Dei migranti tentano di parlare con i poliziotti greci durante gli scontri alla frontiera tra Turchia e Gre-cia, vicino al punto di passaggio di Pazarkule a Edirne, in Turchia. © BULENT KILIC/AFP/Getty Images
Dei migranti tentano di parlare con i poliziotti greci durante gli scontri alla frontiera tra Turchia e Gre-cia, vicino al punto di passaggio di Pazarkule a Edirne, in Turchia. © BULENT KILIC/AFP/Getty Images

Grecia/Turchia Richiedenti asilo e migranti uccisi e maltrattati alle frontiere

Comunicato stampa, 3 aprile 2020, Lugano – Contatto media
Nelle scorse settimane le forze di frontiera greche hanno commesso delle gravi violenze nei confronti dei rifugiati alla frontiera greco-turca, in violazione del diritto internazionale. Le ricerche di Amnesty International confermano per la prima volta due decessi alla frontiera. Inoltre, centinaia di rifugiati che hanno attraversato il mare per raggiungere le isole greche si sono visti negare il diritto di chiedere asilo. Migliaia di altri che si trovano nei campi sovraffollati sono fortemente minacciati dal Covid-19.
  • Amnesty International conferma i decessi avvenuti alla frontiera greco-turca a inizio
  • Migliaia di richiedenti nelle isole greche minacciati dal Covid-19
  • Amnesty International esige l’evacuazione immediata dei campi e che le persone bisognose di protezione siano accolte dai paesi dell’UE e dalla Svizzera

A partire dal 27 febbraio, migliaia di persone si sono dirette verso la frontiera greca, l’incoraggiate in tal senso dalle autorità turche intenzionate a fare pressione sui paesi europei in merito all’accoglienza dei rifugiati del conflitto siriano. In certi casi, richiedenti asilo e le loro famiglie che vivono in Turchia hanno perfino rinunciato al proprio alloggio e speso tutti i propri soldi per fare il viaggio. Ciononostante, le autorità greche hanno ostacolato gli spostamenti delle persone che tentavano di attraversare la frontiera rafforzando i controlli e inviando sul posto le forze di polizia e l’esercito. Quest’ultime hanno fatto uso di gas lacrimogeni, di cannoni ad acqua, di proiettili di gomma e di munizioni vere.

“Le persone si sono messe in viaggio dalla Turchia verso la Grecia alla ricerca di sicurezza, ma sono state confrontate con una tale violenza che almeno due persone sono state uccise. Le accuse di violenze devono essere l’oggetto di un’indagine rapida ed imparziale. Nessuno dovrebbe subire violenza e ognuno dovrebbe avere accesso a una protezione nel paese in cui cerca di mettersi al sicuro,” ha dichiarato Massimo Moratti, vicedirettore di Amnesty International per l’Europa.

Almeno due persone uccise alla frontiera terreste con la Turchia

Amnesty International ha confermato la morte di due uomini alla frontiera greco-turca, il 2 e il 4 marzo. Una terza persona, Fatma (nome di fantasia), originaria della Siria, è scomparsa ed è presunta morta dopo che lei e il marito sono stati separati dai loro sei figli mentre tentavano di attraversare il fiume Evros/Meriç, al sud di Edirne, per entrare in Grecia. Ahmed (nome di fantasia) ha dichiarato ad Amnesty International che sua moglie era scomparsa, presunta morta dopo che dei soldati greci le hanno sparato addosso mentre tentava di raggiungere i loro figli sulla sponda greca del fiume.

Ahmed ha dichiarato ad Amnesty International che le autorità greche lo hanno in seguito detenuto, insieme ai figli, per quattro o cinque ore durante le quali i sono stati spogliati e i loro averi confiscati. In seguito, sono stati riportati al fiume e messi su una barca di legno che, insieme ad altre persone, li ha ripostati sulla sponda turca. Pur essendosi rivolto a degli avvocati in entrambi i paesi per sapere cos’era accaduto alla moglie, Ahmed non è stato in grado di determinare dove si trovi o conoscere il destino che le è toccato.

Muhammad Gulzari, un pachistano di 43 anni, è stato colpito da un proiettile al petto mentre tentava di entrare in Grecia al passaggio di Pazarkule/Kastanies durante un episodio nel corso del quale cinque altre persone sono state colpite da colpi di arma da fuoco. È stato dichiarato morto in un ospedale turco il 4 marzo. Un siriano di 22 anni, Muhammad al-Arab, è anche lui deceduto nella regione. La sua morte è stata documentata dall’organizzazione Forensic Architecture.

Altre violenze contro i richiedenti asilo e i migranti alle frontiere

Dei richiedenti asilo e dei migranti hanno raccontato ad Amnesty International come le forze frontaliere greche abbiano messo in atto una politica governativa volta e rinviarli invece di registrare le loro domande d’asilo una volta entrati nel territorio greco, in violazione del diritto internazionale.

Delle persone hanno dichiarato di essere state colpite dalle guardie frontiera con dei manganelli, di essere state detenute nella zona di frontiera per periodi che variavano tra qualche ora e diversi giorni e di essere poi state rinviate in gruppo in Turchia a bordo dei battelli che attraversano il fiume Evros/Meriç. Dei richiedenti asilo e dei migranti hanno dichiarato ad Amnesty International che le guardie di frontiera hanno preso loro i soldi – in alcuni casi migliaia di dollari, ovvero tutti i loro risparmi – con i quali speravano di ricominciare una nuova vita in Europa.

Queste violenze non sono limitate alle zone di frontiera. Il 4 marzo, un uomo di Deir ez-Zor, in Siria, ha raccontato ad Amnesty International la sua esperienza in Grecia: “Ho attraversato il fiume e ho camminato in Grecia per quattro giorni e quattro notti prima di essere preso. Mi hanno portato in un luogo dove mi hanno picchiato, mi hanno preso il telefono e i soldi, 2000 lire turche (circa 275 euro): è tutto quello che avevo. Mi hanno riportato in Turchia, dall’altro lato del fiume, e mi hanno lasciato lì, senza giacca né scarpe.”

Detenzione arbitraria e sospensione delle domande d’asilo

In risposta alle pressioni della Turchia, la Grecia ha anch’essa rafforzato la propria capacità di pattugliare il mare per impedire alle persone di arrivare sulle isole. Ha mobilitato 52 imbarcazioni supplementari e delle risorse supplementari di Frontex, l’agenzia dell’UE incaricata della sorveglianza delle frontiere e delle coste. Parallelamente, con l’alibi dello stato d’emergenza, la Grecia ha sospeso per un mese tutte le nuove domande d’asilo nel paese, in violazione del diritto internazionale ed europeo. Anche se la legge non è più in effetto dal 2 aprile, le persone in cerca di protezione continuano a vedersi impedire l’accesso alla procedura d’asilo poiché le operazioni del Servizio d’asilo greco sono state sospese i l 13 marzo a causa della legge Covid-19.

In tutte le isole del mar Egeo, qualsiasi persona arrivata dopo il primo marzo 2020 è stata arbitrariamente trattenuta in installazioni portuarie o simili, si è vista impedire la possibilità di depositare una domanda d’asilo e corso il rischio di essere rinviate in Turchia o nei propri paesi “di origine o di transito”. Solo a Lesbo circa 500 persone – di cui oltre 200 bambini – giunte via mare sono state trattenute per oltre 10 giorni su una nave della marina greca normalmente utilizzata per trasportare dei carri e altri veicoli militari. Centinaia di altri richiedenti asilo e migranti sono stati detenuti in altre installazioni portuarie del mar Egeo.

Tutte le persone detenute sulle isole greche sono state finalmente trasferite, il 20 marzo, in centri di detenzione più grandi in Grecia continentale dove si trovano attualmente detenute in attesa delle decisioni di rinvio.

“La Grecia deve cambiare direzione ora e permettere a tutti i nuovi arrivati di accedere alle procedure d’asilo e ai servizi di base. Le autorità devono spostare le persone che si trovano nei centri di detenzione e nei campi insalubri verso degli alloggi sicuri ed adeguati. La rapida diffusione del Covid-19 non ha fatto che accentuare l’urgenza,” ha dichiarato Massimo Moratti.

La Svizzera e l’Europa devono agire urgentemente:

La crisi provocata dalla pandemia di Coronavirus ha pesantemente aggravato la tragedia umanitaria in dei campi di rifugiati sulle isole greche. Migliaia di rifugiati sono bloccati sulle isole in condizioni estremamente precarie ed è impedito loro di raggiungere l’Europa. La Svizzera e l’UE devono agire con la massima urgenza accogliendo dei rifugiati e mettendo in atto una soluzione solidale a livello europeo.

Esortiamo le autorità svizzere a:

  • Accogliere il più rapidamente possibile un importante contingente di rifugiati che si trovano sulle isole greche.
  • Sospendere i rinvii di rifugiati che hanno ottenuto asilo in Grecia verso questo paese.

E chiediamo alle autorità greche di:

  • Trasferire i richiedenti asilo e i migranti che si trovano sulle isole greche verso degli alloggi adeguati sul continente.
  • Far sì che i campi dispongano di personale e servizi medici sufficienti, fornirli di prodotti igienici adeguati, assicurare la disinfezione regolare dei campi, l’approvvigionamento continuo in acqua corrente, come pure la raccolta dei rifiuti.
  • Accordare ai richiedenti asilo e ai migranti un accesso gratuito alle cure garantite dal servizio sanitario pubblico, incluso il depistaggio e il trattamento del Covid-19, come altre misure preventive.