Le immagini satellitari mostrano l’impatto dell’attacco sul campo profughi di al-Nuseirat: il 18 ottobre 2023, prima dell’attacco, e il 21 ottobre 2023, dopo. La zona e numerose strutture sembrano aver riportato ingenti danni. © 2023 Planet Labs
Le immagini satellitari mostrano l’impatto dell’attacco sul campo profughi di al-Nuseirat: il 18 ottobre 2023, prima dell’attacco, e il 21 ottobre 2023, dopo. La zona e numerose strutture sembrano aver riportato ingenti danni. © 2023 Planet Labs

Israele/TPO "Nessun luogo sicuro a Gaza": Gli attacchi israeliani illeciti dimostrano un disprezzo per le vite dei palestinesi

Comunicato stampa, 20 novembre 2023, Londra/Lugano – Contatto media
Le forze israeliane hanno dimostrato - ancora una volta - un'agghiacciante indifferenza nei confronti del catastrofico tributo che i civili subiscono a causa dei loro continui e incessanti bombardamenti sulla Striscia di Gaza occupata.

Nell'ambito delle indagini in corso sulle violazioni delle leggi della guerra, Amnesty International ha documentato due casi emblematici in cui gli attacchi israeliani hanno ucciso 46 civili, tra cui 20 bambini. La vittima più anziana era una donna di 80 anni e la più giovane un bambino di tre mesi. Questi attacchi devono essere indagati come crimini di guerra.

Gli attacchi, avvenuti il 19 e il 20 ottobre, hanno colpito un edificio religioso in cui si rifugiavano centinaia di civili sfollati a Gaza City e una casa nel campo profughi di al-Nuseirat, nel centro di Gaza.

Sulla base della propria indagine approfondita, Amnesty International ha stabilito che questi attacchi sono stati indiscriminati o attacchi diretti a civili o oggetti civili, che devono essere indagati come crimini di guerra.

"Questi attacchi mortali e illeciti appartengono a un modello documentato di non rispetto dei civili palestinesi e dimostrano l'impatto devastante dell'assalto senza precedenti da parte dell'esercito israeliano, che non ha lasciato nessun luogo sicuro a Gaza, indipendentemente da dove i civili vivano o cerchino riparo", ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice di Ricerca globale, advocacy e politica di Amnesty International.

"Esortiamo il procuratore della Corte penale internazionale a intraprendere immediatamente azioni concrete per accelerare l'indagine sui crimini di guerra e altri crimini di diritto internazionale aperta nel 2021".

"Le strazianti testimonianze dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime che descrivono il devastante tributo umano conseguenza di questi bombardamenti offrono un'istantanea della sofferenza di massa che viene inflitta quotidianamente ai civili in tutta Gaza dagli incessanti attacchi dell'esercito israeliano, sottolineando l'urgente necessità di un immediato cessate il fuoco."

Amnesty International ha visitato i luoghi degli attacchi, ha scattato foto delle conseguenze di ogni attacco e ha intervistato un totale di 14 persone, tra cui nove sopravvissuti, due altri testimoni, un parente delle vittime e due leader della Chiesa. Il Crisis Evidence Lab di Amnesty International ha analizzato immagini satellitari e materiale audiovisivo open source per geolocalizzare e verificare gli attacchi.

L'organizzazione ha anche esaminato le dichiarazioni pertinenti da parte dell'esercito israeliano e ha inviato domande al portavoce dell'esercito israeliano il 30 ottobre in merito all'attacco alla chiesa e all'attacco al campo di al-Nuseirat. Al momento della pubblicazione, non è stata ricevuta alcuna risposta.

Le autorità israeliane non hanno pubblicato alcuna prova credibile alla base di questi attacchi, compresi i presunti obiettivi militari presenti. Al contrario, nel caso del bombardamento della chiesa, l'esercito israeliano ha pubblicato informazioni contraddittorie, tra cui un video che ha poi ritirato e una dichiarazione che non è riuscita a comprovare. La ricerca di Amnesty International non ha trovato alcuna indicazione secondo la quale gli edifici colpiti potessero essere considerati obiettivi militari o fossero utilizzati dai combattenti.

Questi risultati si basano su una precedente documentazione di Amnesty International di attacchi israeliani illeciti durante l'attuale escalation e su documentazione che riguarda uno schema simile di attacchi illeciti durante i precedenti cicli di operazioni israeliane a Gaza. L'attuale bombardamento non ha eguali a Gaza per intensità, numero di civili uccisi e livello di distruzione di case, scuole, ospedali e altre infrastrutture civili.

"L'organizzazione ha documentato ampiamente il disprezzo da parte delle forze israeliane per il diritto umanitario internazionale in precedenti operazioni militari, ma l'intensità e la crudeltà dell'attuale bombardamento non ha eguali", ha dichiarato Erika Guevara-Rosas.

" Lo spaventoso bilancio delle vittime a Gaza - con oltre 11.000 palestinesi uccisi, tra cui più di 4.600 bambini in sole sei settimane - è di per sé un segnale di quanto le vite dei palestinesi siano sacrificabili agli occhi delle forze israeliane che ordinano ed eseguono questi attacchi".

Il mio cuore è morto con i miei figli

Il 19 ottobre, un attacco aereo israeliano ha distrutto un edificio nel complesso della Chiesa greco-ortodossa di San Porfirio, nel cuore della città vecchia di Gaza, dove si erano rifugiati circa 450 sfollati della piccola comunità cristiana di Gaza. L'attacco ha ucciso 18 civili e ferito almeno altri 12.

Ramez al-Sury, che ha perso i suoi tre figli e altri 10 parenti nell'attacco, ha dichiarato ad Amnesty International: "Il mio cuore è morto con i miei figli quella sera. Tutti i miei figli sono stati uccisi: Majid, 11 anni, Julie, 12 anni, e Suhail, 14 anni. Non mi è rimasto nulla. Avrei dovuto morire con i miei figli. Li ho lasciati solo due minuti prima. Mia sorella mi ha chiamato per scendere in cantina ad aiutare mio padre [che è] costretto a letto da un ictus... I miei figli sono rimasti nella stanza con i miei cugini e le loro mogli e figli. In quel momento è avvenuto il bombardamento che ha ucciso tutti."

"Abbiamo lasciato le nostre case e siamo venuti a stare in chiesa perché pensavamo che qui saremmo stati protetti. Non avevamo nessun altro posto dove andare... La chiesa era piena di persone pacifiche, solo di persone pacifiche... Non c'è nessun posto sicuro a Gaza durante questa guerra. Bombardamenti ovunque, giorno e notte. Ogni giorno vengono uccisi sempre più civili. Preghiamo per la pace, ma i nostri cuori sono spezzati."

Sami Tarazi ha raccontato ad Amnesty International che i suoi genitori, Marwan e Nahed, sono stati uccisi, insieme alla nipotina di sei mesi, Joelle, e a una parente di 80 anni, Elaine.

Uno dei leader della chiesa ha dichiarato ad Amnesty International: "Non sappiamo perché questo bombardamento [sia stato lanciato] contro la nostra chiesa; nessuno ha fornito alcuna spiegazione per aver causato una simile tragedia. Questa è una chiesa, un luogo di pace, amore e preghiera... In questo momento non c'è sicurezza da nessuna parte a Gaza".

Il 20 ottobre, l'esercito israeliano ha pubblicato sui social media un video di un drone, esaminato e archiviato da Amnesty International, che mostra il momento dell'attacco aereo su un edificio all'interno del complesso della chiesa. Diversi media hanno poi citato una dichiarazione militare israeliana che indicava che "i jet da combattimento dell'IDF hanno colpito il centro di comando e controllo appartenente a un terrorista di Hamas coinvolto nel lancio di razzi e mortai verso Israele", riconoscendo che "un muro di una chiesa nella zona è stato danneggiato" come risultato dell'attacco e assicurando che "è in corso la riesamina dell'incidente".

Tuttavia, il video militare israeliano che mostra l'attacco è stato nel frattempo cancellato e non sono state fornite informazioni dall'esercito o dalle autorità israeliane a sostegno dell'affermazione che l'edificio della chiesa distrutta fosse un "centro di comando e controllo" di Hamas, né ulteriori informazioni sulla presunta revisione dell'attacco. 

Il Crisis Evidence Lab di Amnesty International ha esaminato, verificato e geolocalizzato i video e le immagini postate sui social media delle fasi immediatamente successive all'attacco e ha analizzato le immagini satellitari del luogo prima e dopo l'attacco, confermando la distruzione di un edificio e la parziale distruzione di un altro nel complesso della chiesa.

L'esperto di armi di Amnesty International ha esaminato anche i video e le altre immagini dell'esercito e ha concluso che un grosso proiettile lanciato dall'aria ha colpito direttamente l'edificio in cui si rifugiavano le persone uccise e ferite. 

I funzionari della Chiesa avevano dichiarato pubblicamente che centinaia di civili si erano rifugiati lì prima dell'attacco: la loro presenza sarebbe quindi stata nota all'esercito israeliano. La decisione dell'esercito israeliano di procedere con l'attacco a un complesso ecclesiastico noto e a un luogo di accoglienza per i civili sfollati è stata sconsiderata e costituisce pertanto un crimine di guerra, anche se si riteneva che nelle vicinanze vi fosse un obiettivo militare.

"Vivrò con questo senso di colpa per il resto della mia vita"

Il 20 ottobre, intorno alle 14:00 ora locale, 28 civili - tra cui 12 bambini - sono stati uccisi da un attacco israeliano che ha distrutto la casa della famiglia al-Aydi e danneggiato gravemente due case vicine nel campo profughi di al-Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale, all'interno dell'area in cui l'esercito israeliano aveva ordinato ai residenti del nord di Gaza di trasferirsi.

Rami al-Aydi, sua moglie Ranin e i loro tre figli - Ghina, 10 anni, Maya, 8, e Iyad, 6 - sono stati uccisi. Anche Zeina Abu Shehada e i suoi due figli, Amir al-Aydi, di quattro anni, e Rakan al-Aydi, di tre, sono stati uccisi, insieme alle due sorelle e alla madre di Zeina.

Hani al-Aydi, sopravvissuto all'attacco, ha raccontato ad Amnesty International: "Eravamo seduti a casa, piena di gente, di bambini, di parenti. All'improvviso, senza alcun preavviso, tutto è crollato sulla nostra testa. Tutti i miei fratelli sono morti, i miei nipoti, le mie nipoti... Mia madre è morta, le mie sorelle sono morte, la nostra casa non c'è più... Non c'è più niente qui, e ora non abbiamo più niente e siamo sfollati. Non so quanto peggiorerà la situazione. Potrebbe andare peggio?".

La moglie e le tre figlie di Hazem Abu Shehada sono state tra le vittime. Si erano trasferiti dal vicino campo profughi di al-Maghazi in cerca di sicurezza. Ha dichiarato ad Amnesty International: "Vivrò con questo senso di colpa per il resto della mia vita. Sono stato io a suggerire loro di trasferirsi lì temporaneamente. Vorrei non averlo fatto, vorrei poter tornare indietro nel tempo. Preferirei che morissimo tutti insieme piuttosto che perdere la mia famiglia".

L'attacco ha anche causato gravi danni e la distruzione quasi totale delle case vicine delle famiglie al-Ashram e Abu Zarqa. Nella casa degli Abu Zarqa sono state uccise sei persone, tra cui quattro bambini: le sorelle Sondos, 12 anni, e Areej, 11 anni, e i loro cugini Yara, 10 anni, e Khamis Abu Tahoun, 12 anni.

L'indagine di Amnesty International ha rilevato che tutte le persone presenti nella casa degli al-Aydi, colpita direttamente, e nelle due case vicine erano civili. Due membri della famiglia al-Aydi avevano un permesso di lavoro in Israele, che richiede rigorosi controlli di sicurezza da parte delle autorità israeliane, per coloro che ottengono il permesso e per la loro famiglia allargata.

Le immagini satellitari del sito confermano la distruzione - coerente con un attacco aereo - tra il 20 ottobre alle 11:19 UTC e il 21 ottobre alle 08:22 UTC. L'area e molte delle strutture sembrano aver subito danni significativi.

Diritto internazionale umanitario

Le parti in conflitto armato devono sempre distinguere tra civili e oggetti civili, da un lato, e combattenti e obiettivi militari, dall'altro. Gli attacchi diretti ai civili e agli oggetti civili sono proibiti, così come gli attacchi indiscriminati.

Quando attacca un obiettivo militare, Israele è obbligato a prendere tutte le precauzioni possibili per evitare, e in ogni caso ridurre al minimo, la morte e le lesioni ai civili e i danni agli oggetti civili. Tali precauzioni includono fare tutto il possibile per verificare che un obiettivo sia un obiettivo militare; scegliere mezzi e metodi di attacco che riducano al minimo i danni ai civili; valutare se un attacco sarebbe sproporzionato; dare un efficace preavviso, ove possibile; e annullare un attacco se dovesse risultare illegale. 

Amnesty International non ha trovato alcuna indicazione della presenza di obiettivi militari sul luogo dei due attacchi o che le persone negli edifici fossero obiettivi militari, sollevando la preoccupazione che questi attacchi fossero attacchi diretti a civili o a oggetti civili.

Ma anche se ci fosse stato un obiettivo militare legittimo nelle vicinanze di uno degli edifici colpiti, questi attacchi non sono riusciti a distinguere tra obiettivi militari e oggetti civili. Le prove raccolte da Amnesty International indicano anche che l'esercito israeliano non ha preso le precauzioni necessarie per ridurre al minimo i danni ai civili e alle proprietà civili, tra cui il fatto di non aver dato alcun preavviso - almeno a chi viveva nei luoghi colpiti - prima di lanciare gli attacchi.

Gli attacchi indiscriminati che uccidono o feriscono i civili costituiscono crimini di guerra. Un modello di lunga data di attacchi sconsiderati che colpiscono oggetti civili, che Amnesty International ha documentato durante gli attacchi in corso da parte di Israele, così come durante i conflitti del 2008-9, 2014 e 2021, può equivalere a dirigere attacchi contro civili e oggetti civili, anch'essi un crimine di guerra.

L'altissima densità di popolazione a Gaza comporta ulteriori sfide per tutte le parti coinvolte nel conflitto. Hamas e gli altri gruppi armati sono tenuti, in base al diritto umanitario internazionale, a prendere le precauzioni possibili per proteggere i civili dagli effetti degli attacchi. Ciò include, per quanto possibile, evitare di localizzare obiettivi militari all'interno o in prossimità di aree densamente popolate.

Tuttavia, anche se i gruppi armati non adempiono ai loro obblighi, Israele rimane vincolato dal diritto umanitario internazionale, compresi i divieti contro gli attacchi indiscriminati e sproporzionati.

Contesto

Amnesty International chiede un cessate il fuoco immediato da parte di tutte le parti per evitare ulteriori perdite di vite civili e per garantire l'accesso agli aiuti alla popolazione di Gaza in una catastrofe umanitaria senza precedenti.

Amnesty International ha documentato come Hamas e altri gruppi armati abbiano lanciato razzi indiscriminati verso Israele il 7 ottobre 2023 e inviato combattenti che hanno commesso crimini di guerra, come uccisioni deliberate di massa di civili e presa di ostaggi. Secondo le autorità israeliane, almeno 239 persone, tra cui 33 bambini, rimangono ostaggio di Hamas e di altri gruppi armati a Gaza.

L'organizzazione ha anche documentato prove schiaccianti di crimini di guerra commessi dalle forze israeliane durante l'offensiva su Gaza, compresi altri attacchi indiscriminati che hanno causato vittime civili di massa, spazzato via intere famiglie e distrutto quartieri residenziali.