Una pubblicità sponsorizzata dal governo a Hong Kong, nel 2020, per promuovere la nuova legge sulla sicurezza nazionale. © Anthony Kwan/Getty Images
Una pubblicità sponsorizzata dal governo a Hong Kong, nel 2020, per promuovere la nuova legge sulla sicurezza nazionale. © Anthony Kwan/Getty Images

Hong Kong “La legge sulla sicurezza nazionale ha causato un’emergenza dei diritti umani”

30 giugno 2021
In un rapporto pubblicato il 30 giugno Amnesty International ha denunciato che la Legge sulla sicurezza nazionale, entrata in vigore a Hong Kong un anno prima su volere del governo di Pechino, ha decimato la libertà, illegittimamente criminalizzato il dissenso e via via eroso le protezioni sui diritti umani.

“In un anno, la Legge sulla sicurezza nazionale ha fatto intraprendere a Hong Kong il cammino per diventare rapidamente uno stato di polizia e ha creato un’emergenza dei diritti umani per la popolazione”, ha dichiarato Yamini Mishra, direttrice per l’Asia e il Pacifico di Amnesty International.

“Dalla politica alla cultura, dall’istruzione all’informazione, la legge ha infettato ogni settore della società di Hong Kong e fomentato un clima di paura che costringe la popolazione a pensare due volte su cosa dire, cosa twittare o come vivere”, ha aggiunto Mishra.

“In definitiva, questa legislazione indiscriminata e repressiva minaccia di rendere Hong Kong un deserto dei diritti umani, sempre più simile alla Cina continentale”, ha sottolineato Mishra.

Il rapporto di Amnesty International, redatto attraverso l’analisi di sentenze giudiziarie, atti delle udienze e interviste ad attivisti presi di mira dalla Legge sulla sicurezza nazionale, mostra come questa normativa negli ultimi 12 mesi sia stata usata per compiere un’ampia serie di violazioni dei diritti umani.

Il governo ha più volte usato l’espressione “sicurezza nazionale” come pretesto per giustificare la censura, le intimidazioni, gli arresti e i procedimenti giudiziari. Vi sono prove evidenti che le cosiddette garanzie sui diritti umani contenute nella Legge siano del tutto inutili e persino quelle previste da altre leggi in vigore a Hong Kong vengono aggirate.

Il 1° luglio 2020, il primo giorno di applicazione, la polizia ha arrestato oltre 300 manifestanti, 10 dei quali per sospetta violazione della Legge sulla sicurezza nazionale. Da allora, le autorità hanno continuato ad arrestare e incriminare, sulla base di questa normativa, persone che avevano unicamente esercitato i loro diritti alla libertà di espressione, associazione e manifestazione pacifica.

Quel che è peggio è che le persone incriminate ai sensi della Legge sulla sicurezza nazionale sono presunti colpevoli anziché innocenti, in palese violazione del diritto a un processo equo: ciò comporta il rifiuto della libertà su cauzione a meno che non riescano a provare che “non continueranno a compiere atti che minacciano la sicurezza nazionale”.

Di conseguenza, gli imputati trascorrono lunghi periodi di detenzione preventiva. Il 70 per cento delle persone incriminate ai sensi della Legge sulla sicurezza nazionale si è visto negare la libertà su cauzione.

Le autorità di Hong Kong hanno usato la Legge sulla sicurezza nazionale contro persone che invocavano un’azione politica internazionale. Dodici persone sono state arrestate per “collusione” o “cospirazione nella collusione” con “forze straniere” per essere state in contatto con diplomatici stranieri, aver chiesto l’adozione di sanzioni o chiesto ad altri stati di concedere asilo a coloro che fuggivano dalla persecuzione. Altre persone sono state prese di mira per aver postato contenuti sui social media o aver rilasciato interviste a organi d’informazione stranieri.

La Legge sulla sicurezza nazionale è stata usata anche per ampliare i poteri d’indagine della polizia, che è ora autorizzata a perquisire proprietà private, congelare o confiscare conti bancari e sequestrare materiale giornalistico, com’è successo nei due raid effettuati contro il quotidiano filodemocratico “Apple Daily”. Di fronte a questi poteri incontrollati, è veramente difficile evitare che nel corso delle indagini si verifichino violazioni dei diritti umani.

“Il governo di Hong Kong deve cessare di usare la definizione eccessivamente ampia di ‘minaccia alla sicurezza nazionale per sopprimere le libertà, cominciando con l’annullare le accuse contro coloro che sono attualmente sotto processo per aver esercitato i loro diritti umani”, ha proseguito Mishra.

“Chiediamo alle Nazioni Unite di avviare un dibattito urgente sul deterioramento della situazione dei diritti umani in Cina, compresa l’applicazione della Legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong”, ha concluso Mishra.

Ulteriori informazioni

La Legge sulla sicurezza nazionale è stata approvata all’unanimità dal Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo cinese ed è entrata in vigore a Hong Kong il 30 giugno 2020, senza alcuna formale, significativa e pubblica consultazione locale.

La normativa contempla i presunti reati di “secessione”, “sovversione dei poteri dello stato” “terrorismo” e “collusione con forze estere o esterne per minacciare la sicurezza nazionale”.

La indiscriminata definizione di “sicurezza nazionale”, che ricalca quella del governo di Pechino, manca di chiarezza e viene usata arbitrariamente per restringere i diritti alla libertà di espressione, di manifestazione pacifica e di associazione e per reprimere il dissenso e l’opposizione politica.

L’applicazione arbitraria della Legge sulla sicurezza nazionale e l’imprecisa definizione dei reati rende impossibile sapere come o quando potrebbe essere considerata violata e ha creato un clima dissuasivo sin dal primo giorno di applicazione.

Dal 1° luglio 2020 al 23 giugno 2021, sulla base della Legge sulla sicurezza nazionale la polizia di Hong Kong ha arrestato od ordinato l’arresto di almeno 118 persone. Al 23 giugno 2021, 64 persone erano state formalmente incriminate, 45 delle quali sottoposte a detenzione preventiva.