© Ink Drop /shutterstock
© Ink Drop /shutterstock

Combatti l'odio - Vota SI il 9 febbraio L’odio omofobo non è un’opinione

Amnesty International, gennaio 2020
L'opinione di Manon Schick, direttrice della Sezione svizzera di Amnesty International, sulla votazione per l'estensione della norma antirazzista alla discriminazione e l'incitamento all'odio basati sull'orientamento sessuale. Pubblicato su AREA, settimanale di critica sociale, venerdì 17 gennaio 2020.

Incitare all’odio contro le persone omosessuali non è una questione di libertà di espressione. Il diritto di ognuno di noi di esprimere le proprie opinioni, anche critiche, si ferma là dove inizia il diritto degli altri esseri umani di non subire discriminazioni. Esattamente come l’odio razzista non è un’opinione e il fatto di fare pubblicamente dichiarazioni razziste è punito dal codice penale, anche gli appelli all’odio omofobo dovrebbero essere puniti.

Le aggressioni fisiche contro le persone omosessuali sono già punibili, come qualsiasi violazione dell’integrità fisica. Ma non le dichiarazioni omofobe. Per colmare questa lacuna, il Parlamento ha adottato una proposta di estensione della norma penale antirazzista per far sì che incitare pubblicamente all’odio contro gay, lesbiche e bisessuali sia considerato un’infrazione penale. Ma contro questa revisione del codice penale è stato promosso un referendum e siamo quindi chiamati ad esprimerci in merito il prossimo 9 febbraio.

La discriminazione inizia spesso con delle aggressioni verbali. Non punendo le parole di incitamento all’odio bastate solo sull’orientamento sessuale, la Svizzera lascia intendere che queste dichiarazioni siano innocue e inoffensive. Tollerare dei discorsi di odio, in particolare su internet, rende difficile il lavoro di prevenzione con i giovani: come far passare il messaggio che gli insulti omofobi violano il diritto che abbiamo tutti di non subire discriminazioni, se i politici possono incitare all’odio nella più totale impunità? 

Nel mondo intero, come pure in Svizzera, le lesbiche, i gay, le persone bisessuali o transgender sono regolarmente confrontate con umiliazioni, insulti, attacchi verbali o fisici. Sono spesso trattate come se fossero persone malate o devianti. In certi paesi rischiano di essere incarcerate e torturate o perfino messe a morte. Certo, si può ribattere che in Svizzera la legge non discrimina le persone in base al loro orientamento sessuale. Ma le umiliazioni e le aggressioni sono frequenti, e colpiscono maggiormente questa parte di cittadini rispetto alle persone eterosessuali.

È ora di adattare il nostro codice penale per indicare chiaramente che l’incitamento all’odio omofobo non è tollerabile nel nostro paese. Per questo motivo il 9 febbraio voterò “sì” all’estensione della norma antirazzista. La Svizzera deve eliminare qualsiasi forma di discriminazione basata sull’orientamento sessuale e questa modifica della nostra legislazione è un segnale importante, che permetterà di punire la violenza omofoba e di meglio prevenirla.

 

 

 

 

 

Grazie per la tua donazione

Il tuo impegno è la nostra forza. Grazie per la tua donazione