© DELIL SOULEIMAN/AFP via Getty Images
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Grecia Richiedenti asilo detenuti illegalmente in un campo finanziato dall'UE

Comunicato stampa, 2 dicembre 2021, Londra/Lugano – Contatto media
La detenzione di richiedenti asilo in un nuovo campo profughi sull'isola di Samos è illegale. Secondo le informazioni ricevute da Amnesty International non esiste una base legale per la detenzione poiché la decisione del ministro greco dell'immigrazione e dell'asilo non è ancora stata pubblicata.

Secondo questa decisione, dal 17 novembre le persone senza un documento d'identità valido rilasciato dal governo (carte d'asilo) non possono lasciare il campo per un periodo di tempo indefinito. Questa decisione si applica alle persone a cui è stata ritirata la carta a seguito di una domanda d'asilo con esito negativo o ai nuovi arrivati che non hanno ancora ricevuto una carta. Secondo stime non ufficiali, a circa 100 dei circa 450 residenti è stato impedito di lasciare i locali simili a una prigione per più di due settimane, in violazione del loro diritto alla libertà.

Una profusione di misure di sicurezza

«Questo campo è più simile a una prigione che a un luogo dove ospitare persone che cercano protezione. È un palese uso improprio del denaro dell'UE e una grossolana violazione dei diritti di queste persone», ha dichiarato Adriana Tidona, ricercatrice sulle migrazioni di Amnesty International.

Il nuovo "centro a controllo chiuso" (KEDN) sull'isola di Samos, finanziato dall'Unione Europea (UE), è stato costruito in un luogo remoto, a 6 km dalla città principale, Vathi. Può ospitare fino a 3000 persone ed è dotato di un rigoroso sistema di contenimento e sorveglianza, compresa una doppia recinzione di filo spinato, un sistema di videosorveglianza che copre l'intero campo e la presenza 24/7 di pattuglie di polizia e guardie di sicurezza a contratto privato. 

I residenti possono entrare e uscire dal campo solo tra le 8 del mattino e le 8 di sera e sono soggetti a controlli di sicurezza attraverso portali magnetici. Le persone e le famiglie colpite dalla decisione del 17 novembre non possono lasciare il campo per svolgere le loro faccende quotidiane, frequentare le lezioni o le attività comunitarie presso "Alpha land", un campo vicino gestito da una ONG, o per recarsi in centro città.

Bloccati senza motivo

A., un afgano di Kabul che vive nel campo con la moglie e i figli, è arrivato in Grecia nel gennaio 2020. La sua domanda d'asilo è stata ripetutamente respinta e la sua carta d'asilo ritirata, fatto che gli impedisce di lasciare la struttura. Prima di essere trasferito alla KEDN, lui e la sua famiglia vivevano nella "giungla", un insediamento informale intorno all'ex campo di Samos tristemente noto per le sue spaventose condizioni di vita. 

Dal container dove vive con la sua famiglia ha detto ad Amnesty International che le condizioni di sicurezza sono migliori nel nuovo campo, ma ha aggiunto: «Ci trattano come prigionieri... Stiamo davvero impazzendo in questo posto. Non possiamo tornare indietro. Non puoi andare avanti... Non riesco a dormire... Viviamo una vita senza scopo, non sappiamo cosa ci porterà il domani.» Negli ultimi cinque giorni, solo ai suoi figli è stato permesso di lasciare il campo per andare a scuola.

Un altro afgano, H., in Grecia dal febbraio 2020, si è visto respingere due volte la domanda di asilo e non ha lasciato il campo per cinque giorni. Prima della decisione del 17 novembre gli era permesso di lasciare il campo: «Studiavo inglese e facevo volontariato. Negli ultimi cinque giorni mi sento come un prigioniero. Nel vecchio campo, almeno avevo la mia libertà.», dice.

Nessun diritto di ricorso

Amnesty International ha ripetutamente espresso preoccupazione per la sostituzione da parte della Grecia dei campi aperti con questi "centri chiusi ad accesso controllato". L'organizzazione trova questa politica difficile da conciliare con gli standard dei diritti umani sulla privazione della libertà. Secondo il diritto internazionale ed europeo, i richiedenti asilo dovrebbero essere detenuti solo come ultima ratio, dopo un esame dettagliato della loro situazione personale, per il minor tempo possibile, e secondo una procedura prevista dalla legge che permetta loro di impugnare la decisione.

A Samos, invece, è vero il contrario: i residenti del campo sono sistematicamente e massicciamente privati della loro libertà per un periodo di tempo indefinito, su basi legali non trasparenti o illegittime, senza alcuna possibilità di contestare la loro reclusione.

«Come temevamo le autorità greche si nascondono dietro il concetto legalmente ambiguo dei cosiddetti centri chiusi e controllati per privare illegalmente i richiedenti asilo della loro libertà. Chiediamo alla Grecia di ritirare urgentemente questa decisione e di eliminare le restrizioni imposte ai residenti del campo di Samos. La Commissione europea deve anche garantire il rispetto dei diritti fondamentali nelle strutture finanziate dall'UE», ha dichiarato Adriana Tidona.

Note per le redazioni:

- La KEDN di Samos è stata istituita con un finanziamento di 276 milioni di euro dalla Commissione europea per la costruzione di nuove strutture per i richiedenti asilo nelle isole dell'Egeo, per sostituire gli attuali campi aperti gestiti dal governo. Il 27 novembre, le autorità greche hanno inaugurato i KEND a Leros e Kos. Altri KEND seguiranno a Lesbo e Chios.

- Oltre alle restrizioni di movimento a Samos, i richiedenti asilo in tutta la Grecia non hanno ricevuto alcuna assistenza finanziaria per due mesi, dopo che è stata bruscamente interrotta quando la gestione del programma di assistenza in denaro finanziato dall'UE è stata trasferita dall'UNHCR alle autorità greche. Secondo le ONG in Grecia, circa 34000 persone sono attualmente colpite. 

- Secondo le ONG, da ottobre 2021, le autorità greche hanno anche smesso di fornire cibo e acqua alle persone con lo status di rifugiato, così come ai richiedenti asilo respinti.