© Anadolu Agency/Getty Images
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Coronavirus Amnesty chiede la liberazione dei prigionieri di coscienza

Comunicato stampa, 4 maggio 2020, Londra/Lugano – Contatto media
Amnesty International chiede il rilascio immediato e incondizionato dei prigionieri di coscienza per i quali si sta impegnando in tutto il mondo, che sono ora ad alto rischio a causa della pandemia Covid-19.

"Mentre questo virus devastante si diffonde in tutto il mondo, le prigioni rischiano di diventare pericolosi focolai di Covid-19. È più importante che mai che gli Stati adottino misure urgenti per proteggere tutte le persone incarcerate, anche rilasciando le persone detenute unicamente per aver esercitato pacificamente i propri diritti", ha dichiarato Sauro Scarpelli, Vice Direttore del settore Campagne di Amnesty International.

"I prigionieri di coscienza non hanno commesso alcun crimine, eppure continuano ad essere detenuti arbitrariamente in condizioni sempre più pericolose. In molte carceri del mondo il sovraffollamento e la mancanza di servizi igienici rendono impossibile per i detenuti adottare le misure preventive contro la malattia come il distanziamento sociale e il regolare lavaggio delle mani. La loro detenzione ingiustificata li espone ad un alto rischio di contrarre la malattia".

Amnesty International si sta impegnando per il rilascio di circa 150 persone che ha designato come prigionieri di coscienza - persone che sono detenute per aver esercitato pacificamente i propri diritti umani. Amnesty sta lavorando su 150 dossier, ma presumibilmente sono migliaia i casi simili nel mondo. 

Casi emblematici

Tra i casi emblematici per i quali Amnesty sta conducendo una campagna c'è Rubén González, un sindacalista venezuelano arrestato arbitrariamente il 29 novembre 2018 dopo aver protestato pacificamente e sostenuto i diritti dei lavoratori di una società mineraria di proprietà dello Stato. È stato accusato di aver aggredito un militare e condannato a cinque anni e nove mesi di carcere.

Rubén è stato processato e condannato da un tribunale militare, negandogli di fatto il diritto a un processo equo. Non c'erano prove attendibili contro di lui: la sua detenzione e il processo contro di lui erano chiaramente motivati politicamente. È già in pessime condizioni di salute e soffre di insufficienza renale e di ipertensione, il che lo mette a maggior rischio di Covid-19.

Anche l'avvocatessa iraniana specializzata in diritti umani Nasrin Sotoudeh è una prigioniera di coscienza. Arrestata il 13 giugno 2018, è stata condannata a 38 anni e sei mesi di carcere e 148 frustate dopo due processi grossolanamente iniqui. Le accuse contro di lei si riferiscono alla sua opposizione alle leggi che impongono il velo, tra cui "l'incitamento alla corruzione e alla prostituzione" e "il commettere apertamente un atto peccaminoso... apparendo in pubblico senza hijab"; così come il suo attivismo contro la pena di morte.

Tra le attività legittime che le autorità hanno citato come "prove" contro di lei ci sono: la rimozione del velo durante le visite in carcere; interviste ai media sulle modalità violente di arresto e detenzione di donne che protestavano contro l'obbligo dell'hijab; l'appartenenza a gruppi per i diritti umani come la Campagna Step by Step per l'abolizione della pena di morte.

Emir-Usein Kuku è un tataro di Crimea che ha indagato e denunciato le violazioni dei diritti umani, comprese le sparizioni forzate, avvenute sotto l'occupazione della Penisola di Crimea da parte della Federazione Russa.

È in prigione, separato dalla moglie e dai figli, dal febbraio 2016. Il 12 novembre 2019 un tribunale militare russo ha giudicato lui e i suoi cinque coimputati (Muslim Aliev, Vadim Siruk, Enver Bekirov, Arsen Dzhepparov e Refat Alimov) colpevoli di terrorismo sulla base di accuse inventate. Dopo un processo lungo e ingiusto, gli uomini sono stati condannati a pene detentive comprese tra i sette e i 19 anni. Amnesty International li considera tutti e sei prigionieri di coscienza.

"La detenzione ingiustificata di chiunque nel bel mezzo di una pandemia globale è crudele e gravemente irresponsabile", ha affermato Sauro Scarpelli. "Il rispetto dei diritti umani di tutti deve essere al centro della risposta al COVID-19 e rimanere un elemento determinante dei nostri sforzi per costruire un futuro giusto e tollerante, un mondo post Covid-19 nel quale tutti gli individui possano esprimere liberamente e pacificamente le proprie opinioni".

Informazioni supplementari

Amnesty International sta conducendo una campagna a favore di circa 150 prigionieri di coscienza. Il numero esatto varia di volta in volta a causa del rilascio, della morte o del fatto che alcuni casi individuali sono rappresentativi di un gruppo più ampio di persone - come nel caso di Emir-Usein Kuku di cui sopra.

Oltre alla liberazione dei prigionieri di coscienza, Amnesty International chiede ai governi di mettere in atto provvedimenti volti a frenare la diffusione della pandemia, anche decongestionando le prigioni. Le autorità dovrebbero anche esaminare i casi di persone in custodia cautelare e di bambini e prendere in considerazione il rilascio anticipato, temporaneo o condizionale di persone particolarmente a rischio, come gli anziani e le persone che hanno problemi di salute.

L'organizzazione sta anche esortando i governi a fornire uno standard di assistenza sanitaria alle persone che rimangono in carcere che soddisfi le esigenze individuali, simile a quello disponibile fuori dalle carceri, e che garantisca la massima protezione possibile contro la diffusione del Covid-19. Per maggiori informazioni si veda https://www.amnesty.org/en/get-involved/covid-19/

Dalla sua fondazione nel 1961, Amnesty International ha condotto delle campagne per migliaia di prigionieri di coscienza - persone che sono state arbitrariamente detenute a causa delle loro convinzioni di coscienza o della loro identità.