Il riscaldamento globale causa una maggiore frequenza di fenomeni metereologici estremi e di catastrofi naturali, come gli smottamenti di terra che hanno colpito Bondo, in Svizzera, nel 2017. © KEYSTONE/Gian Ehrenzeller
Il riscaldamento globale causa una maggiore frequenza di fenomeni metereologici estremi e di catastrofi naturali, come gli smottamenti di terra che hanno colpito Bondo, in Svizzera, nel 2017. © KEYSTONE/Gian Ehrenzeller

Cambiamenti climatici Dopo di noi, il diluvio

Testo originale (in francese) pubblicato in Amnesty – Le magazine des droits humains, pubblicazione della Sezione svizzera di Amnesty International, n 93, giugno 2018.
Di Theodor Rathgeber, autore scientifico esperto di diritti umani, di minoranze e di popoli indigeni. Dal 2003 è osservatore presso la Commissione e il Consiglio dei diritti dell’uomo dell’ONU.

I mutamenti climatici causano gravi violazioni di diversi diritti umani. Le prime vittime sono le popolazioni meno attrezzate per fare fronte a uno sconvolgimento delle loro condizioni di vita.

A parte qualche eccezione non c’è più nessuno scienziato che metta in dubbio la realtà del cambiamento climatico. Gli argomenti degli scettici del riscaldamento globale non pesano molto a fronte del rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC). Dal 2009 altre agenzie internazionali come l’UNICEF, l’Organizzazione delle Nazioni Unite perl'alimentazione e l'agricoltura (FAO) o l’OMS (Organizzazione Mondiale per la Salute) sono giunte alla stessa conclusione. Riferiscono di temperature medie in aumento, di una maggiore frequenza di fenomeni metereologici estremi - quali uragani, le siccità o le ondate di calore – di uno sconvolgimento dei ritmi della vegetazione nell’agricoltura e di un innalzamento del livello degli oceani.

Altri rapporti hanno riferito della possibile sparizione sotto le acque di immense zone costiere in Africa occidentale, dalla Mauritania al Camerun. La megalopoli di Lagos (Nigeria) è anch’essa minacciata. Le previsioni per il Nord Africa parlano di un tale aumento delle temperature che alcune regioni non saranno semplicemente più abitabili. I paesi del Sahel dovrebbero invece aspettarsi un aumento delle precipitazioni. Sotto l’equatore il rendimento delle culture tradizionali che forniscono gli alimenti di base è sensibilmente diminuito, compromettendo la sicurezza alimentare di piccole aziende famigliari.

Perfino i progetti il cui scopo è compensare gli effetti dei cambiamenti climatici aggravano in alcuni luoghi i conflitti sociali esistenti. In Honduras un progetto di estrazione di olio di palma per favorire le grandi piantagioni ha portato a spogliare i piccoli contadini delle proprie terre. E delle comunità indigene sono state espropriate per permettere la costruzione di una diga idroelettrica a Barro Blanco. In Kenya i Masai vengono scacciati dai pascoli che tradizionalmente garantiscono la loro sopravivenza per favorire la creazione di una centrale geotermica. Le situazioni di questo genere sono innumerevoli ma è molto raro che se ne parli nei paesi responsabili della maggior parte delle emissioni con effetto serra. Le conseguenze non sono generalmente abbastanza catastrofiche per catturare l’attenzione del pubblico. Inoltre i paesi si giustificano acquistando il diritto di continuare a inquinare.

Pressioni sui diritti umani

Questi esempi mostrano che i cambiamenti climatici hanno un impatto diretto su diversi diritti umani, quali il diritto all’acqua potabile, all’alimentazione, alla salute e a condizioni di vita dignitose, il diritto dei popoli indigeni di disporre di un loro territorio, e il diritto alla cittadinanza. Quest’ultimo riguarda in particolare gli Stati insulari, che potrebbero semplicemente sparire.

L’IPCC ha pubblicato degli studi sulla situazione delle popolazioni che vivono nelle regioni costiere, lungo i grandi fiumi o in altitudine: che sia in India, in Cina, in Africa australe o attorno al Mediterraneo, centinaia di migliaia di persone potrebbero essere toccate dalle inondazioni o dalla siccità. Secondo gli esperti dell’IPCC, il numero di persone vittime della carestia, stimato a 50 milioni attorno al 2020, rischia di raggiungere i 266 milioni nel 2080.

L’OMS mette in guardia contro la malnutrizione, la dissenteria e le malattie endemiche come la malaria o la dengue, dalle conseguenze letali soprattutto per i bambini. Nel 2011 il presidente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sottolineava il rischio che rappresentano i cambiamenti climatici per la pace sociale e lo sviluppo economico.

In prospettiva a questi scenari, i diritti umani fanno figura di “parenti poveri” nella Convenzione quadro sul clima e nei risultati delle conferenze tra gli Stati parte (COP).

Anche il testo fino ad ora più ambizioso, l’Accordo di Parigi del 2015 (COP21) sorvola sui fattori legati ai diritti umani nella valutazione della politica climatica. Le ripetute richieste dell’Alto Commissariato per i diritti umani e di diversi Commissari speciali della Nazioni Unite hanno solo portato a far sì che i diritti umani venissero menzionati nel preambolo. Proprio come il Clean Development Mechanism(il meccanismo previsto dal protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni di gas a effetto serra), che non dispone di alcuni criterio per valutare la compatibilità delle misure con i diritti umani.

Perché preoccuparsi dei diritti umani?

Una politica climatica fondata sui diritti umani darebbe molto più peso alle popolazioni toccate nel processo di negoziazione e di decisione in merito alle misure di adattamento e mitigazione, il trasferimento di tecnologie o di capitali forniti. Le misure messe in atto cambiano se rispondono solo a criteri ecologici o se devono anche rispondere ad esigenze in materia di diritti umani. Questi sono chiari, si applicano allo stesso modo in tutti i casi e implicano una partecipazione diretta delle persone toccate. In materia di lotta ai cambiamenti climatici è incomprensibile che le popolazioni locali, e più in generale gli attori non governativi, non siano stati consultati se non indirettamente e in modo informale su decisioni che li riguardano molto da vicino.

La presa in considerazione dei diritti umani nei negoziati migliorerebbe la sorte delle popolazioni implicate. I meccanismi di deregolamentazione del clima implicano la concomitanza di molteplici fattori e un alto livello di complessità e non possono essere affrontati semplicemente in termini di causalità. Ma la responsabilità dei comportamenti nocivi può essere stabilita, fatto che anche i tribunali hanno finito con il riconoscere. In Germania, nel novembre 2017, la corte d’appello regionale nella città di Hamm ha ritenuto che la denuncia di un contadino peruviano contro il gruppo energetico tedesco RWE fosse ricevibile, e che quest’ultima era corresponsabile di anomalie climatiche. Basandosi in particolare sugli obblighi extra-territoriali degli Stati è quindi possibile regolamentare i loro doveri nei confronti delle persone i cui diritti umani sono violati a causa dei cambiamenti climatici. 

Paura di perdere la faccia

Se questi principi sembrano essere scontati perché non sono messi in atto? Il motivo è semplice, ed è basato su oscuri calcoli politici. Gli impegni presi dagli Stati in materia di diritti umani sono minuziosamente analizzati dagli organi dei trattati, dai commissari speciali, dall’Alto Commissariato per i diritti umani. Problemi e mancanze sono messi alla luce in modo impietoso. Tutti gli Stati cercano di evitare la vergogna pubblica che ne deriva.

Dal 2008 gli Stati insulari, le organizzazioni non governative e le organizzazioni per la difesa dei diritti umani cercano di stabilire un mandato incaricato dei cambiamenti climatici del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni unite a Ginevra. Fino ad oggi i paesi occidentali come la Germania e la Svizzera si sono opposti in tutti i modi. Che la loro politica climatica sia giudicata dalla prospettiva dei diritti umani ne metterebbe in evidenza i troppi difetti. Il nostro impegno per una presa in considerazione obbligatoria dei diritti umani e quindi ancor più necessario.