Stati Uniti: autorità usano sistema giudiziario per perseguire difensori diritti migranti

Comunicato stampa, 2 luglio 2019, Londra/Lugano – Contatto media
Dal 2018 il governo USA ha condotto una campagna illegale e discriminatoria di intimidazioni, minacce, molestie e di indagini penali contro le persone che difendono i diritti umani di migranti, rifugiati e richiedenti asilo alla frontiera tra gli Stati Uniti e il Messico. Lo afferma Amnesty International nel rendere pubblico un nuovo rapporto.

Il documento,‘Saving lives is not a crime’: Politically motivated legal harassment of migrant human rights defenders by the USA, rivela come il Dipartimento della Sicurezza Interna e il Dipartimento della Giustizia utilizzino sempre più il sistema penale per scoraggiare attivisti, avvocati, giornalisti e volontari dal contestare – o semplicemente documentare – le sistematiche violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità nordamericane nei confronti di migranti e richiedenti asilo.

"Il modo in cui l’amministrazione Trump prende di mira i difensori dei diritti umani, servendosi del sistema di giustizia in modo discriminatorio, la sta instradando verso l'autoritarismo. Minacciando e persino perseguendo i suoi stessi cittadini a causa del loro lavoro, fondamentale per salvare le vite di persone in una situazione disperata al confine del paese, il governo degli Stati Uniti si sta disonorando", ha detto Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International.

Il governo degli Stati Uniti ha indagato abusivamente su difensori dei diritti umani accusandoli di crimini che includono il traffico di esseri umani, e questo in base delle loro attività umanitarie e di difesa dei diritti umani o l’espressione delle loro opinioni politiche o altre. Mentre l’indagine più importante si è concentrata sui difensori dei diritti umani che sostenevano una grande carovana di migranti e richiedenti asilo nel novembre 2018, da allora le autorità hanno continuato a prendere di mira questi e altri difensori, inclusi coloro che aiutano i richiedenti asilo a conoscere i propri diritti e a chiedere protezione nei luoghi d’entrata negli USA ufficiali.

Le autorità USA hanno sottoposto i difensori dei diritti umani a sorveglianza ingiustificata, interrogatori, perquisizioni invasive, limitazione della libertà di movimento e, in casi isolati, a falsi arresti e detenzione illegale. Così facendo hanno violato la Costituzione degli Stati Uniti, il diritto statunitense e internazionale e le direttive della Sicurezza Interna – che vietano tutte la limitazione discriminatoria della libertà di parola e di espressione. In alcuni casi le autorità statunitensi e messicane avrebbero collaborato nella messa in atto di limitazioni illegali contro attivisti dei diritti umani lungo il confine che condividono.

Amnesty International ha intervistato 23 difensori dei diritti umani che hanno illustrato le limitazioni subite a causa della loro attività professionale. Dieci di loro – cinque attivisti, tre avvocati, un giornalista e un membro del clero – erano inclusi in una lista della Sicurezza Interna di persone da sorvegliare, parte di una discutibile indagine sul traffico di esseri umani. Queste persone hanno fornito racconti simili di come le autorità abbiano usato la regione di frontiera per fare retate, abusando del proprio potere per procedere a perquisizioni senza mandato, interrogare viaggiatori sulle proprie finanze e reti professionali, e perquisire i loro apparecchi elettronici, apparentemente nel tentativo di raccogliere prove contro di loro.

“Recentemente il Presidente Trump ha minacciato di arrestare e deportare milioni di persone che risiedono illegalmente negli USA, incluse famiglie in cui ci sono cittadini statunitensi. Chi saranno i prossimi presi di mira dalle autorità con accuse pretestuose di traffico di esseri umani, semplicemente per aver cercato di sostenere delle comunità che sono sotto attacco?” ha dichiarato Erika Guevara-Rosas.

“L’amministrazione Trump deve immediatamente mettere fine a questo uso del sistema di giustizia motivato politicamente e agli abusi del potere di perquisire, detenere e interrogare difensori dei diritti umani lungo il confine. Invece di prendere di mira avvocati, giornalisti e attivisti perché tentano di mettere fine a violazioni dei diritti umani, il governo li dovrebbe ascoltare.”

Da inizio anno, le autorità statunitensi hanno perseguito penalmente nove volontari dell’organizzazione No More Deaths/No Más Muertes, per aver fornito aiuti umanitari a migranti e richiedenti asilo al confine tra l’Arizona e il Messico, dove migliaia di persone sono morte nel corso degli ultimi due decenni. Tra le accuse più gravi, Scott Warren è stato perseguito per aver “ospitato” due migranti e per aver pianificato il loro trasporto, semplicemente per aver dato loro acqua, cibo e assistenza medica nella città dove vive, Ajo, situate nella regione desertica dell’Arizona. Il processo è stato dichiarato nullo l’11 giugno, ma la procura federale non ha ancora deciso se le accuse contro Warren saranno abbandonate. 

“Da anni i volontari salvano le vite di migranti e richiedenti asilo, in un deserto ostile che le autorità utilizzano come arma contro i migranti, con risultati fatali. Il governo degli USA deve immediatamente far cadere tutte le accuse contro Scott Warren e adottare e implementare delle esenzioni da indagini penali in tutte le situazioni che in cui è fornito un aiuto umanitario,” ha dichiarato Erika Guevara-Rosas.

Volontari sotto inchiesta in Europa

In Europa coloro che prestano assistenza a delle persone senza statuto legale sono pure nel mirino delle autorità. In Francia, in particolare nella regione di Calais, chi offre assistenza umanitaria alle persone sradicate, denuncia di aver subito violenze verbali o fisiche da parte della polizia. In Italia dei membri dell’equipaggio di operazioni di salvataggio nel mar Mediterraneo sono anche al centro di indagini. Carola Rackete, la capitana dell’imbarcazione umanitaria Sea Watch che ha soccorso una quarantina di migranti, rischia fino a dieci anni di carcere. Il suo crimine? Aver forzato il blocco delle acque territoriali italiane per accostare a Lampedusa.

Argomenti contro le condanne in Svizzera

Anche in Svizzera delle persone solidali che aiutano individui in difficoltà senza statuto legale sono perseguite per infrazione all’articolo 116 della Legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI). Si rimprovera loro di “facilitare l’entrata, il soggiorno o l’uscita illegali” sul territorio. L’Ufficio federale di statistica ha pubblicato le ultime cifre su questa “infrazione”. Nel 2018 sono state pronunciate 885 condanne, il 10% in più rispetto al 2017. Per contro il numero di casi aggravati – quando l’autore agisce per arricchirsi o in banda organizzata – è diminuito da 42 a 32, un calo del 25%. I casi “di poca gravità”, oggetto di una semplice multa, sono rimasti immutati: 17 casi nel 2017 e nel 2018.

Queste cifre non spiegano i motivi per i quali le persone condannate hanno agito. È attualmente impossibile determinare quante condanne riguardano i passatori e quanti invece sono casi di “reato di solidarietà”. Nonostante un’interpellanza depositata nel dicembre 2018 dalla Consigliera agli Stati Anne Seydoux-Christe, il Consiglio federale non ha ritenuto necessario fare chiarezza su queste statistiche.

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