© Carlos Ramirez
© Carlos Ramirez

Venezuela Essere giovane e povero: una condanna a morte

Comunicato stampa - 20 settembre 2018
Lo Stato del Venezuela fa uso di forza letale con l’intento di uccidere contro le persone più vulnerabili ed socialmente escluse del paese. Sta violando i diritti di queste persone e le sta trattando come criminali, quando dovrebbe implementare politiche di prevenzione della criminalità che siano in linea con gli standard internazionali in materia di diritti umani. Lo afferma Amnesty International in un rapporto pubblicato il 20 settembre 2018.

 

“Il governo del Presidente Maduro dovrebbe garantire il diritto alla vita, invece di togliere la vita a giovani cittadini. I giovani che vivono in povertà dovrebbero avere le stesse opportunità per il proprio futuro, e non vivere nel timore che la polizia o l’esercito li vedano come nemici da sradicare,” ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.

This is no way to live: Public security and the right to life in Venezuela evidenzia le responsabilità dello Stato del Venezuela nelle violazioni del diritto alla vita e all’integrità fisica di migliaia di persone. Non solo lo Stato fallisce nel garantire la vita e la sicurezza delle persone in un contesto allarmante di insicurezza, ma sta pure implementando misure repressive e usando metodi militari, apparentemente per confrontare la criminalità. Il risultato sono state oltre 8’200 esecuzioni extra-giudiziali tra il 2015 e giugno 2017.

Lo scorso anno almeno il 95% delle vittime di omicidio – commessi da criminali e per mano delle forze di sicurezza – erano giovani uomini di un’età compresa tra i 12 e i 44 anni, residenti nei quartieri più poveri del paese. Quasi il 90% degli omicidi registrati sono stati commessi usando armi da fuoco in aree urbane o rurali in che presentano alti livelli di attività illecite, come l’attività estrattiva.

Nel 2016 il Venezuela ha registrato il più alto tasso di omicidi della sua storia, con oltre 21’700 persone che hanno perso la vita a causa dell’insicurezza nel paese. Partendo dalla considerazione che ogni persona uccisa in uno scontro armato è sopravvissuta da tre o quattro altre persone, Amnesty International stima che tra le 65’000 e le 87’000 persone sono state vittime di violenza solo nel corso di quel anno. Nel 2017 il governo venezuelano ha condiviso cifre imprecise su una scheda PowerPoint postata in un tweet, senza dati disaggregati o affidabili, che escludevano totalmente le morti avvenute per mano delle forze di sicurezza, il che porterebbe il tasso di omicidi a 62 per 100’000 persone. Le cifre delle organizzazioni non governative attestano questa cifra a 89.

Amnesty International ha notato che, nonostante l’implementazione di almeno 17 piani di sicurezza negli ultimi 17 anni, lo Stato non ha realizzato il proprio obbligo di prevenire la violenza armata e le sue conseguenze. Lo Stato ha pure fallito nel proprio dovere di indagare e sanzionare le violazioni dei diritti umani e dare le giuste riparazioni alle vittime. Invece le autorità hanno pubblicamente dichiarato che uccidere nel contesto di operazioni di sicurezza è una pratica efficace, nonostante il fatto che questo rappresenti un chiaro passo indietro in materia di garanzie dei diritti umani come pure una violazione della legge sulle procedure di polizia.

Da diversi anni il Venezuela attraversa una grave crisi dei diritti umani. Amnesty International ha puntualmente evidenziato serie violazioni del diritto alla salute e all’alimentazione, sulla continua pratica di arresti arbitrari motivati politicamente, sulla tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti, e l’uso di tribunali militari per processare i civili, tra le violazioni dei diritti civili e politici.

Una delle conseguenze più chiare di queste violazioni dei diritti umani di massa e della mancanza di sicurezza pubblica è stato il drammatico aumento del numero di persone in fuga dal paese, soprattutto verso altri paesi delle Americhe. L’Onu stima che 2,3 milioni di persone hanno lasciato il Venezuela dal 2014.

“Il Venezuela attraversa una delle più gravi crisi dei diritti umani della sua storia. La lista dei crimini definiti dal diritto internazionale commessi nei confronti della popolazione si sta allungando. È allarmante che, invece di applicare politiche pubbliche efficaci per la protezione delle persone e per ridurre i livelli di insicurezza, le autorità venezuelane usino un linguaggio bellico per tentare di legittimare l’uso eccessivo della forza da parte della polizia e dell’esercito e, in molti casi, l’impiego della forza con l’intento di uccidere,” ha detto Erika Guevara-Rosas.

“Il governo deve urgentemente lanciare un programma nazionale per la riduzione degli omicidi e implementare concretamente un modello di polizia che include linee guida sull’uso proporzionato e differenziato della forza e delle armi da fuoco che sia totalmente conforme alle norme e gli standard internazionali in materia di diritti umani.”

Amnesty International esorta il governo del Venezuela a mettere in atto un progetto di sicurezza pubblica che garantisca il rispetto del diritto a un equo processi con tutte le garanzie procedurali e in particolare l’eliminazione dei ritardi procedurali e dei malfunzionamenti presenti nel sistema di giustizia penale venezuelano. Le autorità devono ridurre gli alti livelli di impunità nei casi di violazioni dei diritti umani e omicidi, e garantire che i parenti delle vittime ottengano le giuste riparazioni, incluso un adeguato compenso, sostegno psicologico e garanzie di non ripetizione.