I residenti di una casa cercano i resti delle loro cose vicino al campo profughi di Nuseirat a Deir al-Balah, Gaza, 21 novembre 2023 © Ashraf Amra/Anadolu via Getty Images
I residenti di una casa cercano i resti delle loro cose vicino al campo profughi di Nuseirat a Deir al-Balah, Gaza, 21 novembre 2023 © Ashraf Amra/Anadolu via Getty Images

Israele – Territori palestinesi occupati L’accordo per la liberazione di ostaggi e prigionieri non basta

In risposta alla notizia dell’accordo raggiunto per liberare almeno 50 ostaggi israeliani, in gran parte donne e bambini, in cambio della liberazione di 150 prigionieri palestinesi, molti dei quali sono minorenni, e di una pausa umanitaria iniziale della durata di quattro giorni nei combattimenti tra le forze israeliane, Hamas e altri gruppi armati palestinesi nella Striscia di Gaza occupata, la Segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard, ha dichiarato:

“La notizia della liberazione di almeno 50 ostaggi detenuti da Hamas e altri gruppi armati palestinesi, insieme a 150 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, è un sollievo per tutte le persone coinvolte e per le loro famiglie. Tuttavia, è necessario fare molto di più per far fronte alla sofferenza e alle ingiustizie in corso”.

“Nonostante l’orrore vissuto dagli ostaggi dovrebbe essere giunto al termine, il loro trauma durerà nel tempo. Ribadiamo il nostro appello affinché tutti i gruppi armati procedano immediatamente alla liberazione di tutti gli altri civili ancora in ostaggio nella Striscia di Gaza. La liberazione dei detenuti palestinesi non dovrebbe costituire una condizione preliminare per quella degli ostaggi. Il sequestro di ostaggi è un crimine di guerra e coloro che sono responsabili di rapimenti e privazioni della libertà di civili devono essere chiamati a rispondere delle proprie azioni”.

“Chiediamo anche alle autorità israeliane di liberare tutti i palestinesi detenuti illegalmente, inclusi coloro che sono in detenzione amministrativa senza accusa né processo. Tra coloro che dovrebbero essere liberati, vi sono numerosi minorenni, il più giovane dei quali ha 14 anni; molti di loro sono detenuti senza aver ancora subito una condanna. Israele è tenuto a rispettare l’obbligo di liberare i prigionieri palestinesi trattenuti in modo arbitrario, in ogni circostanza”.

“Nelle ultime settimane, le ricerche di Amnesty International hanno evidenziato un allarmante peggioramento delle condizioni dei detenuti palestinesi, soggetti a pratiche punitive di tortura e umiliazione, vittime dell’aumento dell’utilizzo della detenzione amministrativa e dell’attuazione dello ‘stato d’emergenza nelle prigioni’, che ha così facilitato trattamenti crudeli e disumani dei prigionieri. La detenzione arbitraria, la tortura e gli altri maltrattamenti costituiscono crimini di guerra quando vengono perpetrati contro persone protette in un territorio occupato”.

“La breve pausa umanitaria di quattro giorni sarà un breve sollievo per oltre due milioni di civili che hanno subito il peso degli incessanti attacchi quotidiani di Israele nella Striscia di Gaza occupata. Tuttavia, fermare i combattimenti solo per alcuni giorni è ben lungi dall’essere sufficiente per far fronte alla sofferenza catastrofica o alleviare gli orribili danni inflitti ai civili”.

“Chiediamo a tutti i negoziatori coinvolti in questa prima pausa umanitaria, alle autorità israeliane, ad Hamas e agli altri gruppi armati palestinesi di fare assolutamente tutto il possibile affinché si trasformi in un cessate il fuoco di lungo periodo. L’umanità deve prevalere, non solo una piccola parte di essa”.

“Finora gli incessanti bombardamenti da parte di Israele hanno portato a uno spargimento di sangue di massa e alla sofferenza di milioni di persone: un fatto senza precedenti per l’intensità e la dimensione della devastazione e della sofferenza. A Gaza sono state uccise oltre 14.000 persone, tra le quali 5500 bambini. Il 7 ottobre gli orribili attacchi di Hamas e di altri gruppi armati palestinesi in Israele hanno ucciso oltre 1200 persone. L’intensificarsi dell’assedio israeliano ha interrotto le forniture di acqua, cibo, medicine e carburante a persone in disperato bisogno: si è trattato di un deliberato atto di crudeltà inteso come punizione collettiva nei confronti della popolazione civile della Striscia di Gaza”.

Amnesty International ha rinnovato la sua richiesta di un cessate il fuoco effettivo, che riguardi tutta la Striscia di Gaza, sia di durata sufficiente per consentire di alleviare in modo sostanziale la sofferenza della popolazione, abbia come presupposto il movimento, libero e in condizioni di sicurezza, dei civili e del personale umanitario e permetta il recupero e la sepoltura delle persone decedute, le cure mediche ai feriti, le riparazioni dei danni agli ospedali e alle cliniche e la consegna di forniture mediche essenziali.

Amnesty International ha inoltre reiterato la richiesta che sia consentito pieno accesso alla Striscia di Gaza a osservatori indipendenti, tra i quali lo staff dell’Alto commissario Onu per i diritti umani, la Commissione d’inchiesta su Israele e i Territori palestinesi occupati, la relatrice speciale Onu sui Territori palestinesi occupati, la Corte penale internazionale e le organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International, allo scopo di condurre indagini sul posto, anche sugli attacchi indiscriminati e sproporzionali dal cielo e da terra e su altre violazioni del diritto internazionale umanitario da chiunque commesse.

La dichiarazione di Amnesty International su cosa un cessate il fuoco dovrebbe comprendere è qui:

Ulteriori informazioni

Secondo l’attuale contenuto dell’accordo negoziato, durante una pausa umanitaria dei combattimenti della durata di quattro giorni dovrebbero essere liberati almeno 50 bambini e donne israeliani ostaggi a Gaza. Ogni dieci ulteriori ostaggi liberati la sospensione dei combattimenti sarà prolungata di un giorno.

L’accordo potrebbe includere ulteriori 50 ostaggi e fino a 300 detenuti palestinesi le cui generalità sono state rese note dal ministero della Giustizia israeliano. Secondo fonti di stampa, la pausa dei combattimenti potrebbe essere estesa fino a un massimo di dieci giorni.