Un poliziotto anti sommossa spara dei lacrimogeni per disperdere dei manifestanti pro-democrazia a Colombo, Sri Lanka, il 9 maggio 2022 © Buddhika Weerasinghe/Getty Images
Un poliziotto anti sommossa spara dei lacrimogeni per disperdere dei manifestanti pro-democrazia a Colombo, Sri Lanka, il 9 maggio 2022 © Buddhika Weerasinghe/Getty Images

Mondo Il libero commercio di equipaggiamenti per il mantenimento dell’ordine alimenta le violazioni nel reprimere le proteste

Comunicato stampa, 12 luglio 2023, Londra/Lugano – Contatto media
Le aziende che vendono armi meno letali a Paesi che ne abusano per reprimere le proteste e gli Stati che ne autorizzano l'esportazione stanno alimentando una crisi globale dei diritti umani e devono porre fine a questo commercio irresponsabile. Lo dichiara oggi Amnesty International nel pubblicare una nuova indagine.

The Repression Trade: Investigating the Transfer of Weapons Used to Crush Dissent (Il commercio della repressione: indagine sul trasferimento di armi usate per reprimere il dissenso) identifica 23 grandi produttori di attrezzature meno letali e di munizioni da caccia i cui prodotti sono stati usati illegalmente nell’ambito delle proteste in 25 Paesi del mondo. Le armi - tra cui gas lacrimogeni, proiettili di gomma, manganelli e granate stordenti - sono state regolarmente utilizzate per violazioni dei diritti umani, tra cui la tortura o altri maltrattamenti di manifestanti e detenuti in tutto il mondo.

Amnesty International ha utilizzato tecniche open-source, analisi delle armi e dati sul commercio per mostrare come la mancanza di trasparenza e di regolamentazione statale del commercio di attrezzature per le forze dell'ordine debba essere affrontata con urgenza.

"Negli ultimi anni, armi meno letali sono state ripetutamente usate per intimidire e punire i manifestanti, causando migliaia di feriti evitabili e decine di morti in tutto il mondo", ha dichiarato Patrick Wilcken, ricercatore di Amnesty International sulle questioni militari, di sicurezza e di polizia.

"Alcune aziende hanno esportato regolarmente armi in Paesi con una situazione sconvolgente in materia di diritti umani, nonostante le denunce di abusi di tale equipaggiamento. La deplorevole mancanza di una regolamentazione statale del commercio favorisce le violazioni dei diritti umani e pregiudica il diritto alla protesta pacifica in tutto il mondo".

"Le aziende che producono queste armi hanno la responsabilità di porre fine al commercio irresponsabile di attrezzature per l'applicazione della legge. È ora che queste aziende rispettino pienamente tutti i diritti umani ovunque operino".

Gli Stati che approvano e autorizzano queste esportazioni stanno facilitando gravi violazioni dei diritti umani, tra cui la tortura e altri maltrattamenti, e devono urgentemente regolamentare questo commercio.

Amnesty International chiede agli Stati di ascoltare gli appelli del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura e di sostenere un solido Trattato internazionale sul commercio libero dalla tortura che proibisca le attrezzature per l'applicazione della legge intrinsecamente abusive e introduca controlli rigorosi, basati sui diritti umani, sul commercio di attrezzature per l'applicazione della legge spesso usate per la tortura o altri maltrattamenti.

Sfruttare il dolore

Esaminando i filmati delle proteste dell'ultimo decennio, Amnesty International ha trovato prove dell'uso sconsiderato di armi meno letali in tutte le regioni del mondo, a volte con conseguenze letali.

La campagna di Amnesty International, Protect the Protest, ha messo in luce numerose violazioni del diritto di manifestare a livello globale. I Paesi di tutto il mondo continuano a fare un uso improprio di armi meno letali come gas lacrimogeni, proiettili di gomma, spray al peperoncino e manganelli per molestare, intimidire, punire o allontanare i manifestanti, impedendo il loro diritto di riunione pacifica.

Il commercio di armi meno letali, compresi gli equipaggiamenti per il controllo delle folle, è oggi sempre più globalizzato. Cina, Corea del Sud, Stati Uniti e i principali Paesi europei dominano il mercato, ma anche le aziende delle economie in via di sviluppo - come Brasile, India e Turchia - producono armi per il loro mercato interno ed esportano ampiamente.

Cheddite è un'azienda franco-italiana che produce bossoli e cartucce. Le cartucce Cheddite, che possono essere riempite con pallini di piombo utilizzati per la caccia, sono state usate illegalmente contro i manifestanti in Iran. Fotografie verificate di bossoli esauriti a marchio Cheddite sono apparse sui social media anche durante le proteste in Myanmar e in Senegal, caratterizzate da violazioni dei diritti umani.

Combined Systems è uno dei maggiori produttori di armi meno letali degli Stati Uniti. Amnesty International ha verificato le immagini dei suoi prodotti in uso negli Stati Uniti e in una serie di altri Paesi in cui le forze di sicurezza hanno usato abitualmente la forza illegale per reprimere i manifestanti, tra cui Egitto, Israele, Tunisia e Colombia.

Il Gruppo Norinco è un conglomerato cinese di proprietà statale che produce un'ampia gamma di sistemi di armi convenzionali. Immagini verificate di veicoli blindati e di armi meno letali prodotte dal Norinco Group sono apparse in Kenya, Venezuela, Georgia, Guinea, Bangladesh e Sri Lanka nel contesto delle violazioni dei diritti umani legate alle proteste.

Anche due aziende sudcoreane sono coinvolte nell'indagine. Amnesty International ha documentato l'uso illegale di gas lacrimogeni e di altre attrezzature meno letali della DaeKwang Chemical Corporation in Bahrein, Myanmar e Sri Lanka. Amnesty International ha anche verificato filmati e ottenuto foto che mostrano la polizia usare granate lacrimogene esportate dalla CNO Tech per reprimere le proteste in Sri Lanka e Perù.

In linea con i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, le aziende devono sviluppare e implementare politiche e processi di due diligence sui diritti umani che identifichino e affrontino i rischi per i diritti umani legati alle loro operazioni. 

Le aziende che esportano attrezzature che potrebbero essere utilizzate in modo improprio dalle forze di polizia e di sicurezza - in particolare verso Paesi che non rispettano le leggi internazionali sui diritti umani - devono applicare la due diligence sui diritti umani prima di procedere a qualsiasi vendita. Se non è possibile prevenire o mitigare il potenziale impatto negativo sui diritti umani dell'uso dei loro prodotti e servizi, l'azienda deve sospendere o interrompere la fornitura in modo responsabile.

"Sebbene non sia sempre possibile tracciare con precisione le catene di produzione di specifici tipi di armi, le nostre prove indicano con forza che i modelli di commercio irresponsabile di lunga data continuano a causare danni", ha dichiarato Patrick Wilcken.

Richieste alla Svizzera

La Svizzera, in quanto membro dell'Alleanza globale per un commercio libero da tortura, dovrebbe sostenere attivamente un Trattato internazionale sul commercio libero dalla tortura presso le Nazioni Unite e appoggiare le raccomandazioni contenute nel nuovo rapporto del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura.

Alla fine di settembre, il Consiglio federale ha adottato il messaggio sulla Legge federale sul commercio degli strumenti di tortura, che regolamenta il commercio di beni che possono essere usati per eseguire la pena di morte o la tortura. Amnesty Svizzera aveva commentato il progetto di legge durante il processo di consultazione e chiede al Parlamento di approvare una legge il più possibile severa. A causa della particolare gravità dei crimini da prevenire, la legge sugli strumenti di tortura deve infatti limitare nel modo più efficace possibile la disponibilità di attrezzature che possono essere utilizzati a questo scopo.

Le aziende che producono tali strumenti sono responsabili del rispetto dei diritti umani e non dovrebbero esportarli verso Paesi nei quali sussiste il rischio che delle armi meno letali vengano usate illegalmente contro i manifestanti.

Amnesty International chiede ai governi di inviare un chiaro segnale a favore della protezione della società civile e della rimozione di inutili ostacoli e restrizioni alle manifestazioni pacifiche.

Complemento di informazione

Amnesty International ha contattato le imprese indicate, offrendo loro la possibilità di prendere posizione in merito ai contenuti del rapporto che le riguardano. Al momento della pubblicazione nessuna azienda ha risposto.