Khan Yunis, Gaza, 19 ottobre 2023: sopravvissuti cercano le vittime tra le macerie © Getty Images
Khan Yunis, Gaza, 19 ottobre 2023: sopravvissuti cercano le vittime tra le macerie © Getty Images

Israele/TPO Prove schiaccianti di crimini di guerra quando gli attacchi israeliani spazzano via intere famiglie a Gaza

Comunicato stampa, 20 ottobre 2023, Londra/Lugano – Contatto media
Mentre le forze israeliane continuano a intensificare il loro devastante assalto alla Striscia di Gaza occupata, Amnesty International ha documentato attacchi israeliani illegali, compresi quelli indiscriminati, che hanno causato vittime civili di massa e devono essere indagati come crimini di guerra.

L'organizzazione ha parlato con sopravvissuti e testimoni oculari, ha analizzato immagini satellitari e verificato foto e video per indagare sui bombardamenti aerei condotti dalle forze israeliane tra il 7 e il 12 ottobre, in seguito ai quali sono state causate orribili distruzioni e in alcuni casi sono state spazzate via intere famiglie. Qui l'organizzazione presenta un'nalisi approfondita delle proprie scoperte su cinque di questi attacchi illegali. In ognuno di questi casi, gli attacchi israeliani hanno violato il diritto umanitario internazionale, tra l'altro non prendendo precauzioni praticabili per risparmiare i civili, o effettuando attacchi indiscriminati che non hanno saputo distinguere tra civili e obiettivi militari, o effettuando attacchi che potevano essere diretti contro oggetti civili.

"Nel oro intento dichiarato di usare tutti i mezzi per distruggere Hamas, le forze israeliane hanno mostrato uno scioccante disprezzo per le vite dei civili. Hanno polverizzato una strada dopo l'altra di edifici residenziali uccidendo civili su larga scala e distruggendo infrastrutture essenziali, mentre le nuove restrizioni significano che Gaza sta rapidamente esaurendo acqua, medicine, carburante ed elettricità.  Testimoni oculari e dei sopravvissuti hanno evidenziato, ancora una volta, come gli attacchi israeliani abbiano decimato le famiglie palestinesi, causando una tale distruzione che i parenti sopravvissuti non hanno altro che macerie per ricordare i loro cari", ha dichiarato Agnès Callamard, Segretaria generale di Amnesty International.

"I cinque casi presentati scalfiscono appena la superficie dell'orrore che Amnesty ha documentato e illustrano l'impatto devastante che i bombardamenti aerei di Israele stanno avendo sulla popolazione di Gaza. Per 16 anni, il blocco illegale di Israele ha reso Gaza la più grande prigione a cielo aperto del mondo: la comunità internazionale deve agire ora per evitare che diventi un gigantesco cimitero. Chiediamo alle forze israeliane di porre immediatamente fine agli attacchi illegali a Gaza e di garantire che si prendano tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo i danni ai civili e agli oggetti civili. Gli alleati di Israele devono imporre immediatamente un embargo completo sulle armi, dato che vengono commesse gravi violazioni del diritto internazionale".

Dal 7 ottobre le forze israeliane hanno lanciato migliaia di bombardamenti aerei nella Striscia di Gaza, uccidendo almeno 3.793 persone, per lo più civili, tra cui più di 1.500 bambini, secondo il Ministero della Sanità palestinese a Gaza. Circa 12.500 persone sono rimaste ferite e più di 1.000 corpi sono ancora intrappolati sotto le macerie.

In Israele, più di 1.400 persone, la maggior parte delle quali civili, sono state uccise e circa 3.300 altre sono rimaste ferite, secondo il Ministero della Sanità israeliano, dopo che gruppi armati della Striscia di Gaza hanno lanciato un attacco senza precedenti contro Israele, il 7 ottobre. Hanno lanciato razzi indiscriminati e inviato combattenti nel sud di Israele che hanno commesso crimini di guerra, tra cui l'uccisione deliberata di civili e la presa di ostaggi. L'esercito israeliano afferma che i combattenti hanno anche riportato nella Striscia di Gaza più di 200 ostaggi civili e militari prigionieri.

"Amnesty International chiede ad Hamas e agli altri gruppi armati di rilasciare urgentemente tutti gli ostaggi civili e di interrompere immediatamente il lancio di razzi indiscriminati. Non può esserci alcuna giustificazione per l'uccisione intenzionale di civili in nessuna circostanza", ha dichiarato Agnès Callamard.

Alcune ore dopo l'inizio degli attacchi, le forze israeliane hanno iniziato il loro massiccio bombardamento di Gaza. Da allora, Hamas e altri gruppi armati hanno continuato a lanciare razzi indiscriminati contro aree civili in Israele, in attacchi che devono essere indagati come crimini di guerra. Nel frattempo, nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, almeno 79 palestinesi, tra cui 20 bambini, sono stati uccisi dalle forze israeliane o dai coloni, in un'ondata di uso eccessivo della forza da parte dell'esercito israeliano e in un'escalation di violenza da parte dei coloni sostenuti dallo Stato, su cui anche Amnesty International sta indagando.

Amnesty International continua a indagare su decine di attacchi a Gaza. Questa pubblicazione si concentra su cinque attacchi illegali che hanno colpito edifici residenziali, un campo profughi, una casa e un mercato pubblico. L'esercito israeliano sostiene di attaccare solo obiettivi militari, ma in diversi casi Amnesty International non ha trovato prove della presenza di combattenti o di altri obiettivi militari nelle vicinanze al momento degli attacchi. Amnesty International ha anche riscontrato che l'esercito israeliano non ha preso tutte le precauzioni possibili prima degli attacchi, anche non dando ai civili palestinesi avvisi preventivi efficaci - in alcuni casi non ha avvertito affatto i civili e in altri ha emesso avvisi inadeguati.

"La nostra ricerca evidenzia prove schiaccianti di crimini di guerra nella campagna di bombardamenti di Israele che devono essere indagate con urgenza. Decenni di impunità e ingiustizia e il livello di morte e distruzione senza precedenti dell'attuale offensiva non faranno altro che provocare ulteriore violenza e instabilità in Israele e nei Territori palestinesi occupati", ha dichiarato Agnès Callamard.

"È fondamentale che l'Ufficio del Procuratore della Corte penale internazionale acceleri con urgenza le indagini in corso sulle prove di crimini di guerra e altri crimini di diritto internazionale commessi da tutte le parti. Senza giustizia e senza lo smantellamento del sistema di apartheid di Israele contro i palestinesi, non ci potrà essere fine alle orribili sofferenze dei civili a cui stiamo assistendo".

L'incessante bombardamento di Gaza ha portato sofferenze inimmaginabili a persone che stanno già affrontando una terribile crisi umanitaria. Dopo 16 anni di blocco illegale da parte di Israele, il sistema sanitario di Gaza è già vicino alla rovina e la sua economia è a pezzi. Gli ospedali sono al collasso, incapaci di far fronte all'enorme numero di feriti e disperatamente privi di farmaci e attrezzature salvavita.

Amnesty International chiede alla comunità internazionale di sollecitare Israele a porre fine al suo assedio totale, con il quale ha tagliato fuori la popolazione di Gaza dal cibo, dall'acqua, dall'elettricità e dal carburante, e di far entrare urgentemente gli aiuti umanitari nella Striscia. Deve inoltre fare pressione su Israele affinché tolga il suo blocco di lunga data su Gaza, che equivale a una punizione collettiva della popolazione civile, è un crimine di guerra e rappresenta un aspetto chiave del sistema di apartheid di Israele. Infine, le autorità israeliane devono revocare il loro "ordine di evacuazione" che può equivalere a un trasferimento forzato della popolazione.

I civili di Gaza pagano il prezzo

Amnesty International ha indagato su cinque attacchi israeliani contro la Striscia di Gaza, avvenuti tra il 7 e il 12 ottobre. Tra il 2012 e il 2022, le autorità israeliane hanno negato, o non hanno risposto, a tutte le richieste di Amnesty International di accedere a Gaza. Per questo motivo, l'organizzazione ha lavorato con un operatore sul campo con sede a Gaza che ha visitato i luoghi degli attacchi e ha raccolto testimonianze e altre prove. I ricercatori di Amnesty International hanno intervistato 17 sopravvissuti e altri testimoni oculari, oltre a sei parenti delle vittime per telefono, per i cinque casi inclusi in questo rapporto. Il Crisis Evidence Lab dell'organizzazione ha analizzato immagini satellitari e verificato foto e video dei luoghi degli attacchi.

Nei cinque casi descritti di seguito, Amnesty International ha riscontrato che le forze israeliane hanno effettuato attacchi che hanno violato il diritto umanitario internazionale, anche non prendendo precauzioni attuabili per risparmiare i civili, o effettuando attacchi indiscriminati che non hanno saputo distinguere tra civili e obiettivi militari, o effettuando attacchi che potevano essere diretti contro oggetti civili.

Secondo il diritto internazionale umanitario, tutte le parti in conflitto devono sempre distinguere tra civili e oggetti civili e combattenti e obiettivi militari e dirigere i loro attacchi solo contro combattenti e obiettivi militari. Gli attacchi diretti contro civili o oggetti civili sono vietati e costituiscono crimini di guerra. Sono vietati anche gli attacchi indiscriminati, cioè quelli che non distinguono come richiesto. Quando un attacco indiscriminato uccide o ferisce civili, equivale a un crimine di guerra. Sono vietati anche gli attacchi sproporzionati, quelli in cui il danno previsto ai civili e agli oggetti civili è eccessivo rispetto al "vantaggio militare concreto e diretto previsto". Lanciare consapevolmente un attacco sproporzionato è un crimine di guerra. 

Intere famiglie spazzate via

Intorno alle 20:20 del 7 ottobre, le forze israeliane hanno colpito un edificio residenziale di tre piani nel quartiere al-Zeitoun di Gaza City, dove risiedevano tre generazioni della famiglia al-Dos. Nell'attacco sono stati uccisi quindici membri della famiglia, sette dei quali bambini. Le vittime includono Awni e Ibtissam al-Dos e i loro nipoti e omonimi Awni, 12 anni, e Ibtissam, 17 anni; Adel e Ilham al-Dos e tutti e cinque i loro figli. Il piccolo Adam, di appena 18 mesi, è stata la vittima più giovane.

Mohammad al-Dos, il cui figlio Rakan di cinque anni è rimasto ucciso nell'attacco, ha raccontato ad Amnesty International:

"Due bombe sono cadute all'improvviso sopra l'edificio e lo hanno distrutto. Io e mia moglie siamo stati fortunati a sopravvivere perché alloggiavamo all'ultimo piano. Lei era incinta di nove mesi e ha partorito all'ospedale al-Shifa un giorno dopo l'attacco. Tutta la nostra famiglia è stata distrutta".

Amnesty International ha intervistato un vicino la cui casa è stata danneggiata dall'attacco. Come Mohammad al-Dos, ha raccontato di non aver ricevuto alcun avvertimento dalle forze israeliane e nemmeno da nessuno della sua famiglia.

"È stato improvviso, boom, nessuno ci ha detto nulla", ha detto.

Il fatto che l'edificio fosse pieno di civili al momento dell'attacco aereo avvalora ulteriormente la testimonianza dei sopravvissuti che hanno detto che le forze israeliane non hanno dato alcun avvertimento. I parenti, i vicini e le squadre di soccorso hanno impiegato più di sei ore per rimuovere i corpi da sotto le macerie.

Le ricerche di Amnesty International non hanno trovato alcuna prova della presenza di obiettivi militari nell'area al momento dell'attacco. Se le forze israeliane hanno attaccato questo edificio residenziale sapendo che al momento dell'attacco erano presenti solo civili, si tratterebbe di un attacco diretto a un oggetto civile o a civili, che sono vietati e costituiscono crimini di guerra. Israele non ha offerto alcuna spiegazione sull'incidente. Spetta a chi attacca dimostrare la legittimità della propria condotta militare. Anche se le forze israeliane avessero preso di mira quello che consideravano un obiettivo militare, attaccare un edificio residenziale, in un momento in cui era pieno di civili, nel cuore di un quartiere civile densamente popolato, in un modo che ha causato questo numero di vittime civili e questo grado di distruzione sarebbe indiscriminato. Gli attacchi indiscriminati che uccidono e feriscono i civili sono crimini di guerra.

Il 10 ottobre, un attacco aereo israeliano contro la casa di una famiglia ha ucciso 12 membri della famiglia Hijazi e quattro dei loro vicini, in al-Sahaba Street, a Gaza City. Tra le vittime anche tre bambini. L'esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito obiettivi di Hamas nell'area, ma non ha fornito ulteriori informazioni né prove della presenza di obiettivi militari. Le ricerche di Amnesty International non hanno trovato alcuna prova della presenza di obiettivi militari nell'area al momento dell'attacco.

Amnesty International ha parlato con Kamal Hijazi, che ha perso la sorella, i due fratelli e le loro mogli, cinque nipoti e due cugini nell'attacco. Ha raccontato:

"La nostra casa di famiglia, una casa a tre piani, è stata bombardata alle 17.15. È stato improvviso, senza alcun preavviso; per questo tutti erano a casa".

Anche Ahmad Khalid Al-Sik, uno dei vicini della famiglia Hijazi, è stato ucciso. Aveva 37 anni e tre figli piccoli, tutti feriti nell'attacco. Il padre di Ahmad ha descritto l'accaduto:

"Ero a casa nel nostro appartamento e Ahmad era al piano di sotto quando la casa di fronte [appartenente alla famiglia Hijazi] è stata bombardata e lui è stato ucciso. Stava andando a tagliarsi i capelli dal barbiere, che si trova accanto all'ingresso del nostro edificio. Quando Ahmad è uscito per andare a tagliarsi i capelli, non potevo immaginare che non l'avrei più rivisto. Il bombardamento è stato improvviso, inaspettato. Non c'è stato alcun preavviso; le persone erano impegnate nelle loro attività quotidiane".

Anche il barbiere che doveva tagliare i capelli ad Ahmad è stato ucciso.

Secondo i risultati delle indagini di Amnesty International, non c'erano obiettivi militari nella casa o nelle sue immediate vicinanze, il che indica che potrebbe trattarsi di un attacco diretto ai civili o a un oggetto civile, che è proibito e costituisce un crimine di guerra.

Avvertimenti inadeguati

Nei casi documentati da Amnesty International, l'organizzazione ha ripetutamente riscontrato che l'esercito israeliano non ha avvertito affatto i civili o ha emesso avvisi inadeguati. In alcuni casi, hanno informato una sola persona di un attacco che ha colpito interi edifici o strade piene di persone o hanno emesso ordini di "evacuazione" poco chiari che hanno lasciato i residenti confusi sui tempi. In nessun caso le forze israeliane si sono assicurate che i civili avessero un luogo sicuro dove evacuare. In un attacco al mercato di Jabalia, le persone avevano lasciato le loro case in risposta a un ordine di "evacuazione", per poi essere uccise nel luogo in cui erano fuggite. 

L'8 ottobre, un attacco aereo israeliano ha colpito il campo profughi di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza, uccidendo Mohammed e Shuruq al-Naqla, e due dei loro figli, Omar, di tre anni, e Yousef, di cinque, e ferendo la loro figlia di due anni, Mariam, e il nipote di tre anni, Abdel Karim. Circa 20 altre persone sono rimaste ferite nell'attacco.

Ismail al-Naqla, fratello di Mohammed e padre di Abdel Karim, ha raccontato ad Amnesty International che il loro vicino di casa ha ricevuto una telefonata dall'esercito israeliano intorno alle 10:30, avvertendo che il suo edificio stava per essere bombardato. Ismail e Mohammed e le loro famiglie hanno lasciato immediatamente l'edificio, così come i loro vicini. Alle 15:30 non c'era stato alcun attacco, così gli al-Naqla e gli altri sono andati a casa a raccogliere beni di prima necessità. Ismail ha spiegato che avevano pensato che sarebbe stato sicuro farlo, dato che erano passate cinque ore dall'allarme, anche se avevano intenzione di ripartire molto rapidamente.

Ma mentre stavano rientrando nei loro appartamenti, una bomba ha colpito l'edificio accanto, distruggendo la casa degli al-Naqla e danneggiandone altre nelle vicinanze. Mohammed e la sua famiglia erano ancora nel cortile del loro edificio quando sono stati uccisi. Ismail ha descritto di aver visto parte del cervello di suo nipote Yousef, di cinque anni, "fuori dalla testa" e ha detto che il corpo di Omar, di tre anni, non è stato recuperato da sotto le macerie fino al giorno successivo. Ha raccontato ad Amnesty International che Mariam e Abdel Karim, i due bambini sopravvissuti, sono stati dimessi rapidamente dall'ospedale perché gli ospedali di Gaza sono sovraccarichi per il volume delle vittime.

Dare un avvertimento non libera le forze armate dagli altri obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario. In particolare, dato il tempo trascorso dall'avvertimento, chi ha effettuato l'attacco avrebbe dovuto verificare la presenza di civili prima di procedere con l'attacco. Inoltre, se, come sembra, si è trattato di un attacco diretto a un oggetto civile, ciò costituirebbe un crimine di guerra.

Tutti cercavano i propri figli

Intorno alle 10:30 del 9 ottobre, gli attacchi aerei israeliani hanno colpito un mercato nel campo profughi di Jabalia, situato a pochi chilometri a nord di Gaza City, uccidendo almeno 69 persone. La strada del mercato è nota per essere una delle aree commerciali più frequentate nel nord di Gaza. Quel giorno era ancora più affollata del solito, poiché era piena di migliaia di persone provenienti dalle aree vicine che erano fuggite dalle loro case a mani vuote la mattina stessa dopo aver ricevuto sms dall'esercito israeliano.

Il Crisis Evidence Lab di Amnesty ha esaminato sei video che mostrano le conseguenze dell'attacco aereo al mercato del campo di Jabalia. Le immagini mostrano un'area densamente popolata con edifici a più piani. I video delle conseguenze e le immagini satellitari mostrano almeno tre edifici a più piani completamente distrutti e diverse strutture nei dintorni pesantemente danneggiate. Nei filmati sono visibili anche numerosi cadaveri sotto le macerie.

Secondo le forze armate israeliane, quando hanno colpito il mercato di Jabalia hanno preso di mira "una moschea in cui erano presenti membri di Hamas", ma non hanno fornito alcuna prova a sostegno della loro affermazione. Comunque, l'appartenenza a un gruppo politico non rende di per sé un individuo bersagliabile. Le immagini satellitari analizzate da Amnesty International non mostrano alcuna moschea nelle immediate vicinanze della strada del mercato.

Sulla base delle testimonianze, delle immagini satellitari e dei video verificati, l'attacco, che ha causato un elevato numero di vittime civili, è stato indiscriminato e deve essere indagato come crimine di guerra.

Imad Hamad, 19 anni, è stato ucciso nell'attacco al mercato di Jabalia mentre stava andando a comprare pane e materassi per la famiglia. Suo padre, Ziyad Hamad, ha descritto ad Amnesty International come il giorno prima la loro famiglia avesse lasciato la casa di Beit Hanoun dopo aver ricevuto un messaggio di avvertimento dall'esercito israeliano e avesse camminato per quasi cinque chilometri fino a una scuola gestita dall'UNRWA, che stava operando come rifugio, nel campo di Jabalia.

Durante la camminata, suo figlio Imad aveva portato sulle spalle il fratellino più piccolo. Il giorno dopo, Ziyad ha raccontato ad Amnesty International che stava trasportando il corpo morto di Imad sulle proprie spalle, accompagnando il figlio alla sepoltura.

Ziyad ha descritto le scene infernali che ha incontrato all'obitorio dove ha trovato il corpo di suo figlio, insieme a molti altri.

"I corpi erano bruciati, avevo paura di guardare. Non volevo guardare, avevo paura di guardare il volto di Imad. I corpi erano sparsi sul pavimento. Tutti cercavano i loro figli in questi mucchi. Ho riconosciuto mio figlio solo dai pantaloni. Volevo seppellirlo subito, così ho preso in braccio mio figlio e l'ho portato fuori. L'ho portato in braccio".

Quando Amnesty International ha parlato con Ziyad e la sua famiglia di sfollati, si trovavano in una scuola gestita dall'UNRWA che ospitava gli sfollati. Ziyad ha raccontato che non c'erano servizi di base né servizi igienici e che non avevano materassi.

La disperazione di Ziyad per le ingiustizie subite è palpabile.

"Cosa ho fatto per meritarmi questo?", ha chiesto.

"Perdere mio figlio, perdere la mia casa, dormire sul pavimento di un'aula? I miei figli fanno pipì addosso, per il panico, per la paura, per il freddo. Noi non abbiamo nulla a che fare con tutto questo. Quale colpa abbiamo commesso? Ho cresciuto mio figlio, tutta la mia vita, per cosa? Per vederlo morire mentre comprava il pane".

Mentre il ricercatore di Amnesty parlava al telefono con Ziyad, un altro attacco aereo ha colpito nelle vicinanze.

Da quando i ricercatori di Amnesty hanno intervistato Ziyad, il 10 ottobre, le condizioni degli sfollati interni sono ulteriormente peggiorate, a causa dell'entità dello sfollamento e della portata delle distruzioni e degli effetti devastanti del blocco totale imposto dal 9 ottobre. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, il 19 ottobre il numero di sfollati interni a Gaza aveva raggiunto il milione, comprese le oltre 527.500 persone ospitate nei rifugi d'emergenza dell'UNRWA nel centro e nel sud di Gaza.

"Non possiamo nemmeno contare i nostri morti"

Il 10 ottobre, un attacco aereo israeliano ha colpito un edificio di sei piani a Sheikh Radwan, un quartiere di Gaza City, alle 16:30.  L'attacco ha distrutto completamente l'edificio e ha ucciso almeno 40 civili.

Le immagini satellitari indicano che gli edifici di questa strada sono stati danneggiati tra le 12:11UTC del 10 ottobre e le 7:30UTC dell'11 ottobre. Il Crisis Evidence Lab ha geolocalizzato due video postati sui social media che confermano la distruzione delle case a Sheikh Radwan. Uno dei video, pubblicato online il 10 ottobre, mostra persone che estraggono dalle macerie il corpo di un neonato morto.

Amnesty International ha parlato con Mahmoud Ashour, la cui figlia, Iman, e i suoi quattro figli, Hamza, sei mesi, Ahmad, due anni, Abdelhamid, sei, e Rihab, otto, sono stati uccisi nell'attacco.  

Ha detto:

"Mia figlia e i suoi figli sono venuti qui per cercare sicurezza perché questa zona era relativamente sicura nei precedenti attacchi. Ma non ho potuto proteggerli, di mia figlia non è rimasta traccia".

Mahmoud ha descritto l'entità della devastazione:

"Vi sto parlando ora mentre cerco di rimuovere le macerie con le mani. Non possiamo nemmeno contare i nostri morti".

Fawzi Naffar, 61 anni, ha raccontato che 19 membri della sua famiglia, tra cui moglie, figli e nipoti, sono stati uccisi dall'attacco aereo. Quando Amnesty International ha parlato con Fawzi, cinque giorni dopo l'attacco aereo, era riuscito a recuperare solo i resti della nuora e della "spalla del figlio". 

Le ricerche di Amnesty International hanno rilevato che un membro di Hamas risiedeva in uno dei piani dell'edificio, ma non era lì al momento dell'attacco aereo. L'appartenenza a un gruppo politico non rende un individuo un obiettivo militare.

Anche se quell'individuo fosse un combattente, la presenza di un combattente in un edificio civile non trasforma quell'edificio o i civili al suo interno in un obiettivo militare. Il diritto umanitario internazionale richiede che le forze israeliane prendano tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo i danni ai civili e alle proprietà civili, anche annullando o rinviando l'attacco se diventa evidente che sarebbe indiscriminato o comunque illegale.

Queste precauzioni non sono state prese prima dell'attacco aereo a Sheikh Radwan. Si sapeva che l'edificio era pieno di residenti civili, tra cui molti bambini, e il pericolo per loro poteva essere previsto. Si tratta di un attacco indiscriminato che ha ucciso e ferito civili e deve essere indagato come crimine di guerra.

Amnesty International chiede a; 

Alle autorità israeliane di:

  • Cessare immediatamente gli attacchi illegali e rispettare il diritto umanitario internazionale, anche assicurando di prendere tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo i danni ai civili e i danni agli oggetti civili e astenendosi da attacchi diretti contro civili e oggetti civili, da attacchi indiscriminati e sproporzionati.
  • Consentire immediatamente la consegna senza ostacoli di aiuti umanitari ai civili di Gaza.
  • Eliminare urgentemente il blocco illegale su Gaza, che equivale a una punizione collettiva ed è un crimine di guerra, di fronte all'attuale devastazione e agli imperativi umanitari.
  • Revocare il terribile ordine di "evacuazione", che ha lasciato più di un milione di persone sfollate.
  • Concedere l'accesso immediato alla Commissione d'inchiesta indipendente sui Territori palestinesi occupati per svolgere le indagini, compresa la raccolta di prove e testimonianze sensibili ai tempi.

La comunità internazionale e in particolare gli alleati di Israele, compresi gli Stati membri dell'UE, gli Stati Uniti e il Regno Unito, devono:

  • Adottare misure concrete per proteggere la popolazione civile di Gaza dagli attacchi illegali.
  • Imporre un embargo completo sulle armi a tutte le parti in conflitto, dato che vengono commesse gravi violazioni che equivalgono a crimini secondo il diritto internazionale. Gli Stati devono astenersi dal fornire a Israele armi e materiale militare, comprese le relative tecnologie, parti e componenti, assistenza tecnica, formazione, assistenza finanziaria o di altro tipo. Devono inoltre invitare gli Stati che forniscono armi ai gruppi armati palestinesi ad astenersi dal farlo.
  • Astenersi da qualsiasi dichiarazione o azione che possa, anche indirettamente, legittimare i crimini e le violazioni di Israele a Gaza.
  • Esercitare pressioni su Israele affinché rimuova il blocco illegale di 16 anni della Striscia di Gaza, che equivale a una punizione collettiva della popolazione, è un crimine di guerra ed è un aspetto chiave del sistema di apartheid di Israele.
  • Assicurarsi che l'indagine in corso della Corte penale internazionale sulla situazione della Palestina riceva pieno sostegno e tutte le risorse necessarie.

L'Ufficio del Procuratore della Corte Penale Internazionale deve:

  • Accelerare con urgenza le indagini in corso sulla situazione della Palestina, esaminando i presunti crimini commessi da tutte le parti, compreso il crimine contro l'umanità dell'apartheid contro i palestinesi.

Hamas e altri gruppi armati a:

  • Porre immediatamente fine agli attacchi deliberati contro i civili, al lancio di razzi indiscriminati e alla presa di ostaggi. Rilasciare immediatamente e senza condizioni gli ostaggi civili.