Il governo thailandese sfrutta la pandemia di Covid-19 per rafforzare la repressione contro le opinion dissident. (l’immagine mostra la situazione di Cina). © WANG ZHAO/AFP/Getty Images
Il governo thailandese sfrutta la pandemia di Covid-19 per rafforzare la repressione contro le opinion dissident. (l’immagine mostra la situazione di Cina). © WANG ZHAO/AFP/Getty Images

Thailandia: autorità abusano delle leggi per reprimere il dissenso online

Comunicato stampa, 23 aprile 2020, Londra/Lugano – Contatto media.
Le autorità thailandesi stanno perseguendo gli utenti dei social media che criticano il governo e la monarchia nell'ambito di una campagna sistematica volta a reprimere il dissenso, esacerbata dalle nuove restrizioni imposte dalla pandemia di Covid-19. Lo ha detto Amnesty International in un nuovo rapporto pubblicato il 23 aprile 2020.

Il documento, "They are always watching" (Stanno sempre a guardare) mostra come, dopo l'elezione dello scorso anno, l'amministrazione del generale Prayut Chan-O-Cha abbia aumentato il ricorso a leggi vaghe o eccessivamente ampie per avanzare accuse contro decine di critici pacifici. 

"Molestando e perseguendo i suoi detrattori che si esprimono online, il governo thailandese ha creato un clima di paura il cui scopo è mettere a tacere chi ha opinioni dissenzienti", ha detto Clare Algar, capo delle operazioni globali di Amnesty International.

"Gli attacchi alla libertà di espressione online da parte del governo sono un vergognoso tentativo di eludere l'esame di coloro che osano metterli in discussione. E la repressione sta aumentando: sembra che le autorità usino la pandemia di Covid-19 come pretesto per reprimere ulteriormente le voci critiche e limitare illegalmente i diritti umani".

Amnesty International ha intervistato difensori dei diritti umani, attivisti, politici, avvocati e accademici per il rapporto che descrive come il governo thailandese stia criminalizzando il diritto alla libertà di espressione per mettere a tacere le opinioni ritenute critiche nei confronti delle autorità.

Molte persone prese di mira per i loro post online sono attualmente in attesa di processo e potrebbero dover affrontare fino a cinque anni di carcere e pesanti multe.

Le restrizioni sono aumentate a causa della pandemia di Covid-19, con il generale Prayut che il mese scorso ha dichiarato lo stato di emergenza, limitando ulteriormente la libertà di espressione e di riunione pacifica.

Un giro di vite sulla libertà di espressione online

Dopo 5 anni di un governo militare repressivo seguito al colpo di stato del 2014, molti speravano che le elezioni dello scorso anno potessero portare dei progressi in termini di diritti umani. Eppure, a un anno dall'inizio della presidenza del generale Prayut - che ha anche guidato il precedente regime militare - il governo eletto della Thailandia ha raddoppiato i propri sforzi volti a mettere a tacere le voci del dissenso online.

Gli utenti dei social media hanno detto ad Amnesty International di essere stati molestati e intimiditi quando le loro posizioni critiche nei confronti delle autorità si sono diffuse.

Il 1° novembre 2019, un'attivista è stata arrestata e interrogata da 10 agenti di polizia come punizione per i suoi tweet su governo e monarchia, uno dei quali ha ottenuto 60.000 retweet. Prima di cancellare il suo account, la studentessa ha twittato: "Voglio avvertire tutti: pensate prima di twittare e ritwittare. Ci sono persone che stanno sempre a guardare".

La donna è stata costretta a firmare un documento in cui si diceva che sarebbe stata perseguita penalmente se avesse pubblicato contenuti simili in futuro.

"Questi attacchi sistematici contro i difensori dei diritti umani, attivisti, giornalisti e politici dell'opposizione trasformano in farsa i tentativi della Thailandia di dare l'immagine di un paese che rispetta i diritti umani e lo stato di diritto", ha detto Clare Algar.

Sfruttamento della legge

Il governo sta usando una serie di leggi repressive per reprimere le voci critiche.

Tra queste la Legge sui crimini informatici, che è stata modificata nel 2016 per dare alle autorità il potere di monitorare e sopprimere i contenuti online e di perseguire gli individui per varie violazioni della legge.

Inoltre, l'articolo 116 del Codice penale thailandese, troppo ampio, prevede una pena detentiva fino a sette anni di reclusione per atti di sedizione.

Gli articoli da 326 a 333 del Codice penale thailandese criminalizzano la diffamazione, conferendo alle autorità il potere di incarcerare persone che si ritiene abbiano "pregiudicato la reputazione" di pubblici ufficiali.

Nonostante una pausa nell'applicazione della Legge di "lesa maestà" per perseguire le voci percepite come critiche della monarchia, il governo ha utilizzato altre leggi per lo stesso scopo. La Legge sui crimini informatici e l'articolo 116 del codice penale sono stati entrambi utilizzati per perseguire penalmente i soggetti i cui post online sono stati considerati dannosi per la monarchia e per le autorità.

Il Covid-19 potrebbe essere utilizzato per prendere di mira le "fake news"

Nell'ambito di uno sforzo concertato per plasmare il dibattito sui social media, nel novembre 2019 sono stati lanciati i Centri di informazione anti-fake news, gestiti dal governo per monitorare i contenuti online che potrebbero ingannare le persone. Il governo non è però stato in grado di assumere una “terza parte” credibile e indipendenti per verificare i contenuti online ritenuti "fake news".

Mentre le accuse di "hate speech" e le campagne di falsa informazione scatenate contro gli attivisti dei diritti umani sono state ignorate, le autorità non hanno perso tempo a usare le leggi repressive esistenti per censurare le "false" comunicazioni relative al Covid-19.

Il 26 marzo 2020 il Governo ha invocato il Decreto di Emergenza sulla Pubblica Amministrazione in Situazione di Emergenza (2005). Ai sensi dell'articolo 9 del Decreto di Emergenza del 2005, i funzionari hanno il potere di censurare o modificare le informazioni che ritengono false o distorte che potrebbero creare timore o incomprensione nel pubblico - con una possibile pena fino a due anni di reclusione. 

"Le autorità thailandesi devono porre fine all'uso delle leggi penali contro le persone che le criticano pacificamente, e prevenire ulteriori restrizioni al diritto alla libertà di espressione con il pretesto di rispondere alla pandemia Covid-19", ha detto Clare Algar.

 

"Tutti coloro che sono stati arrestati solo per aver parlato devono essere immediatamente e incondizionatamente rilasciati e tutte le accuse contro di loro devono essere ritirate. Fino a quando questo non accadrà, la comunità internazionale dovrebbe chiarire alle autorità thailandesi che tali flagranti violazioni dei diritti umani non saranno tollerate".