© Alex Maldonado Mancilla / shutterstock
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Cile Una politica che danneggia deliberatamente i dimostranti palesa la responsabilità del co-mando

Comunicato stampa, 21 novembre 2019, Santiago del Cile/Lugano – Contatto media
Le forze di sicurezza sotto il comando del presidente Sebastián Piñera - principalmente l'esercito e i Carabineros (la polizia nazionale) - stanno commettendo attacchi generalizzati, usando una forza non necessaria ed eccessiva con l'intenzione di danneggiare e pu-nire la popolazione che scende in strada a manifestare. Finora questi attacchi hanno causato cinque morti, mentre sono migliaia le persone torturate, maltrattate o gravemente ferite. Lo ha dichiarato oggi Amnesty International al termine di una missione di accertamento dei fatti nel paese.

"L'intenzione delle forze di sicurezza cilene è chiara: ferire coloro che dimostrano con l'intento di scoraggiare la protesta. Per raggiungere questo obiettivo, dopo la protesta, arrivano fino torturare o violentare sessualmente i manifestanti. Invece di mettere in atto le misure necessarie per frenare la gravissima crisi dei diritti umani, sotto il comando del presidente Sebastián Piñera, le autorità hanno mantenuto la propria politica di punizione per oltre un mese, facendo così aumentare di giorno in giorno il già elevatissimo numero delle vittime ", ha detto Erika Guevara Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.

"La responsabilità penale individuale per questi atti non si esaurisce con il processo della persona che ha premuto il grilletto. Garantire la giustizia e che questi atti non si ripetano implica punire quegli alti funzionari che, pur essendo a conoscenza dei crimini commessi dai funzionari sotto il loro comando, hanno ordinato o tollerato che venissero commessi, giorno dopo giorno."

Secondo l'Istituto nazionale dei diritti umani (INDU), almeno cinque persone sono morte per mano delle forze di sicurezza e più di 2.300 sono state ferite, di cui più di 1.400 hanno ferite da arma da fuoco e 220 hanno gravi traumi agli occhi. Inoltre la Procura Generale ha registrato più di 1.100 denunce di tortura e trattamenti crudeli, inumani o degradanti, nonché più di 70 reati sessuali commessi da pubblici ufficiali. Secondo i dati dei Carabineros, nessun ufficiale dell'istituzione è morto e ci sono circa 1.600 feriti, 105 dei quali con lesioni gravi.

Le manifestazioni in Cile sono iniziate a metà ottobre dopo l'aumento delle tariffe dei trasporti pubblici e si sono diffuse per chiedere una società più giusta in cui lo Stato garantisca diritti come l'accesso alla salute, all'acqua, a un'istruzione di qualità e alla sicurezza sociale, in un paese che vive forti disuguaglianze.

Amnesty International ritiene che le violazioni dei diritti umani e i crimini di diritto internazionale commessi da agenti delle forze di sicurezza non siano atti isolati o sporadici, ma rispondano a un modello coerente di violazioni e ad un modus operandi messo in atto in tutto il paese principalmente dai Carabineros. Il grado di coordinamento necessario per sostenere la repressione violenta delle proteste per più di un mese porta a pensare che ci sia una responsabilità di comando del più alto livello, che abbia ordinato o tollerato la repressione. Un fatto grave che, ovviamente, deve essere chiarito da un'autorità giudiziaria indipendente e imparziale.

La decisione del presidente Piñera di far scendere in strada l'esercito dopo aver imposto lo stato di emergenza ha avuto conseguenze catastrofiche. Sia il comando che ha deciso di usare l'esercito per controllare le dimostrazioni con armi letali, sia gli ufficiali che hanno sparato sui dimostranti che li hanno uccisi o gravemente feriti, devono essere indagati e, se vengono trovate prove sufficienti contro di loro, processati da un tribunale indipendente e imparziale.

Durante e dopo lo stato di emergenza il comando dei Carabineros, così come i successivi comandanti superiori, invece di esercitare un controllo efficace sui propri subalterni per prevenire o fermare atti di violenza hanno permesso loro di continuare ad agire allo stesso modo, facendo in modo che la quantità di segnalazioni di maltrattamenti, torture e lesioni oculari irreparabili contro i manifestanti rimanesse costante. Non prevenire tali atti, se si ha un dovere in questo senso, è un motivo di responsabilità penale individuale ai sensi del diritto internazionale.

Finora, Amnesty International ha documentato 23 casi di violazioni dei diritti umani nelle regioni di Valparaíso, Tarapacá, Bío-Bío, Antofagasta, Coquimbo, Maule e Araucanía, nonché in 11 comuni della regione metropolitana di Santiago che si sono verificati tra il 19 ottobre e l'11 novembre. L'organizzazione ha inoltre ottenuto prove dell'inutile ed eccessivo uso della forza attraverso più di 130 pezzi audiovisivi e fotografici che sono stati convalidati dal suo team di esperti in verifica digitale, armi e munizioni.

Reati di diritto internazionale, gravi violazioni dei diritti umani, intenzionalità e generalità
  1. Uso letale della forza

Amnesty International ha potuto documentare cinque casi di morti per mano di agenti di sicurezza durante lo stato di emergenza costituzionale dichiarato dal presidente Piñera il 19 ottobre: quattro per mano di funzionari dell'esercito e uno per mano della polizia. Due di loro erano con armamenti militari.

Attraverso l'analisi di immagini, l'organizzazione ha confermato che l'esercito ha usato armi letali indiscriminatamente contro manifestanti disarmati in almeno quattro eventi. È stato identificato l'uso di GALIL ACE e FAMAE SG 540 fucili semiautomatici e pistole semiautomatiche con munizioni letali. Sebbene più puntualmente, Amnesty ha pure identificato il personale della polizia investigativa cilena (PDI) e gli agenti di polizia che sparano munizioni vere. Questo tipo di armamento è proibito per la dispersione di proteste secondo gli standard internazionali.

In un caso, Romario Veloz, un ecuadoriano di 26 anni, è morto dopo che un soldato gli ha sparato al collo mentre partecipava a una piccola marcia nella città di La Serena. All'arrivo in un parco locale l'esercito ha iniziato a sparare indiscriminatamente contro i manifestanti riuniti. I video del momento mostrano come Romario stesse camminando tranquillamente, con le mani in tasca.

Nello stesso evento, Rolando Robledo, 41 anni, è stato ferito al petto da un altro colpo, sparato da un soldato. Ha trascorso diversi giorni in coma, con una prognosi grave. Secondo i testimoni, le autorità non hanno soccorso nessuno dei due uomini e l'esercito ha sparato di nuovo contro i manifestanti mentre cercavano di aiutare i feriti.

A Curicó, José Miguel Uribe è morto dopo che un soldato gli ha sparato al petto. Pochi minuti prima, il venticinquenne José Miguel stava partecipando a un corteo che i giovani della città avevano improvvisato per fermare il traffico, un modo per fare pressione. Arrivati sul posto i militari hanno sparato a sorpresa contro le persone presenti. Secondo i testimoni, nessuna persona in uniforme ha aiutato José Miguel, nonostante lo avessero visto crollare a terra.

  1. Tortura e maltrattamenti

Uno dei modi più frequenti di ferire i manifestanti è stato attraverso i maltrattamenti e, in misura minore, la tortura - un crimine secondo il diritto internazionale. Oltre a un caso di morte per abuso da parte della polizia, Amnesty International ha documentato tre casi di tortura, compresa la tortura sessuale.

La morte del 39enne Alex Núñez per mano di agenti di polizia è stata il risultato di un pestaggio selvaggio. A Maipú, nella regione metropolitana di Santiago, Alex stava attraversando una manifestazione per consegnare un ordine quando è stato intercettato da tre poliziotti che lo hanno buttato a terra, prendendolo a calci in testa e al torace. È morto il giorno successivo a causa delle conseguenze dei colpi alla testa.

Finora, la Procura cilena ha registrato un totale di 16 denunce di stupro o abuso sessuale da parte delle forze di sicurezza, come nel caso di Josué Maureira, che è stato violentato con un bastone mentre era sotto la custodia della polizia. Inoltre, diversi carabinieri lo hanno ferito con un oggetto appuntito nei glutei, lo hanno picchiato, preso a calci e insultato per il suo orientamento sessuale.

In un caso emblematico di tortura e maltrattamenti, gli agenti di polizia picchiano brutalmente una persona la cui identità è riservata, causandole la perdita irreversibile della vista da un occhio, una frattura nasale, la lussazione di una spalla e la rottura di tre costole con conseguente lesione polmonare. Dodici funzionari lo hanno attaccato mentre manifestava pacificamente, con in mano una padella e un cucchiaio, in piazza Ñuñoa a Santiago.

Un altro caso si è verificato nel comune dell'isola Maipo della regione metropolitana, dove i carabinieri hanno picchiato Cristóbal Alexis "Flen" 30 anni dal momento del suo arresto fino alla sua liberazione, avvenuta ore dopo. Durante il censimento delle lesioni, era presente un agente di polizia che ha impedito al medico di registrare in modo esaustivo tutte le ferite che “Flen” aveva riportato, una pratica riferita ad Amnesty International su base ricorrente e che comporta l'occultamento di un crimine. Quando Amnesty International lo ha intervistato, 19 giorni dopo gli eventi, "Flen" aveva ancora un'emorragia oculare in entrambi gli occhi e contusioni in varie parti del corpo.

L'organizzazione ha inoltre documentato la pratica della polizia e dei soldati di investire o cercare di investire i manifestanti mentre camminavano per strada in almeno nove occasioni nelle città di Colina, Quilpué, Santiago, Viña del Mar e Valparaíso. Così facendo un militare ha investito e ucciso Manuel Rebolledo, 23 anni, nella città di Talcahuano.

Oltre ai casi documentati, Amnesty International ha verificato oltre 30 video che dimostrano che la polizia e le forze armate si sono scagliate contro i civili in modo ingiustificato e senza una ragione apparente. Lo stesso tipo di violenza è stato esercitato contro persone detenute e sottomesse, per disperdere delle proteste pacifiche così come contro bambini e adolescenti indifesi nelle città di Valparaíso, Santiago, Viña del Mar, Antofagasta e Concepción.

  1. Lesioni gravi e armi potenzialmente letali

Sebbene il diritto internazionale imponga che le armi da fuoco con munizioni potenzialmente letali (con munizioni quali i pallini di gomma) vengano utilizzate solo in via eccezionale nei casi in cui la vita o l'integrità di una persona è in pericolo e in modo tale da causare il minor danno possibile, Amnesty International ha registrato l'uso costante e inappropriato di fucili da caccia in contesti di protesta.

Oltre a un caso di morte per un colpo da proiettile a pallini, l'organizzazione ha documentato 14 casi di danni all'integrità fisica, sette dei quali a causa di lesioni oculari irreparabili, e ha confermato, attraverso la verifica delle immagino video, quasi 20 operazioni di polizia di questo tipo. Questa analisi mostra che gli agenti di polizia (e, in misura minore, l'esercito) hanno usato fucili Benelli M3 ed Escorts Aimguard con munizioni potenzialmente letali in modo ingiustificato, generalizzato, indiscriminato e in molti casi puntando alla testa.

Secondo il reperto medico Kevin Gómez, 24 anni, è morto per "una lesione polmonare toracica causata da proiettili multipli" il 21 ottobre nella città di Coquimbo. Secondo i testimoni, un militare ha sparato a Kevin senza dire una parola e a distanza ravvicinata con un fucile da caccia, nonostante il fatto che il giovane fosse disarmato.

In un caso, una ragazza di 15 anni è stata colpita da più proiettili a pallini sparati da un agente di polizia da un'auto ufficiale in movimento mentre partecipava una manifestazione pacifica nella città di Cerrillos, nella regione Metropolitana. I pallini l’hanno colpita all'occhio sinistro, sulla parte anteriore della testa, sulla spalla e al collo.

In un'altra occasione, un ragazzo di 24 anni che camminava in strada nella capitale e stava filmando l'azione della polizia è stato colpito da 18 proiettili a pallini sparati da un carabiniere. Nello stesso video si può sentire il giovane che reclama con i poliziotti per aver aggredito un suo amico, quando un agente gli risponde sparando contro di lui a distanza ravvicinata, prendendo di mira la parte superiore del suo corpo e causando lesioni a gambe, braccia, petto, naso e occhi, causandogli un grave trauma oculare.

Allo stesso modo è stato corroborato l'uso improprio, e in quantità allarmanti, di gas lacrimogeno in almeno 11 momenti, nonché in ospedali, università, case e persino scuole. In questi attacchi sono stati colpiti in modo grave bambini, adolescenti e altre fasce della popolazione che richiedono cure speciali. Il gas lacrimogeno lanciato sul corpo delle persone a distanza ravvicinata, con l’uso di lanciagranate come i Penn Arms L137-3, ha provocato gravi lesioni, anche ai bulbi oculari.

Contro Natalia Aravena, 24 anni, un ufficiale dei Carabineros ha lanciato, senza alcun preavviso, un lacrimogeno, colpendole l'occhio destro mentre manifestava pacificamente. Natalia fa parte delle dozzine di persone che hanno subito gravi lesioni oculari a causa dell'impatto di una lacrimogeno o di un cannone ad acqua nel contesto di una manifestazione.

È stato anche identificato l'uso di granate fumogene, che possono essere estremamente tossiche e sono progettate per l'uso in conflitti armati e sono quindi inadeguate per il controllo delle manifestazioni di protesta. Questo è avvenuto il 14 novembre a Temuco, quando il personale medico e di soccorso che aiutava i feriti è stato attaccato con un cannone che lanciava acqua e una granata fumogena.

Limitazione del lavoro dei difensori dei diritti umani

Durante questo mese di crisi in Cile innumerevoli movimenti e organizzazioni per i diritti umani si sono presi cura dei feriti, garantendo il rispetto dei detenuti e dando seguito ai casi dinanzi agli organi giudiziari.

Tuttavia, in diverse occasioni le autorità hanno ostacolato il lavoro di avvocati, difensori dei diritti umani e personale medico, impedendo loro l’accesso alle stazioni di polizia o ai centri ospedalieri. Questo è successo nell'ospedale pubblico di emergenza "Posta Central" dove, tra il 21 e il 22 ottobre, è stato impedito l’accesso ai funzionari dell’Istituto nazionale dei diritti umani (INDU), nonostante dozzine di feriti per mano di agenti statali. Allo stesso modo, Amnesty International ha appreso di casi di persone picchiate o ferite con colpi di fucile mentre fornivano il primo soccorso, così come attivisti e difensori minacciati per voler fare il loro lavoro.

A questo proposito, il 29 ottobre, il funzionario del INDU Jorge Ortiz è stato colpito da sei proiettili a pallini mentre, insieme ad altri membri della sua squadra, svolgeva i suoi compiti di osservatore durante una manifestazione che si è tenuta in una piazza di Santiago. Sebbene tutti fossero pienamente identificati con l'uniforme gialla dell'istituzione e ben visibili per la polizia, uno degli ufficiali ha sparato a Jorge senza motivo e senza offrirgli ulteriore assistenza.

“La situazione in Cile non può continuare così. Le autorità devono garantire che i difensori dei diritti umani e le organizzazioni della società civile possano continuare a svolgere il proprio lavoro liberamente, senza alcuna pressione, minaccia o rappresaglia ", ha affermato Ana Piquer, direttore esecutivo di Amnesty International Cile.

“Purtroppo, le violazioni verificatesi durante questa crisi non sono nuove e sono state più volte denunciate da Amnesty International e dal resto della società civile cilena negli ultimi anni. Questa tragica pagina della storia del Cile deve servire una volta per tutte per attuare le riforme istituzionali e strutturali richieste dalla società, come la riforma della polizia o la garanzia dei diritti sociali ".

Sulla base di questa ricerca, Amnesty International formula le seguenti raccomandazioni preliminari:

  1. Le autorità devono mettere con urgenza fine alla repressione, impartendo ordini precisi alle forze di sicurezza affinché esercitino la massima limitazione nell'uso della forza. Forza che dovrebbe essere applicata solo in modo progressivo, proporzionato e differenziato, in linea con le norme internazionale. Le autorità devono anche essere molto enfatiche sull'uso eccezionale delle armi letali e di quelle considerate potenzialmente letali in modo che non vengano mai utilizzate come mezzo deterrente e che siano impiegate solo in modo puntuale e di fronte a una chiara e manifesta minaccia alla vita e all'integrità fisica dei manifestanti o delle forze dell'ordine incaricate di garantire il rispetto della legge.
  1. Gli organi giudiziari devono indagare sulla responsabilità del comando nelle violazioni dei diritti umani e nei crimini di diritto internazionale commessi nel contesto di questa crisi per mano dell'esercito e della polizia, conformemente all'ordinamento cileno e alle norme internazionali.
  1. Le autorità devono garantire che siano soddisfatte le esigenze legittime della popolazione. Le necessarie riforme legislative e di ordine pubblico devono essere attuate con urgenza per garantire efficacemente i diritti economici, sociali, culturali e ambientali per tutte le persone, senza discriminazioni e con particolare attenzione alle persone in una situazione di maggiore mancanza di protezione, oltre a garantire un processo partecipativo e inclusivo verso una nuova Costituzione che protegga e promuova tutti i diritti umani.
  1. Le autorità devono intraprendere una riforma seria e approfondita della polizia. Ciò include la revisione del suo quadro normativo con l’obbiettivo di trasformare l'istituzione affinché garantisca che tutte le sue azioni siano realizzate in conformità con i diritti umani e che l'istituzione abbia rigorosi meccanismi di controllo e di responsabilizzazione.

Ulteriori informazioni:

Cile: Amnesty International denuncerà le violazioni dei diritti umani alla Commissione interamericana per i diritti umani (News, 11 novembre 2019) https://www.amnesty.org/es/latest/news/2019/11/chile-amnistia-internacional-denunciara-violaciones-ante-cidh/

Cile: la decisione di cancellare l'APEC e la COP25 non distoglierà l'attenzione della comunità internazionale dalle violazioni dei diritti umani (News, 31 ottobre 2019) https://www.amnesty.org/es/latest/news/2019/10/chile-decision-cancelar-apec-y-cop25-no-desviara-atencion/

 

Cile: Amnesty International invia una lettera al Presidente Piñera ribadendo gli obblighi in materia di diritti umani (News, 21 ottobre 2019) https://www.amnesty.org/es/latest/news/2019/10/chile-amnistia-internacional-envia-carta-al-presidente-pinera/