© Marco Cala / shutterstock.com
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Svizzera/Covid-19 Amnesty International chiede linee guida chiare sull'espressione di opinioni nei luoghi pubblici.

Comunicato stampa, 5 maggio 2020, Berna/Lugano – Contatto media
Amnesty International è preoccupata per le notizie secondo cui durante la giornata del 1° maggio in città come Berna, Zurigo e Losanna, la polizia ha violato la libertà di espressione di persone sole che portavano striscioni in luoghi pubblici. L'organizzazione per i diritti umani ritiene che sia urgente fornire chiarimenti e chiede al Consiglio federale di emanare direttive più chiare per la prossima fase di allentamento delle restrizioni, a partire dal 11 maggio. L'espressione di opinioni personali in luoghi pubblici dovrebbe essere consentita se questa non rappresenta un evidentemente pericolo dal punto di vista della diffusione della pandemia.

Nel contesto della pandemia, il Consiglio federale è intervenuto stabilendo una legislazione di emergenza e restrizioni di ampia portata per proteggere la salute pubblica. Queste misure hanno limitato il diritto fondamentale alla libertà di espressione e alla libertà di riunione. Secondo l'ordinanza 2 Covid-19 sono vietate le manifestazioni (art. 6) e gli incontri di più di cinque persone in luoghi pubblici (art. 7c).

Tuttavia, i divieti dovrebbero sempre rimanere proporzionati e non dovrebbero limitare inutilmente la libertà di espressione. Secondo l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) esiste anche un margine di manovra per le autorità, "soprattutto se a un'azione partecipano solo singole persone". L'UFSP ha affermato nei media che "sono ipotizzabili tutte le forme di espressione politica in cui non si svolge un raduno di persone (ad es. l'affissione di manifesti in luoghi pubblici)".

Informazioni sulle azioni di polizia in occasione della giornata del 1° maggio a Berna, Zurigo e Losanna mostrano tuttavia che anche le azioni di piccoli gruppi o di singoli individui, conformi alle regole di comportamento emanate dal UFSP e non rappresentavano un rischio per la salute, sono state impedite e/o punite.

Secondo Amnesty International sono quindi urgenti dei chiarimenti, soprattutto in considerazione dell'allentamento delle restrizioni in campo economico, previste dal 11 maggio. Anche in periodo di pandemia un divieto generalizzato dei raduni dovrebbe essere una misura di ultima istanza. Le misure per limitare le dimostrazioni pubbliche devono essere applicate in modo proporzionato rispetto ad altre attività (nuovamente) consentite. L'organizzazione per i diritti umani chiede al Consiglio federale di elaborare entro l'11 maggio delle linee guida concrete sulle condizioni in cui è consentita l'espressione dell'opinione pubblica e le manifestazioni. Non c'è motivo di vietare forme di azione che non costituiscono una minaccia per la salute pubblica. Pertanto, dovrebbe essere consentita l'espressione visibile di opinioni da parte di individui e piccoli gruppi, o azioni simboliche senza la presenza fisica di un gran numero di partecipanti. Inoltre, le autorità competenti dovrebbero nuovamente elaborare e concedere autorizzazioni per tali azioni.

Nel caso di un raduno pubblico che si svolga in violazione delle misure di emergenza e/o delle restrizioni di riunione, la decisione di disperdere i partecipanti deve essere giudicata sulla base di un pericolo reale per la salute pubblica. Come in ogni altra situazione, i partecipanti dovrebbero avere la possibilità di disperdersi volontariamente. Notizie di un'azione di polizia svoltasi a Zurigo il 1° maggio dimostrano che l'evacuazione di una manifestazione e/o l'accerchiamento e l'arresto di manifestanti possono comportare un aumento del rischio di contagio.

 

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