In molti paesi le ONG subiscono continue molestie con l'obiettivo di metterle a tacere © Henning Schacht
In molti paesi le ONG subiscono continue molestie con l'obiettivo di metterle a tacere © Henning Schacht

ONG sotto attacco Nuove leggi ostacolano il lavoro in difesa dei diritti umani

Comunicato stampa - 21 febbraio 2019
Ovunque nel mondo i governi aumentano i propri attacchi contro le organizzazioni non governative, mettendo in atto leggi che permettono la sorveglianza delle ONG e del loro personale, creano ostacoli burocratici ed espongono gli impiegati alla minaccia onnipresente della detenzione. Lo afferma Amnesty International in un nuovo rapporto pubblicato il 21 febbraio 2019.

Laws Designed to Silence: The Global Crackdown on Civil Society Organizations rivela l’alto numero di paesi che usano molestie e regolamentazioni repressive per impedire alle ONG di svolgere il proprio fondamentale lavoro. Il documento stila una lista di 50 paesi in cui leggi contro le ONG sono state già implementate o sono in discussione.

“Abbiamo raccolto informazioni secondo cui un numero crescente di governi impongono alle ONG delle limitazioni e degli ostacoli irragionevoli, impedendo loro di svolgere il proprio indispensabile lavoro,” ha dichiarato Kumi Naidoo, Segretario generale di Amnesty International.

“In molti paesi le organizzazioni che osano esprimersi in favore dei diritti umani subiscono attacchi e molestie il cui scopo è ridurle al silenzio. Persone che si uniscono e si organizzano per chiedere il rispetto dei diritti umani si scontrano sempre di più con ostacoli che impediscono loro di lavorare liberamente e in tutta sicurezza. Metterle a tacere e impedire loro di lavorare ha delle gravi conseguenze per tutti.”

Nel mondo negli ultimi due anni sono entrate in vigore o sono state messe in cantiere almeno 40 leggi che interferiscono con il diritto di associazione e che sono pensate per ostacolare il lavoro delle organizzazioni della società civile. Queste leggi solitamente includono ridicoli processi di registrazione delle organizzazioni, il monitoraggio del loro lavoro, importanti limitazioni alle loro fonti di finanziamento e, in molti casi, la chiusura qualora le assurde richieste imposte dal governo non siano accettate.

Un problema globale

Nell’ottobre 2018 il Ministro pachistano degli Interni ha respinto le richieste di registrazione di 18 ONG internazionali, respingendo anche i ricorsi contro queste decisioni senza fornire alcuna motivazione.

In Bielorussia le ONG sono sottoposte a una stretta supervisione statale. Lavorare per le ONG la cui richiesta di registrazione è stata respinta (spesso in modo arbitrario) è un reato penale.

In Arabia Saudita il governo può negare la licenza che permette di operare alle nuove organizzazioni e scioglierle se sono ritenute “negative per l’unità nazionale”. Questa politica nuoce alle associazioni per la difesa dei diritti umani, come per esempio quelle per i diritti delle donne, che non hanno potuto registrarsi e quindi non possono lavorare liberamente nel paese.

In Egitto le organizzazioni che ricevono fondi dall’estero devono sottostare a regole rigide ed arbitrarie. Ne consegue che molti difensori dei diritti umani non possono lasciare il paese, si sono visti congelare i conti e sono stati messi sotto processo. Alcuni di loro potrebbero essere condannati a 25 anni di carcere se ritenuti colpevoli di aver ricevuto finanziamenti stranieri.

“Anche degli uffici di Amnesty International sono anche stati presi di mira. Dall’India all’Ungheria: le autorità hanno maltrattato il personale, perquisito i nostri uffici o bloccato i nostri conti in questa escalation di attacchi contro le organizzazioni locali,” ha dichiarato Kumi Naidoo.

Rinchiusi per non aver ubbidito

Molti paesi, quali Azerbaigian, Cina e Russia, hanno introdotto nuove esigenze in materia di registrazione e comunicazione. Il non rispetto di queste norme porta all’incarcerazione, come accaduto al difensore dei diritti umani azero Rasul Jafarov, intervistato nel rapporto.

“Sono stato arrestato a causa delle mie attività di militante e delle manifestazioni alle quali ho partecipato con la mia organizzazione, Human Rights Club,” ha detto Rasul, che è stato liberato nel 2016, dopo oltre un anno di carcere. “Questo ha creato una bruttissima atmosfera. Chi non è stato arrestato o non è indagato ha dovuto chiudere la propria organizzazione o mettere fine ai progetti. Molti hanno lasciato l’Azerbaigian per andare a lavorare all’estero.”

Le regolamentazioni restrittive fanno sì che le ONG sono sotto costante sorveglianza da parte delle autorità. In Cina una nuova legge permette di sorvegliare da vicino il lavoro delle ONG, sia per quel che concerne la registrazione e le dichiarazioni obbligatorie, ma anche sulle questioni bancarie, i requisiti per le assunzioni e la raccolta fondi.

In Russia il governo ha etichettato “agenti stranieri” – un termine sinonimo di “spia”,”traditore” e “nemico dello stato” - le ONG che ricevono fondi esteri. Il governo applica la legislazione in modo così ampio che perfino un’organizzazione di sostegno alle persone affette da diabete è stata pesantemente multata, inserita nel registro degli “agenti stranieri” e costretta a chiudere nell’ottobre 2018. Enti che si occupano di salute, ambiente e questioni femminili sono pure stati presi di mira.

Effetto domino

Le politiche repressive applicate dal governo russo hanno avuto un effetto domino che ha raggiunto altri paesi.

In Ungheria delle ONG sono state costrette a definirsi come “finanziate dall’estero” perché il governo cerca di screditare il loro lavoro e rendere l’opinione pubblica ostile nei loro confronti. Organizzazioni che non sottostanno a queste regole rischiano multe elevate e perfino la sospensione delle attività. Le organizzazioni che lavorano in sostegno a migranti e rifugiati sono state prese di mira intenzionalmente e il loro personale ha subito maltrattamenti dopo l’approvazione di un nuovo pacchetto legislativo, nel giugno 2018.

“Non sappiamo che sarà di noi e di altre organizzazioni, quali leggi saranno approvate in futuro,” ha dichiarato Aron Demeter, di Amnesty International Ungheria. “Diverse persone del nostro staff sono state insultate o minacciate. Per paura di ripercussioni dei luoghi di incontro si sono rifiutati di ospitare i nostri eventi e ci sono state scuole che hanno rifiutato di ospitare le nostre attività di educazione ai diritti umani.”

In alcuni paesi gli attacchi contro le ONG prendono di mira specificatamente organizzazioni che difendono i diritti di gruppi marginalizzati.  Tra questi ad essere sotto pressione sono in particolare: gruppi per la difesa dei diritti delle donne – inclusi i diritti sessuali e riproduttivi – gruppi per i diritti della comunità LGBTI, per i diritti dei migranti e dei rifugiati, come pure le organizzazioni per la difesa dell’ambiente.

Tutela dei difensori dei diritti umani – gli obblighi della Svizzera

"Gli Stati firmatari della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani – Svizzera compresa - hanno affermato il proprio impegno per la protezione di queste persone, ovunque nel mondo. Ora è il momento passare dalle parole ai fatti", ha dichiarato Lisa Salza, responsabile della campagna “Brave - con coraggio, per i diritti umani” per la Sezione svizzera di Amnesty International, "Invitiamo quindi la Svizzera a sfruttare ogni occasione per ricordare a tutti i Paesi che limitano la partecipazione della società civile applicando leggi repressive che queste sono contrarie al diritto internazionale e devono essere abolite o adattate di conseguenza.”

"La Svizzera ha molte possibilità di intervenire in questo senso, sia nelle sedi multilaterali come il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e il Consiglio d'Europa, sia negli incontri bilaterali, sia nei dialoghi sui diritti umani già avviati - come quello con la Russia - o nella (ri)negoziazione di accordi di libero scambio.”

La Svizzera, che si è spesso schierata a favore di una maggiore protezione per i difensori dei diritti umani davanti alle istanze internazionale, dovrebbe ora agire concretamente sul campo. Con le linee guida sulla protezione dei difensori dei diritti umani, adottate nel 2013 dal Consiglio Federale, la rete esterna del DFAE dispone di uno strumento efficace di sostegno agli organismi indipendenti di difesa dei diritti fondamentali.

Queste linee direttrici sono ancora poco applicate. Le missioni diplomatiche della Svizzera in Ungheria, in Cina o in Iran potrebbero essere più attivi su questo fronte. Potrebbero, ad esempio, chiedere di poter assicurare una presenza internazionale in occasione di processi contro dei difensori e garantire così un migliore conformità con le norme internazionali in materia di processo equo. La Svizzera potrebbe pure adottare una politica dei visti più generosa nei confronti delle persone minacciata a causa della loro attività in favore dei diritti umani.

Nota

Laws Designed to Silence: The Global Crackdown on Civil Society Organizationsè il terzo rapporto di una serie di pubblicazioni di Amnesty International nell’ambito della campagna “Brave - con coraggio, per i diritti umani”, che documenta la crescente pressione di cui sono vittima, a livello mondiale, coloro che si impegnano in difesa dei diritti umani. La campagna “Brave - con coraggio, per i diritti umani” vuole rafforzare il riconoscimento e la protezione dei difensori dei diritti umani nel mondo.