© Sea Watch
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Caso Sea Watch 3 Salvare delle vite, un « reato » che può portare al carcere

2 luglio 2019
Opinione di Manon Schick, direttrice di Amnesty International Svizzera, sulla vicenda della capitana Carola Rackete.

La capitana della nave umanitaria Sea-Watch 3, Carola Rackete, rischia fino a dieci anni di carcere. Il suo crimine? Aver forzato il passaggio per accostare a Lampedusa. Da 17 giorni 40 migranti soccorsi al largo della costa libica erano bloccati sulla sua nave perché le autorità italiane rifiutano l’accesso ai porti italiani.

Non è la prima volta che degli attivisti vengono arrestati per aver prestato soccorso, contravvenendo ai divieti italiani. Pia Klemp, capitana della Iuventa e di Sea-Watch 3, è sotto processo in Italia per il sospetto di aiuto e complicità con l’immigrazione clandestina. Rischia fino a 20 anni di carcere, accusata di complicità con i passatori. Dieci persone che hanno lavorato a bordo della Iuventa rischiano la stessa condanna. Questa imbarcazione rivendica il salvataggio di 14'000 persone nel mar Mediterraneo nel 2016 e 2017.

Gli altri governi europei criticano le autorità italiane, ma criminalizzano anch’essi la solidarietà. Degli attivisti sono stati processati in Francia per aver denunciato i poliziotti che confiscavano le coperte ai migranti o che picchiavano i volontari con i manganelli. Altri sono stati condannati per aver accolto a casa propria delle persone che si trovavano fuori, con la neve e il freddo.

La Svizzera non rimane indietro: due settimane fa a Zurigo un prete cattolico è stato condannato a oltre 5'000 franchi di multa per aver ospitato una donna sans-papiers malata di cancro e che aveva bisogno di essere curata in ospedale. Il pastore Norbert Valley è ancora in attesa della decisione del Tribunale di Neuchâtel: è sotto processo per aver permesso a un cittadino togolese la cui domanda di asilo era stata respinta di dormire nella sua chiesa.

Molte altre persone sono state condannate a delle multe per aver ospitato delle persone senza statuto legale in Svizzera, poiché la nostra legislazione vieta l’aiuto al soggiorno illegale. E questo anche quando il sostegno è disinteressato, semplicemente motivato dalla compassione. Amnesty sostiene una petizione che chiede una revisione di questa legge.

Quando non ci sono mai stati così tanti rifugiati nel mondo – oltre 70 milioni secondo l’Alto Commissariato dei rifugiati – prendersela con le persone che portano il proprio aiuto alle persone più vulnerabili non è solo un’aberrazione ma danneggia anche l’umanità di noi tutti. Dare cibo e un tetto a delle persone bisognose non dovrebbe essere considerato un crimine.

Triste epoca quella in cui un governante di un paese europeo si rallegra per l’arresto di una persona che salva delle vite. Fortunatamente migliaia di persone le hanno invece dimostrato solidarietà, versando dei contributi per permettere alla ONG di continuare il proprio lavoro, più legittimo e necessario che mai.