I Centri federali d'asilo in sei regioni © SEM (www.sem.admin.ch)
I Centri federali d'asilo in sei regioni © SEM (www.sem.admin.ch)

Svizzera: procedure di asilo accelerate Un regime rigido nei Centri federali e dei termini molto brevi

Comunicato stampa, 28 febbraio 2020, Berna/Lugano – Contatto media
Da un anno gran parte delle procedure d'asilo si sono svolte a ritmo accelerato nei nuovi centri federali. Da allora, i richiedenti asilo ricevono consulenza e rappresentanza legale gratuita. Secondo Amnesty, il funzionamento dei centri federali, con la loro forte attenzione al controllo e alla sicurezza, è particolarmente problematico. Anche la mancata identificazione e analisi delle esigenze particolari dei richiedenti asilo vulnerabili, dettata dalla brevità dei tempi, è problematica.

Nel 2016, Amnesty International si è pronunciata a favore della nuova procedura di asilo accelerata. Il fattore decisivo per l'organizzazione dei diritti umani è stato l'introduzione di un servizio di consulenza e rappresentanza legale finanziato dallo Stato per tutti i richiedenti asilo.

"Amnesty International continua a considerare questo come un importante passo avanti. Tuttavia, è ancora troppo presto per fare una valutazione della nuova procedura nel suo complesso. Sulla base delle visite di Amnesty ad alcuni centri federali e delle osservazioni degli attori della società civile, riteniamo che vari aspetti della procedura e del funzionamento dei centri siano problematici. Tra questi i termini brevi e il regime molto rigido che è stato imposto nei centri federali", ha dichiarato Alicia Giraudel, responsabile dell'asilo per Amnesty International Svizzera.

Regime incentrato sulla sicurezza

Nei Centri federali d'asilo (CFA) la SEM adotta un regime rigoroso, con una forte attenzione al controllo e alla sicurezza. Le persone che vivono nei Centri hanno poco spazio per organizzare la propria vita quotidiana in modo indipendente. Ci sono notevoli invasioni della privacy in nome della sicurezza (perquisizioni regolari delle stanze, a volte di notte e senza bussare prima, perquisizioni corporali ogni volta che una persona entra nel CFA, e perquisizioni regolari di bambini e neonati). Amnesty riceve regolarmente lamentele riguardo comportamenti scortesi e/o offensivi da parte dei dipendenti dei fornitori di servizi di sicurezza (Securitas, Protectas, ecc.) nei confronti dei richiedenti asilo.

Scadenze molto brevi

La procedura, che si svolge in tempi molto brevi, impone elevate esigenze a tutte le parti coinvolte: le sentenze del Tribunale amministrativo federale che bloccano i rinvii sono relativamente frequenti e dimostrano che l'accelerazione è ancora troppo spesso a scapito di un attento esame dei fatti. Ciò può essere dovuto, da un lato, al fatto che il SEM ha chiuso molte procedure molto più rapidamente di quanto richiesto dalla legge (la durata media dei procedimenti è stata di soli 50 giorni) e ha trattato solo una piccola parte dei casi applicando la procedura estesa (19% invece di circa il 40% come previsto). D'altro canto, non esiste ancora una procedura affidabile per il riconoscimento sistematico e proattivo di specifiche vulnerabilità (traumi, problemi medici, rifugiati LGBTI*, ecc.) e in alcuni centri federali manca l'accesso a medici che possano effettuare esami medici rilevanti per l'asilo nel breve tempo a loro disposizione.

"La nuova procedura d'asilo comporta il rischio di trasformarsi in un sistema ermetico: i vincoli temporali in una procedura cronometrata favoriscono l'uniformazione delle procedure e della routine. L'approccio che consiste nel riunire tutti gli attori sotto lo stesso tetto per ragioni di efficienza significa che con il passare del tempo queste persone si conosceranno meglio e potrebbero essere percepite dai richiedenti asilo come un'unica autorità", osserva Alicia Giraudel.

Amnesty ritiene che l'accesso ai CFA da parte di attori esterni - anche critici - della società civile debba essere gestito nel modo più flessibile e aperto possibile.

Nessun impatto sulla politica di asilo

Lo svolgimento della procedura è solo un aspetto della politica d'asilo: Amnesty osserva che la nuova procedura d'asilo - come risulta dalle statistiche sull'asilo pubblicate dalla SEM a fine gennaio 2020 - non ha finora avuto un impatto significativo sul tasso di riconoscimento e di protezione: il tasso di concessione dell'asilo è rimasto invariato al 31,2%, così come il tasso di concessione dell'asilo più le ammissioni provvisorie (cioè il tasso di protezione), che si attesta al 59,3%. Così, nel 2019, circa il 60% di tutte le domande di asilo sono state considerate fondate dalle autorità.

"I deficit della politica d'asilo svizzera continuano a crescere indipendentemente dalla nuova procedura: nel contesto europeo, la Svizzera fa troppo poco per migliorare la situazione insostenibile dei rifugiati e dei migranti, in particolare in Libia e nelle isole greche, e per garantire l'accesso a una procedura d'asilo equa senza che i richiedenti asilo debbano affrontare percorsi migratori pericolosi (e costosi) come il Mediterraneo", osserva Alicia Giraudel.

La Svizzera potrebbe dare un importante contributo in tal senso accogliendo i rifugiati bloccati in Libia o in Grecia o (ri)introducendo procedure d'asilo presso le ambasciate all'estero. Inoltre, la Svizzera continua a fare affidamento su un'applicazione troppo rigida del regolamento di Dublino e, nel caso dei richiedenti asilo respinti, su un regime di aiuto d'urgenza che costringe a condizioni di vita insopportabili e una forte pressione psicologica che vuole spingere le persone a tornare in patria, anche in Paesi come l'Afghanistan o l'Eritrea.