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Lavoratori migranti in Qatar Riforme inefficaci

Comunicato stampa, 19 settembre 2019, Londra/Lugano – Contatto media
Una nuova ricerca di Amnesty International rivela che, nonostante le promesse del Qatar di migliorare i diritti dei lavoratori, migliaia di lavoratori migranti rimangono in attesa di ricevere i salari e gli indennizzi non pagati.

Il rapporto "All work, no pay: The struggle of Qatar’s migrant workers for justice" evidenzia come – dal marzo 2018 - centinaia di lavoratori migranti impiegati da tre imprese di costruzione e pulizia attive nel paese abbiano di fatto rinunciato ad ottenere giustizia, tornando a casa senza un soldo. Questo nonostante le autorità del Qatar abbiano istituito nuovi comitati destinati a risolvere rapidamente le controversie legate al lavoro, come parte delle riforme concordate in vista della Coppa del Mondo 2022.

"Nonostante le promesse di riforma che il Qatar ha fatto in vista della Coppa del Mondo 2022, il paese rimane un terreno di gioco per datori di lavoro senza scrupoli. I lavoratori migranti vanno in Qatar con speranza di dare una vita migliore alle loro famiglie; invece molte persone tornano a casa senza un soldo dopo aver trascorso mesi a caccia del loro salario, ricevendo ben poco aiuto dagli enti nati per proteggerli", ha detto Stephen Cockburn, vicedirettore di Amnesty International per le questioni globali.

I comitati sono stati inondati di lamentele ma il numero esiguo di giudici costringe i lavoratori ad aspettare mesi prima che il loro caso sia trattato. Anche quando il risarcimento viene concesso, spesso non è pagato, e ad oggi il Qatar non è riuscito a creare il fondo di sostegno promesso nell'ottobre 2018.

"Troppo spesso i lavoratori migranti in Qatar si trovano di fronte a una scelta impossibile: dedicarsi a lunghi e spesso infruttuose procedure per tentare di ottenere giustizia o fare ritorno dalle loro famiglie senza soldi. Esortiamo le autorità del Qatar a mantenere le proprie promesse e a mettere fine alla vergognosa realtà dello sfruttamento dei lavoratori", ha dichiarato Stephen Cockburn.

Più di 2000 lavoratori non pagati per mesi

Da marzo 2018, Amnesty International ha seguito tentativo di ottenere giustizia da parte di oltre 2000 persone che lavorano per Hamton International, Hamad bin Khaled bin Hamad (HKH) e United Cleaning dopo che le aziende hanno smesso di pagare gli stipendi per diversi mesi, citando difficoltà finanziarie, prima di cessare le proprie attività e mettere fine ai loro contratti. Le società stavano lavorando su vari progetti di costruzione e contratti di pulizia.

Almeno 1620 di questi lavoratori hanno presentato reclami ai nuovi Comitati per la risoluzione delle controversie sul lavoro, introdotti nel marzo 2018 nell’ambito delle riforme che il Qatar ha promesso di intraprendere per migliorare i diritti dei lavoratori, in collaborazione con l'Organizzazione Internazionale del Lavoro. Secondo un rapporto del Dipartimento di Stato americano, nel 2018 i comitati hanno ricevuto più di 6000 segnalazioni.

Nessun lavoratore ha ricevuto un indennizzo attraverso il sistema dei comitati. Mentre alcuni di loro alla fine hanno ricevuto una parte del dovuto dai datori di lavoro in accettando di ritirare le segnalazioni, la maggior parte è tornata a casa senza nulla.

Il Ministero dello sviluppo amministrativo, del lavoro e degli affari sociali del Qatar ha detto ad Amnesty International di aver aiutato a negoziare molti di questi accordi e a coordinare la fornitura di cibo e di generatori ai campi dove vivono i lavoratori.

Giustizia ritardata

Mentre la legge del Qatar stabilisce che i comitati dovrebbero emettere giudizi sui casi entro sei settimane dalla denuncia, Amnesty ha scoperto che i lavoratori dovevano aspettare tra i tre e gli otto mesi. Nel frattempo vivevano senza reddito in campi di lavoro dove cibo e acqua scarseggiano, dovendo fare la scelta impossibile tra tornare a casa o continuare a combattere.

Bijoy, indiano, ha aspettato tre mesi senza ottenere una data per un'udienza, quando ha deciso di tornare a casa perché suo padre malato era in ospedale. Invece di cercare di recuperare gli oltre 13.000 riyal del Qatar [3.750 dollari] che gli erano dovuti, Bijoy non ha avuto altra scelta che accettare solo 1.000 riyal [275 dollari] e il suo biglietto di ritorno in India. Centinaia di altri lavoratori di Hamton si trovarono di fronte alla stessa scelta.

"Ho pregato il fratello del Direttore generale di darmi anche 4.000 riyal [circa 1.100 dollari]. Mi ha dato 1.000 [circa 275 dollari] e il mio volo... . Devo dimenticare i soldi e andarmene...lascio perdere tutto questo perché voglio vedere mio padre", ha detto Bijoy ad Amnesty International.

La lotta per il risarcimento

Oltre alla prospettiva di una lunga e prolungata procedura di reclamo, i lavoratori devono anche accettare il fatto che vincere in commissione non garantisce il pagamento di un indennizzo.

I lavoratori sono spesso costretti a presentare una nuova causa presso i tribunali civili per cercare di costringere i datori di lavoro a pagare l'indennizzo cui hanno diritto. Ciò comporta a sua volta ulteriori ritardi e maggiori spese, senza alcuna garanzia di successo.

"Ogni volta la stessa storia: il giudice mi dice sempre di tornare un'altra volta. Ho speso i miei soldi per i taxi che andavano avanti e indietro dal tribunale...ho dovuto anche chiedere un congedo dal mio nuovo lavoro per poter andare in tribunale", ha detto Roy, un lavoratore filippino di HKH.

Nell'ottobre 2018, il Qatar ha anche annunciato che avrebbe introdotto un "Fondo di sostegno e di assicurazione dei lavoratori" per indennizzare gli aventi diritto. Quasi un anno dopo, nonostante l'urgenza, il fondo rimane non finanziato e inutilizzato.

Un dipendente keniota di United Cleaning ha detto:

"Per cinque mesi ho dovuto vivere con pochissimo cibo e senza stipendio. La mia famiglia è stata davvero colpita. Mi vengono le lacrime agli occhi quando ricordo che andavamo a cercare il cibo...nelle pattumiere.

"Dopo due anni e cinque mesi di lavoro con United Cleaning - senza mai andare in vacanza - l'azienda mi deve molti soldi ma si rifiuta di pagare. Se li ottengo potrò finalmente tornare a casa da mia moglie e mio figlio".

Mettere fine allo sfruttamento

Il Qatar ospita circa due milioni di lavoratori migranti e non rispetta le norme internazionali sul lavoro. Amnesty International ha ripetutamente chiesto al paese di abolire il sistema abusivo dei kafala, che lega i lavoratori ai datori di lavoro fino a cinque anni e impedisce ad alcuni gruppi di persone, come i lavoratori domestici, di lasciare il paese senza il permesso dei loro padroni.

"I due milioni di lavoratori migranti, che costituiscono la spina dorsale dell'economia del Qatar, hanno il diritto di essere trattati equamente e di ottenere giustizia quando questo non accade", ha detto Stephen Cockburn.

"Se il Qatar è seriamente intenzionato a mantenere la promessa di migliorare i diritti dei lavoratori, deve fornire un maggior numero di giudici per garantire che i casi siano ascoltati rapidamente, finanziare completamente il fondo di compensazione e assicurare che le aziende che infrangono le regole siano chiamate a risponderne davanti alla giustizia".

Amnesty International ha scritto alle tre le aziende per presentare i risultati delle proprie ricerche ma non ha ricevuto alcuna risposta.

 

Per informazioni sulle condizioni dei lavoratori migranti in Qatar, si veda il sito web di Amnesty International:

Reality Check: The state of migrant workers’ rights with four years to go until the Qatar 2022 World Cup