Le forze di sicurezza hanno ispezionato i manifestanti a Lilongwe, Malawi, il 16 gennaio 2020, durante una protesta contro i presunti tentativi di corruzione dei giudici che supervisionano una contestazione legale alla rielezione del presidente del Paese, lo scorso anno. ©Amos GUMULIRA / AFP tramite Getty Images
Le forze di sicurezza hanno ispezionato i manifestanti a Lilongwe, Malawi, il 16 gennaio 2020, durante una protesta contro i presunti tentativi di corruzione dei giudici che supervisionano una contestazione legale alla rielezione del presidente del Paese, lo scorso anno. ©Amos GUMULIRA / AFP tramite Getty Images

Rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani 2019 - Africa Conflitti armati e repressione statale alimenta un cocktail di violazioni dei diritti umani

Comunicato stampa, 8 aprile 2020, Londra/Lugano – Contatto media
Nell'Africa subsahariana, i manifestanti hanno sfidato pallottole e pestaggi per difendere i propri diritti a dispetto dei continui conflitti e della repressione da parte dello Stato. Lo ha dichiarato Amnesty International nel presentare il proprio Rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nella regione.

L'organizzazione ha sottolineato il coraggio delle persone scese in strada per chiedere un cambiamento, ma ha avvertito le loro rivendicazioni rimangono inascoltate dai governi, che continuano a perpetrare violazioni dei diritti umani in tutta la regione. Il rapporto analizza i principali sviluppi dello scorso anno, tra cui la deposizione del presidente sudanese Omar al-Bashir, la risposta del governo dello Zimbabwe alle proteste di massa e l'aumento degli attacchi contro civili in Mozambico e Mali.

"Nel 2019 abbiamo visto l’incredibile forza del potere popolare esprimersi nelle proteste di massa che hanno travolto l'Africa subsahariana. Dal Sudan allo Zimbabwe, dalla Repubblica Democratica del Congo alla Guinea: la popolazione ha sfidato una brutale repressione per difendere i propri diritti", ha dichiarato Deprose Muchena, direttore di Amnesty International per l'Africa orientale e meridionale.

"In alcuni casi, queste proteste hanno portato a grandi cambiamenti. Ad esempio, dopo il rovesciamento del leader sudanese Omar al-Bashir, le nuove autorità hanno promesso riforme favorevoli ai diritti umani e, sempre in seguito alle proteste, il governo etiope ha introdotto un pacchetto di riforme per i diritti umani. Purtroppo, altri cambiamenti necessari sono stati bloccati da governi repressivi, che continuano impunemente a commettere violazioni".

Conflitto e crisi

In tutta l'Africa subsahariana i civili hanno sopportato il peso di conflitti mortali e di crisi violente.

Nella regione sudanese del Darfur, le forze governative hanno continuato a commettere possibili crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani, tra cui uccisioni illegali, violenze sessuali, saccheggi sistematici e spostamenti forzati.

Nella RDC, decine di gruppi armati locali e stranieri, insieme alle forze di sicurezza del Paese, hanno continuato a commettere violazioni dei diritti umani che, nel corso del 2019, hanno causato più di 2000 morti tra i civili e almeno un milione di sfollati.

In Somalia, i civili hanno continuato a convivere con gli attacchi da parte del gruppo armato Al-Shabaab, mentre il governo e le forze internazionali alleate non hanno preso sufficienti precauzioni per proteggere i civili dai propri attacchi contro Al-Shabaab. 

Gruppi armati hanno effettuato attacchi diretti contro i civili in Camerun, Repubblica Centrafricana e Burkina Faso, mentre i governi non sono riusciti a proteggere i civili.

La sicurezza si è deteriorata in modo significativo nel centro del Mali, con uccisioni di civili da parte di gruppi armati e gruppi autoproclamatisi "di autodifesa". In risposta, le forze di sicurezza maliane hanno commesso molteplici violazioni, tra cui esecuzioni extragiudiziali e torture.

In Mozambico, a Cabo Delgado i gruppi armati hanno continuato a compiere attacchi contro la popolazione e le forze di sicurezza sono state accusate di aver commesso gravi violazioni dei diritti umani nel rispondere alle violenze.

In Etiopia, gli scontri tra le comunità etniche sono stati accolti con una risposta sproporzionata da parte delle forze di sicurezza.

Nelle regioni anglofone del Camerun, gruppi separatisti armati hanno continuato a commettere abusi, tra cui uccisioni, mutilazioni e rapimenti. Anche diverse strutture sanitarie sono state distrutte dai separatisti armati. In reazione i militari hanno commesso esecuzioni extragiudiziali e bruciato case.

"L'accesso all'assistenza sanitaria rimane una delle principali preoccupazioni per le persone in tutta la regione, con bilanci sanitari sotto-finanziati che portano alla carenza di letti e farmaci negli ospedali. I governi - dall'Angola allo Zimbabwe, dal Burundi al Camerun - non hanno rispettato il diritto alla salute e i conflitti hanno aggravato la situazione", ha detto Samira Daoud, direttrice regionale per l'Africa occidentale e centrale di Amnesty International.

"Con la pandemia COVID-19 che incombe, non c'è tempo da perdere per affrontare le disuguaglianze e le violazioni dei diritti umani che rendono l'assistenza sanitaria inaccessibile per molti".

Violenta repressione statale

In tutta la regione i difensori dei diritti umani sono stati perseguitati e molestati per essersi ribellati e aver parlato contro i governi. Nel 2019 in Burundi, Malawi, Mozambico, Eswatini (ex Swaziland), Zambia e Guinea Equatoriale abbiamo assistito a un'ondata di repressione dell'attivismo.

In Malawi gli attivisti che, dopo le elezioni di maggio, hanno organizzato e guidato manifestazioni per denunciare presunti brogli elettorali sono stati attaccati e intimiditi da giovani quadri del partito al potere e perseguiti dalle autorità. Il voto è stato poi annullato dai tribunali e il Paese si sta preparando per un'altra elezione, che si terrà nel corso di quest'anno.

In Zimbabwe, almeno 22 difensori dei diritti umani, attivisti, esponenti della società civile e leader dell'opposizione sono stati accusati a causa del loro presunto ruolo nell'organizzazione, nel gennaio 2019, di proteste contro l'aumento dei prezzi del carburante. Le forze di sicurezza hanno scatenato una violenta repressione, uccidendo almeno 15 persone e ferendone decine di altre.

In Guinea, dove le autorità hanno vietato oltre 20 proteste su basi vaghe ed eccessivamente ampie, le forze di sicurezza hanno continuato ad alimentare la violenza durante le manifestazioni e lo scorso anno sono state uccise almeno 17 persone.

In 17 Paesi dell'Africa subsahariana, lo scorso anno, dei giornalisti sono stati arbitrariamente arrestati e detenuti. In Nigeria, ad esempio, sono stati registrati 19 casi di aggressione, arresto arbitrario e detenzione di giornalisti, con molte accuse inventate.

In Burundi, le autorità hanno continuato a reprimere il lavoro dei difensori dei diritti umani e delle organizzazioni della società civile, anche sottoponendoli a procedimenti giudiziari e a lunghe pene detentive.

Spostamenti

Le persistenti violazioni dei diritti umani hanno costretto centinaia di migliaia di persone nella regione a fuggire dalle loro case in cerca di protezione. Nella Repubblica Centrafricana ci sono stati circa 600000 sfollati interni; più di 222000 persone in Ciad e oltre mezzo milione in Burkina Faso.

In Sudafrica, la violenza xenofoba sistematica e mortale è continuata contro i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti, in parte a causa di anni di impunità per attacchi avvenuti in passato e per i fallimenti della giustizia penale. Dodici persone, tra cui sudafricani e stranieri, sono state uccise dopo le violenze scoppiate tra agosto e settembre.

Vittorie per i diritti umani

Nonostante il quadro desolante, l'anno scorso sono emerse alcune importanti vittorie in materia di diritti umani.

Nell'aprile 2019 in Sudan le proteste di massa hanno messo fine al governo repressivo di Omar al-Bashir, e le nuove autorità hanno promesso ampie riforme per migliorare la situazione dei diritti umani nel paese. Da parte sua, lo Stato etiope ha abrogato la legislazione che disciplinava la società civile limitando i diritti alla libertà di associazione e di espressione, e ha presentato al Parlamento una nuova legge per sostituire la draconiana legislazione antiterrorismo.

Nella RDC, le autorità hanno annunciato il rilascio di 700 prigionieri, tra cui diversi prigionieri di coscienza.

Ci sono state anche vittorie individuali. In Mauritania, il blogger e prigioniero di coscienza Mohamed Mkhaïtir è stato rilasciato dopo oltre cinque anni di detenzione arbitraria.

Sebbene l'impunità per le violazioni dei diritti umani sia in gran parte continuata, nel 2019 ci sono stati alcuni piccoli passi avanti.

C'è stato un barlume di speranza per il popolo somalo quando, nell’aprile 2019, il Comando militare americano per l'Africa (AFRI-COM) ha ammesso per la prima volta di aver ucciso civili negli attacchi aerei mirati contro Al-Shabaab, aprendo la porta al risarcimento delle vittime.

Ci sono stati anche alcuni progressi nei tribunali ordinari della RCA che hanno esaminato alcuni casi di abusi da parte di gruppi armati. Il Tribunale penale speciale ha ricevuto 27 denunce e l'anno scorso ha avviato le indagini.

"Nel 2019, attivisti e giovani hanno sfidato l'ordine costituito. Nel 2020, i leader devono ascoltare le loro richieste e lavorare per le riforme urgentemente necessarie che rispettano i diritti di tutti", ha detto Samira Daoud.