scelto di usare lo stato di emergenza come scusa per spazzare via la società civile. Difensori dei diritti umani, giornalisti, membri dei sindacati, avvocati e altri attori della società civile vivono in un costante clima di paura. Temono che possa essere proprio la loro porta di casa la prossima alla quale la polizia busserà, all’alba, a causa di un tweet, un articolo, un discorso o semplicemente perché hanno fatto il proprio lavoro.

Per ognuno di loro un giorno di carcere in più è un giorno di ingiustizia.

Noi di Amnesty International non ci stancheremo di batterci per la loro liberazione. Continueremo a parlare di Turchia e a sostenere le persone coraggiose che sul terreno lottano per la difesa dei diritti fondamentali nel paese.

Non vediamo l’ora che Taner possa uscire da uomo libero dai cancelli del carcere e, finalmente, riabbracciare sua moglie e le sue figlie.

Fino a quel momento potete aiutarci a tenergli alto il morale, inviandogli messaggi di solidarietà. Come dice Taner : “Le vostre lettere e il vostro sostegno mi danno forza”.

Continuiamo a dimostrare a lui, e a tutte le altre persone ingiustamente incarcerate in Turchia, che non saranno mai dei “prigionieri dimenticati”.

Aiutaci a dare forza a Taner, partecipa alla nostra azione online: in solidarietà con Taner cambia l’immagine del tuo profilo Facebook. Vedi come qui: spiegazione in francese, spiegazione in tedesco D.