Da oltre un anno, a Hong Kong i manifestanti chiedono il rispetto dei loro diritti democratici. ©Carl Court/Getty Images
Da oltre un anno, a Hong Kong i manifestanti chiedono il rispetto dei loro diritti democratici. ©Carl Court/Getty Images

Hong Kong La legge sulla sicurezza nazionale: uno strumento per governare tramite la paura

30 giugno 2020
Il 30 giugno il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo ha approvato la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong. Quest’ultima potrebbe diventare un lasciapassare per reprimere le voci critiche pacifiche e minaccia di trasformare Hong Kong in uno “stato di polizia”.

Secondo Amnesty International l’approvazione della legge rappresenta “un momento doloroso per la popolazione di Hong Kong e la più grande minaccia ai diritti umani nella storia recente della città“.

“L’approvazione, rapida e in segreto, di una legge che la popolazione di Hong Kong neanche ha potuto vedere spiega bene le intenzioni delle autorità di Pechino: è stata creata un’arma di repressione e di paura, da usare nei confronti dei dissidenti e dei manifestanti pacifici, così come dei candidati democratici alle elezioni di settembre“, ha sottolineato Joshua Rosenzweig, direttore del programma Cina di Amnesty International.

La nuova legge vieterà alle singole persone, alle organizzazioni e alle istituzioni di Hong Kong di “prendere parte ad attività che minacciano la sicurezza nazionale“.

Saranno puniti anche i reati di separatismo, sovversione, terrorismo e “collusione con poteri stranieri per minacciare la sicurezza nazionale” descritti con la stessa identica genericità e vaghezza della Legge sulla sicurezza nazionale adottata per la Cina nel 2015.

La legge prevede anche la costituzione di un’agenzia per la sicurezza nazionale nella città di Hong Kong, dove già le autorità locali hanno usato le leggi vigenti per violare i diritti umani dei loro cittadini.

Nel resto della Cina organismi di questo genere sorvegliano, minacciano, intimidiscono e pongono in detenzione segreta difensori dei diritti umani e dissidenti, ricorrendo spesso a maltrattamenti e torture.

La legge prevede poi la possibilità che le autorità cinesi effettuino sul territorio di Hong arresti di persone ritenute sospette, “esercitando la propria giurisdizione in circostanze particolari”.

Un altro aspetto che desta grande preoccupazione è la previsione che le autorità di governo di Hong Kong collaborino alla selezione dei giudici che dovranno occuparsi dei casi relativi alla sicurezza nazionale, con buona pace dell’indipendenza del potere giudiziario.

Le autorità di Hong Kong e di Pechino hanno sostenuto che una nuova legge fosse necessaria per contrastare la minaccia del “terrorismo” e della violenza nella città. Un pretesto privo di fondamento, dato che le manifestazioni del 2019 e quelle, seppur con minore partecipazione per via della pandemia da Covid-19, del 2020 sono state largamente pacifiche.