Il mollah Esmatullah Khadir sventola una bandiera talebana dopo la caduta di Kabul, il 20 agosto 2021 © Marcus Yam / Los Angeles Times
Il mollah Esmatullah Khadir sventola una bandiera talebana dopo la caduta di Kabul, il 20 agosto 2021 © Marcus Yam / Los Angeles Times

Afghanistan I talebani non perdono tempo nello sradicare i diritti umani

Comunicato stampa, 21 settembre 2021, Londra/Lugano – Contatto media
In Afghanistan i talebani stanno smantellando le conquiste in materia di diritti umani degli ultimi vent'anni. Lo affermano Amnesty International, la Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH – Fédération Internationale pour les Droits Humains) e l'Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT) in un nuovo briefing che documenta il giro di vite imposto dalla presa di Kabul, poco più di cinque settimane fa.

Contrariamente alle ripetute affermazioni dei talebani di voler rispettare i diritti degli afgani, il briefing, Afghanistan’s fall into the hands of the Taliban, elenca numerose violazioni dei diritti umani, incluso uccisioni mirate di civili e soldati arresi e il blocco delle forniture umanitarie nella valle del Panjshir. Questi atti costituiscono dei crimini secondo il diritto internazionale. Sono state anche reimposte restrizioni alle donne, alla libertà di espressione e alla società civile nel suo complesso. 

"In poco più di cinque settimane, da quando hanno preso il controllo dell'Afghanistan, i talebani hanno chiaramente dimostrato la propria mancanza di serietà rispetto alla protezione o al rispetto dei diritti umani. Abbiamo già assistito a un'ondata di violazioni: rappresaglie e limitazioni che toccano le donne; misure repressive contro le proteste, i media e la società civile", ha dichiarato Dinushika Dissanayake, vicedirettrice di Amnesty International per l'Asia meridionale. 

"Dato il clima di paura, la mancanza di connessione mobile in molte aree e il blackout di internet imposto dai talebani, è probabile che questi risultati rappresentino solo un'istantanea di quanto accade sul campo. Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite deve istituire un meccanismo solido e indipendente che abbia il mandato di documentare, raccogliere e conservare le prove dei crimini ai sensi del diritto internazionale e di altre gravi violazioni e abusi dei diritti umani che stanno avvenendo in tutto l'Afghanistan". 

Clima di paura per i difensori dei diritti umani

Dal 15 agosto le segnalazioni di attacchi contro i difensori dei diritti umani sono quasi quotidiane. I talebani stanno conducendo ricerche porta a porta a caccia di difensori dei diritti umani, costringendo molte persone a nascondersi.

I ricercatori hanno parlato con Mahmud*, un difensore dei diritti umani afgano che è riuscito a lasciare il paese. Mahmud ha descritto come, il giorno in cui i talebani sono entrati a Kabul, ha ricevuto una chiamata che gli chiedeva di consegnare i veicoli, le attrezzature e il denaro della sua organizzazione. L'interlocutore conosceva il suo nome e lo ha avvertito che non aveva altra scelta se non collaborare. 

Nei giorni seguenti, Mahmud ha ricevuto altre telefonate e messaggi WhatsApp: gli chiedevano l’indirizzo di casa e di incontrarlo in determinati luoghi. Due colleghi della sua ONG sono stati picchiati dai talebani. Le immagini condivise da uno dei suoi colleghi e verificate da Amnesty International e da un esperto forense mostrano i classici "segni di frusta" sulla schiena e lividi ingialliti sul braccio sinistro della vittima.

"La minaccia che incombe sui difensori dei diritti umani bloccati in Afghanistan è reale. Sono sotto attacco da tutti i fronti perché i talebani li ritengono nemici. I loro uffici e le loro case hanno subito incursioni. I loro colleghi sono stati picchiati. Sono costretti a stare sempre nascosti: vivono sotto la costante minaccia di arresto, tortura o peggio. Chi è riuscito a lasciare il paese ora è bloccato in campi militari o in paesi vicini, senza conoscere la propria destinazione o come potranno ricostruire le proprie vite, andate distrutte da un giorno all'altro", ha detto Delphine Reculeau, direttrice del programma per i difensori dei diritti umani dell'Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT). 

"La comunità internazionale deve rispettare i propri impegni morali e politici, non deludere le persone che hanno dedicato la propria vita alla difesa dei diritti umani, dell'uguaglianza di genere, dello stato di diritto e delle libertà democratiche in Afghanistan: La comunità internazionale le deve proteggere ad ogni costo."

Persecuzione dei giornalisti

Due giornaliste di Kabul con cui Amnesty International ha parlato hanno raccontato di minacce e intimidazioni subite dopo la presa di potere dei talebani. Ayesha* è fuggita dalla capitale dopo aver avvertito il suo datore di lavoro che la sua vita era in pericolo: la sua famiglia ha ricevuto la visita dei talebani ed è stata minacciata dopo aver detto ai miliziani che Ayesha non era in casa.

Aadila* ha descritto le prime due settimane di governo talebano come un periodo di paura e incertezza. Inizialmente aveva deciso di rimanere in Afghanistan e continuare il proprio lavoro, ma una notte i talebani non sono venuti a casa sua a prenderla. Su insistenza dei parenti, ha lasciato il paese poco dopo.

Abdul, un giornalista maschio, ha detto che i redattori, i giornalisti e i lavoratori dei media avevano ricevuto istruzioni dai talebani secondo le quali potevano lavorare solo entro i termini stabiliti dalla Sharia e dalle norme e dai regolamenti islamici.

"Non sono più andato a lavorare dopo la caduta della repubblica. I talebani sono venuti a casa mia diverse volte, ma mi sono nascosto. Dal momento della caduta, il nostro ufficio è chiuso." ha detto.

Donne e ragazze e il diritto di protestare

Come risultato del clima di paura generato dalla presa di potere dei talebani, molte donne afgane indossano il burqa, escono di casa solo con un accompagnatore uomo e hanno interrotto altre attività per evitare violenze e rappresaglie. Nonostante le grandi minacce che gravano ora sui loro diritti, le donne hanno organizzato proteste in tutto il paese.

Mentre ad alcune proteste è stato permesso di continuare pacificamente, molte sono state violentemente represse dai talebani. Il 4 settembre a Kabul circa 100 donne sono state disperse dalle forze speciali talebane, che hanno sparato in aria e, secondo quanto riferito, usando anche gas lacrimogeni. 

Nazir*, un difensore dei diritti umani, ha raccontato ad Amnesty International come il suo amico maschio Parwiz* sia stato gravemente picchiato dai talebani dopo aver partecipato a una protesta per i diritti delle donne, l'8 settembre.

"Parwiz è stato arrestato durante le proteste delle donne, l'8 settembre. È stato gravemente torturato. Aveva un braccio rotto. È stato portato all'interno del distretto di polizia [numero del distretto omesso]. Quando i talebani lo hanno rilasciato, gli hanno fatto indossare vestiti nuovi perché i suoi vestiti erano bagnati dal suo sangue".

L'8 settembre, il Ministero degli Interni, ora controllato dai talebani, ha emesso un ordine che vieta tutte le dimostrazioni e i raduni in tutto l'Afghanistan "fino a quando non sarà codificata una politica in merito alle dimostrazioni".

"La comunità internazionale non deve chiudere gli occhi sulle violazioni commesse dai talebani. Un'azione concreta al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite non solo manderà il messaggio che l'impunità non sarà tollerata, ma contribuirà anche a prevenire violazioni su scala più ampia. Questo dovrebbe andare di pari passo con il sostegno alle indagini in corso presso la Corte penale internazionale, al fine di garantire che tutte le parti rispondano dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra commessi", ha dichiarato Juliette Rousselot, responsabile del programma FIDH per l'Asia meridionale.

*Per proteggere l'identità delle persone, tutti i nomi usati sono pseudonimi

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