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Julian Assange Il no all'estradizione è positivo, ma la decisione mette a nudo un "processo politicamente motivato"

Comunicato stampa, 4 gennaio 2021, Londra/Lugano – Contatto media
Rispondendo alla decisione della Magistrate's Court di Londra di non approvare l'estradizione di Julian Assange verso gli Stati Uniti, dove rischierebbe di subire gravi abusi, il direttore di Amnesty International per l'Europa, Nils Muižnieks, ha dichiarato:

 "Accogliamo con favore il fatto che Julian Assange non sarà estradato verso gli Stati Uniti e che la corte ha riconosciuto che, viste le preoccupazioni per la sua salute, sarebbe a rischio di maltrattamenti se inserito nel sistema carcerario statunitense. Le accuse contro di lui, però, non avrebbero mai dovuto essere formalizzate. Queste sono motivate politicamente e il governo britannico non avrebbe mai dovuto essere così disponibile nell'assistere gli Stati Uniti nella loro implacabile caccia ad Assange".

"Il fatto che la sentenza sia corretta e salvi Assange dall'estradizione non esonera il Regno Unito dall'aver intrapreso questo processo politicamente motivato per volere degli Stati Uniti, e dall'aver messo sotto processo la libertà dei media e la libertà di espressione. Un fatto che ha creato un terribile precedente nel quale i governi degli Stati Uniti e britannico sono complici".

Informazioni complementari

La richiesta di estradizione degli Stati Uniti si basa su accuse direttamente connesse alla pubblicazione di documenti classificati trapelati nell'ambito del lavoro di Assange con Wikileaks. La pubblicazione di tali informazioni è una pietra angolare della libertà dei media e del diritto del pubblico all'informazione sulle irregolarità del governo. La pubblicazione di informazioni di interesse pubblico è protetta dalla legge internazionale sui diritti umani e non dovrebbe essere criminalizzata.

Se estradato negli Stati Uniti, Julian Assange potrebbe essere processato per 18 accuse, 17 delle quali in base all'Espionage Act; e una in base al Computer Fraud and Abuse Act. Inoltre, si troverebbe di fronte a un rischio reale di gravi violazioni dei diritti umani a causa delle condizioni di detenzione che potrebbero equivalere a tortura o ad altri maltrattamenti, tra cui l'isolamento prolungato. Julian Assange è il primo editore ad essere accusato ai sensi del Espionage Act.