Immagine simbolica © Stephen Barnes / shutterstock.com
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Misure antiterrorismo discusse al Consiglio nazionale

Comunicato stampa, 12 giugno 2020, Berna – Contatto media
Il 16 e 18 giugno il Consiglio nazionale si pronuncerà su due leggi per la lotta al terrorismo. La Piattaforma delle ONG svizzere per i diritti umani e gli esperti internazionali mettono in guardia sulle conseguenze di un voto favorevole. I diritti umani non possono essere ignorati nella lotta contro il terrorismo. Se la Svizzera li ignorasse, attirerebbe la condanna dei suoi partner internazionali e perderebbe la sua reputazione.

La Piattaforma delle ONG svizzere per i diritti umani, che riunisce più di 80 organizzazioni non governative, si oppone fermamente ai due progetti di legge antiterrorismo presentati al Consiglio nazionale martedì e giovedì prossimi. Le organizzazioni invitano il Parlamento ad ascoltare gli avvertimenti degli esperti dei principali organismi per i diritti umani in Europa e nel mondo. La Piattaforma delle ONG svizzere per i diritti dell'uomo invita i rappresentanti eletti a non discutere le misure proposte e a rinviarle al Consiglio federale per una modifica che tenga in considerazione il rispetto dei diritti umani.

Da mesi le organizzazioni svizzere per i diritti umani che compongono la Piattaforma metto-no in guardia sui rischi e sulle conseguenze imprevedibili della legislazione antiterrorismo proposta. Queste preoccupazioni sono state confermate da esperti di diritti umani. "Lottare" contro il terrorismo calpestando gli impegni sanciti dalla Costituzione federale minaccia la nostra sicurezza in un momento in cui dovrebbe essere rafforzata. Secondo Alicia Giraudel, giurista della Sezione svizzera di Amnesty International, è in gioco la credibilità della Svizzera come difensore dei diritti umani e di Ginevra come capitale dei diritti umani dell'ONU.

In una dichiarazione congiunta, cinque relatori speciali delle Nazioni Unite sui diritti umani hanno espresso critiche insolitamente severe alla Legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT): «La legge proposta manca della chiarezza necessaria per garantire che le misure adottate in base ad essa siano necessarie e proporzionate. Gli ampi poteri conferiti a Fedpol sono "particolarmente preoccupanti"». Nella loro lettera al Consiglio federale, gli esperti e le esperte rilevano che la definizione di "attività terroristiche" contenuta nella legge non è coerente con quelle proposte «dal Consiglio di sicurezza e dal mandato del Relatore speciale per la promozione e la protezione dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo».

Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa considera estremamente problematica la vaga nozione di "potenziale terrorista": «La formulazione del disegno di legge, che mira principalmente alla presunzione di possibili e future azioni individuali, non fornisce sufficienti garanzie giuridiche sulla portata di tali misure. La mancanza di una definizione chiara e precisa apre la strada a un'interpretazione ampia, che rischia di interferire in modo eccessivo e arbitrario con i diritti umani». Il Commissario per i diritti umani rileva che gli arresti domiciliari proposti dal Consiglio federale sono considerati, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, una privazione della libertà. Questa misura estremamente grave non può essere resa compatibile con la CEDU.

Due esperti svizzeri dell'ONU sui diritti del fanciullo sono altrettanto categorici: «Permettere alla polizia di intervenire senza un'infrazione a partire dai 12 anni è una nuova violazione de-gli obblighi della Svizzera nei confronti della sua infanzia», affermano l'ex presidente del

Comitato per i diritti del fanciullo dell'ONU e l'attuale rappresentante della Svizzera nel Comitato per i diritti del fanciullo. «Il nostro Paese è vincolato dalla Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, che stabilisce chiaramente gli obblighi degli Stati in materia di giustizia minorile». La loro conclusione: «Spetta ai politici rivedere le loro proposte!».