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Svizzera Statistiche SECO sull'esportazione armi 2019: reazione Amnesty

La Sezione svizzera di Amnesty International ha reagito alla pubblicazione delle nuove statistiche sull’esportazione di armi pubblicate stamattina dalla Segreteria di Stato dell’Economia (Seco):

La Sezione svizzera di Amnesty International ha reagito alla pubblicazione delle nuove statistiche sull’esportazione di armi pubblicate stamattina dalla Segreteria di Stato dell’Economia (Seco):

“L’aumento delle esportazioni di armi del 43% per raggiungere la cifra di 728 milioni di franchi mostra ancora una volta che gli indugi sull’indebolimento dell’industria dell’armamento sono tutto tranne che fondanti. Le esportazioni sono in aumento costante dal 2016 e si situano a un livello elevato”, ha dichiarato Alain Bovard, lobbyista della Sezione svizzera di Amnesty International.

“È inutile sottolineare che le esportazioni di armi rappresentano solo lo 0,23% del totale delle esportazioni svizzere e che il commercio di armi rimane quindi marginale, anche se politicamente molto sensibile.”

“La Svizzera continua a consegnare armi a degli Stati che si trovano nelle zone di conflitto così come a degli Stati che violano i diritti umani in modo grave e sistematico. Questi trasferimenti problematici costituiscono un argomento supplementare per un controllo più rigido delle esportazioni si armi, come chiesto dall’iniziativa di rettifica.”

“Citiamo ad esempio il Bangladesh, il Pakistan e i paesi del Golfo tra gli acquirenti di armi svizzere il cui montante degli acquisti si esprime per ciascun paese in milioni e il cui bilancio in materia di diritti umani è tutto tranne rallegrante.”

“Le esportazioni per oltre un milione di franchi di armi a mano verso gli Emirati Arabi Uniti sono particolarmente problematiche. Gli Emirati sono coinvolti nel conflitto yemenita  che ha portato a una crisi umanitaria senza precedenti nella regione. Sono inoltre conosciuti per commettere gravi violazioni dei diritti umani tra cui la tortura e le sparizioni forzate di prigionieri.” ha concluso Alain Bovard.