La prigione militare di Saydnaya è situata a 30 km al nord di Damasco, in Siria. La prigione è sotto la giurisdizione del ministro della difesa ed è gestita dalla polizia militare. Saydnaya è diventata celebre per l’impiego della tortura e della forza eccessiva in seguito a una rivolta di detenuto nel 2008. ©Digitalglobe 2016
La prigione militare di Saydnaya è situata a 30 km al nord di Damasco, in Siria. La prigione è sotto la giurisdizione del ministro della difesa ed è gestita dalla polizia militare. Saydnaya è diventata celebre per l’impiego della tortura e della forza eccessiva in seguito a una rivolta di detenuto nel 2008. ©Digitalglobe 2016

Amnesty International e TRIAL International Processo di due torturatori siriani in Germania : "Un passo storico verso la giustizia"

Comunicato stampa, 23 aprile 2020, Ginevra/Berna – Contatto media
Il processo contro Anwar Raslan e Eyad al-Gharib, due ex responsabili del sistema di sicurezza del governo siriano, accusati di crimini contro l’umanità si è aperto il 23 aprile 2020 davanti al Tribunale regionale superiore di Coblenza, in Germania. Si tratta del primo processo al mondo il cui obiettivo è giudicare la tortura di Stato in Siria.

TRIAL International e Amnesty International accolgono con favore l’apertura del processo a due ex funzionari dei servizi di sicurezza siriani. «Un passo importante verso la giustizia», secondo le due organizzazioni. Anwar Raslan è accusato di tortura, stupro e violenze sessuali aggravate. Eyad al-Gharib è accusato di complicità in una trentina di casi di tortura.

«Questo processo rappresenta un passo storico nella lotta per la giustizia in nome di decine di migliaia di persone detenute illegalmente, torturate e uccise nelle persone e nei centri di detenzione del governo siriano», ha dichiarato Alain Bovard, giurista della Sezione svizzera di Amnesty International.

«Un processo che non avrebbe potuto vedere la luce senza il coraggio e i sacrifici delle vittime siriane, delle famiglie delle vittime e di numerose altre persone e organizzazioni che hanno chiesto senza sosta giustizia e verità, spesso a rischio delle proprie vite.» Le organizzazioni tengono a riconoscere il lavoro dell’organizzazione tedesca ECCHR e le organizzazioni siriane SCLSR e SCM.

Giudicare al di fuori delle frontiere 

Basato sul principio giuridico della giurisdizione universale, questo processo colloca la Germania tra i pionieri nella lotta contro l’impunità. Infatti l’indagine condotta dalle autorità tedesche non si limita alle persone che si trovano sul banco degli imputati, ma sull’insieme delle violazioni commesse dal regime di Bashar al Assad. In altri termini, le prove raccolte dagli inquirenti tedeschi potrebbero fungere da banca dati per i futuri processi contro altri responsabili del regime siriano. Non è da escludere che queste prove siano condivise con le autorità inquirenti di altri paesi che lo chiedessero.

«Speriamo che questo precedente darà la voglia e il coraggio ad altre giurisdizioni di ricorrere alla giurisdizione universale», ha dichiarato Philip Grant, direttore di TRIAL International. L’organizzazione pubblica un rapporto annuale sulla giurisdizione universale, nel quale figurano i crimini commessi dai due accusati. «Questo processo è la materializzazione di un principio che sta innegabilmente prendendo slancio, e potrebbe continuare a farlo. La giurisdizione universale è uno strumento concreto e tangibile al quale si potrebbe fare maggiormente ricorso per ottenere giustizia per le vittime di gravi atrocità.»

Un modello da seguire, anche per la Svizzera

Le due organizzazioni esortano anche gli Stati a seguire le misure prese dalla Germania avviando delle procedure simili contro le persone sospettate di crimini secondo il diritto internazionale, in particolare dotando di risorse umane e finanziarie sufficienti le proprie unità specializzate.

Anche la Svizzera ha un ruolo da svolgere nella lotta contro l’impunità. Il Ministero Pubblico della Confederazione ha tra le mani un’opportunità unica per fare progressi su un altro caso in sospeso, depositato da TRIAL International nel 2013. Da oltre sei anni è in corso una procedura contro Rifaat al-Assad, zio del presidente siriano. « Solo pochi testimoni sono stati sentiti nell’ambito di questa procedura, che dovrebbe essere condotta rapidamente ed efficacemente vista l’età avanzata dell’imputato, del suo ruolo e dell’importanza del caso», ha dichiarato Jennifer Triscone, consulente giuridica di TRIAL International. Uno dei motivi di questa situazione è la carenza di personale delle autorità incaricate di perseguire i crimini internazionali. E, senza dubbio, la mancanza di volontà politica.