Sezione svizzera "Una chance straordinaria"

7 luglio 2020
A inizio giugno Manon Schick ha lasciato il suo ruolo dopo quasi 10 anni come direttrice della Sezione svizzera di Amnesty International. Le succede Alexandra Karle, già direttrice del settore Comunicazione e Advocacy. Incontro con due attiviste convinte, tra passato e futuro.

< AMNESTY Il cambio di direzione è avvenuto in piena pandemia di Coronavirus : è una buona idea?

Manon Schick: Il Comitato esecutivo ha scelto Alexandra Karle nel gennaio 2020, e il cambiamento a inizio giugno è stato stabilito in quel momento, prima che la crisi scoppiasse. Devo ammettere che sarebbe stato più complicato se a succedermi fosse stata una persona esterna all’organizzazione. Ma la miglior candidata si è rilevata essere una persona interna, che faceva già parte della direzione della Sezione. Non ho alcun dubbio sul fatto che la transizione filerà liscia, anche se in piena crisi sanitaria e dei diritti umani.

Alexandra Karle: Penso che entrambe avevamo immaginato una situazione più serena. Sarebbe stato più piacevole potersi incontrare personalmente durante questo periodo di passaggio delle consegne. Ma conosce bene l’organizzazione e sono anche molto impegnata a livello internazionale. In qualità di responsabile del settore comunicazione ho anche lavorato molto sul tema del legame tra Coronavirus e diritti umani.

< Come trovate ogni giorno la motivazione nel vostro lavoro, a volte difficile, in favore dei diritti umani?

> M.S. Poter occupare un posto come questo è stata un’opportunità straordinaria. Ho potuto agire, non mi sono dovuta accontentare di guardare in silenzio. Naturalmente ci sono stati dei momenti difficili e molto tristi. Ma ci sono state anche molte occasioni felici, quando abbiamo visto un rafforzamento dei diritti umani. I diritti delle persone omosessuali si sono rafforzati, i giovani si sono mobilitati contro il cambiamento climatico, lo sciopero delle donne ha avuto una eco senza precedenti: sono tutti dei momenti molto motivanti.

A.K. In passato ho lavorato come giornalista, il che mi ha portata a lavorare in regioni in guerra e in crisi. Oggi posso contribuire attivamente a migliorare il mondo. Sono un’ottimista convinta, ma non per questo chiudo gli occhi di fronte alle sfide attuali. Ma i numerosi piccoli successi che otteniamo mi danno la motivazione : per esempio quando otteniamo la liberazione da qualcuno dal carcere o otteniamo che non siano più perseguite dalla giustizia. Anche durante la crisi del Coronavirus la solidarietà tra vicini, per esempio, ha mostrato che le persone sono empatiche. La crisi mette in luce la nostra parte di umanità.

< Alexandra Karle, quali sono le sue priorità ?

> A.K. In primo luogo dobbiamo uscire da questa crisi il più indenni possibile. Sono contenta dell’impegno dimostrato dai collaboratori e dagli attivisti della sezione, anche durante il periodo di lockdown. Anche se può sembrare strano, questa crisi ci ha fatto avanzare in diversi campi, come ad esempio l’attivismo online. In futuro Amnesty International dovrà suscitare l’interesse di un maggior numero di persone, penso in particolare ai giovani, ricorrendo a strumento digitali. Nello stesso tempo vogliamo che le nostre attiviste e i nostri attivisti di lungo corso rimangano al nostro fianco. Non prevedo un brusco cambiamento di direzione. A livello internazionale e nazionale, come ogni cinque anni, stiamo elaborando una nuova strategia: includeremo dei nuovi temi, come la crisi climatica e le nuove tecnologie.

< Amnesty può veramente avere un impatto nel mondo, fare la differenza?

> M.S. Il trattato internazionale sul commercio delle armi mostra che la lotta per i diritti umani è un impegno a lungo termine. Un collega del Segretariato internazionale a Londra, Brian Wood, ha avuto l’idea di un trattato per il controllo del commercio delle armi quasi 30 anni fa. Contro tutte le attese Amnesty, in collaborazione con altre organizzazioni, ha lanciato il progetto e le Nazioni Unite hanno finalmente adottato l’accordo (ndr: nel 2013). Amnesty può influenzare il mondo, sia su una scala globale che per quel che riguarda il destino di singoli individui.

A.K. Un altro esempio è quello dei diritti delle donne. La sezione irlandese di Amnesty si è battuta affinché le donne avessero accesso all’aborto: ora è possibile. In Svizzera, lo scorso anno, abbiamo condotto un’indagine sul numero di donne toccate dalle violenze sessuali. L’indagine ha portato a un importante dibattito di società. Adesso speriamo che il diritto penale in materia di reati che riguardano la sfera sessuale sia adattato. Abbiamo questa capacità di portare avanti temi importanti, scatenare il dibattito e provocare il cambiamento!

< Manon Schick, ha un consiglio per Alexandra Karle ?

> Essere paziente ! (ride) Anche io ho dovuto imparare ad essere più paziente. So che Alexandra è perseverante, appassionata e competente – ma quando ci si impegna per i diritti umani è necessario anche essere pazienti. Vogliamo sempre vedere dei miglioramenti più rapidi di quello che avviene nella realtà. L’iniziativa per multinazionali responsabili è un buon esempio. Se ne parlava già quando sono diventata direttrice : c’è stata una petizione e poi l’iniziativa. Avremmo già dovuto votare tre anni fa.

< Cosa augurate alle attivisti e agli attivisti di Amnesty ?

> M.S. Restate con noi!

A.K. Volevo dire lo stesso !

M.S. Abbiamo fortuna con Amnesty, possiamo contare sul sostenitori e attivisti molto leali. Ci sono persone che ci accompagnano da decenni : Amnesty fa parte delle loro vite. Ci danno il loro tempo, i loro soldi o la loro passione. Amnesty non sarebbe niente senza queste persone.

A.K. Sono molto impressionata dal grande impegno degli attivisti che ci danno il loro tempo. Ne conosco molti in Svizzera tedesca, e voglio conoscerne altri anche in Svizzera romanda e in Ticino. È straordinario che così tante persone lavorino per la promozione e la difesa dei diritti umani con Amnesty. Dobbiamo esserne molto fiere.