Poliziotti belgi in tenuta anti-sommossa in marcia verso Molenbeek, Bruxelles, il 2 aprile 2016. © REUTERS/Yves Herman
Poliziotti belgi in tenuta anti-sommossa in marcia verso Molenbeek, Bruxelles, il 2 aprile 2016. © REUTERS/Yves Herman

Unione Europea Leggi orwelliane smantellano i diritti che pretendono difendere

Comunicato stampa - 17 gennaio 2017
Nuove leggi radicali stanno spingendo l’Europa verso uno stato di securizzazione permanente e pericoloso. È quanto scrive Amnesty International in un’analisi globale dell’impatto sui diritti umani delle misure di lotta contro il terrorismo in 14 paesi dell’Unione Europea.

Intitolato Dangerously disproportionate: The ever-expanding national security state in Europe, il documento illustra come la valanga di leggi adottato e modificate a ritmo sfrenato abbia minato le libertà fondamentali e smantellato il sistema di protezione dei diritti umani creato con grande fatica.

“All’indomani di una serie di attentati, da Parigi a Berlino, i governi hanno adottato in tutta fretta una serie di leggi discriminatorie e sproporzionate,” ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa di Amnesty International. “Prese individualmente queste misure di lotta al terrorismo sono già sufficientemente inquietanti, ma quando vengono studiate nel loro insieme si delinea un quadro preoccupante, nel quale i poteri illimitati calpestano delle libertà considerate come acquisite da molto tempo.”

Il rapporto, che si appoggia su due anni di ricerche in 14 Stati membri dell’UE, come pure sull’analisi delle iniziative prese a livello internazionale ed europeo, rivela fino a che punto queste nuove leggi e politiche volte a proteggere dalla minaccia terroristica abbiano minato la protezione dei diritti.

Numerosi paesi hanno proposto o adottato delle misure di lotta al terrorismo che hanno minato lo stato di diritto, rafforzato il potere esecutivo, danneggiato le garanzie del giudiziario, limitato la libertà d’espressione ed esposto la totalità della popolazione alla sorveglianza da parte del governo. L’impatto sugli straniero e le minoranze etniche e religiose è stato particolarmente importante.

Numerosi paesi hanno modificato la propria Costituzione o adottato nuove leggi così da facilitare la procedura per dichiarare lo stato d’emergenza o accordare poteri speciali ai servizi di sicurezza o di informazione, spesso con un controllo giudiziario limitato o perfino inesistente.

Vi sono paesi che hanno usato la propria legislazione anti-terrorismo in modo abusivo per prendere di mira i difensori dei diritti umani e gli attivisti politici.

Molti Stati membri dell’UE si sono uniti al club degli Stati di “sorveglianza” man mano che le leggi che autorizzano la sorveglianza di massa indiscriminata venivano adottate, autorizzando così dei poteri intrusivi ai servizi di sicurezza e di informazione.

Misure anti-terrorismo in Svizzera

Il nuovo rapporto di Amnesty International non cita la Svizzera. Ciononostante, sebbene il nostro paese non abbia ad oggi subito attacchi terroristici di rilievo, la tendenza è chiaramente verso una politica di sicurezza rafforzata e verso maggiore sorveglianza.

Due leggi sono state adottate lo scorso anno, queste moltiplicano le possibilità di sorveglianza da parte dei servizi di sicurezza e causano dei problemi dal punto di vista dei diritti umani. La Legge sulle attività informative (LAIn) e la Legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni (LSCPT).

La Legge federale che vieta i gruppi quali “Al Qaida” e “Stato Islamico” e le loro affiliate, che è entrata in vigore nel 2015, rappresenta un primo momento di rottura con la tradizione elvetica di non vietare organizzazioni ma di renderne punibili le attività.

Poiché l’applicazione di questa legge è limitata al 2018, l’Ufficio federale di giustizia sta valutando l’adattamento del diritto penale. Già nell’estate 2017, il Consiglio federale dovrebbe presentare delle nuove misure anti-terrorismo. Tra le altre sono prese in considerazione misure quali la limitazione della libertà per potenziali jihadisti e lo sviluppo di nuove forme di detenzione a titolo preventivo.

La Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CCDPGP) chiede un rafforzamento dell’arsenale anti-terroristico e ha formulato varie proposte. Secondo la Conferenza delle pene detentive fino a vent’anni dovrebbero essere possibili per delitti vagamente descritti come “essere influenti in un’organizzazione terroristica”. Il presidente della CCDGP, il bernese Hans-Jürg Käser ha chiesto nel corso di un’intervista televisiva la detenzione dei simpatizzanti del terrorismo a titolo preventivo.

Una serie di interventi parlamentari vanno nella stessa direzione. Diverse mozioni hanno chiesto il diritto della nazionalità svizzera a jihadisti con la doppia nazionalità, un divieto di uscita dal territorio per potenziali terroristi della jihad, il divieto del burqa o ancora il ritiro del permesso di soggiorno o di residenza in caso di integrazione non riuscita. Una diminuzione di questa frenesia parlamentare è poco probabile a medio termine.

Guardate singolarmente, queste nuove leggi e misure non sembrano drammatiche, ma nel loro insieme indicano chiaramente qual è la direzione intrapresa: quella di un rafforzamento della repressione e della limitazione dei diritti e delle libertà.

 

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