La foresta amazzonica brasiliana subisce una grave deforestazione: viene abbattuta per dare spazio alle piantagioni di palme da olio e alberi della gomma. ©Shutterstock/ Richard Whitcombe
La foresta amazzonica brasiliana subisce una grave deforestazione: viene abbattuta per dare spazio alle piantagioni di palme da olio e alberi della gomma. ©Shutterstock/ Richard Whitcombe

Dossier Iniziativa per multinazionali responsabili La fine delle pratiche irresponsabili?

Articolo pubblicato nella rivista AMNESTY n°102, agosto 2020
Ovunque nel mondo delle imprese svizzere o le loro filiali sono implicate in violazioni dei diritti umani: lavoro minorile, popolazioni esposte a prodotti altamente nocivi o inquinanti, condizioni di lavoro spaventose nelle miniere… L’Iniziativa per multinazionali responsabili chiede che le imprese con sede in Svizzera siano obbligate per legge a rispettare i diritti umani e a salvaguardare l’ambiente quando fanno affari all’estero. Questa iniziativa permetterà di mettere fine alle pratiche indegne da parte di alcune aziende? Il nostro dossier.
L’Iniziativa, un’ovvietà!

In giugno il Parlamento votava in favore di un contro progetto indiretto all’Iniziativa per multinazionali responsabili. Quest’ultimo è stato ritenuto insufficiente da una vasta coalizione di 130 organizzazioni che la sostengono dal 2015. Domenica 29 novembre si terrà quindi una votazione popolare. Il successo dell’Iniziativa sarebbe un importante passo in avanti per mettere fine all’impunità di cui beneficiano certe multinazionali. Il punto con Danièle Gosteli Hauser, responsabile Economia e diritti umani per Amnesty International Svizzera.

Puoi scaricare qui tutto il dossier in italiano su PDF: https://bit.ly/3kycNb1
Un’iniziativa essenziale

Nel marzo 2014 Amnesty International pubblicava un voluminoso rapporto, intitolato Injustice Incorporated. Il documento descriveva i numerosi ostacoli ai quali sono confrontate le comunità locali nell’accedere alla giustizia quando i loro diritti sono calpestati dalle attività di una multinazionale. Sulla scena internazionale, o in Svizzera, la denuncia degli abusi commessi da certe aziende è stata regolarmente sulle prime pagine dei media.

Il produttore di cemento LafargeHolcim è stato accusato di «complicità con crimini contro l’umanità» per aver finanziato dei gruppi jihadisti in Siria. Nel 2017, centinaia di agricoltori e agricoltrici sono stati avvelenati nel distretto di Yavatmal in India, per aver sparso un cocktail di pesticidi. Uno di questi è il Polo, venduto dal gigante dell’agroalimentare Syngenta. L’organizzazione Public Eye ha rivelato che il prodotto è vietato in Svizzera a causa della sua pericolosità per la salute. Da parte sua l’organizzazione RAID denuncia la multinazionale delle materie prime Glencore per una catastrofe avvenuta nel 2018 in Ciad. Le piogge torrenziali hanno causato il crollo del bacino di epurazione delle acque tossiche di un campo petrolifero di PetroChad Mangara (PCM), filiale detenuta al 100% da Glencore. Il bacino di epurazione era fatto di terra e non ha resistito alla spinta dell’acqua. In seguito, si è registrata anche una moria improvvisa di animali.
Ad oggi le multinazionali hanno potuto sottrarsi all’obbligo di rendere conto di questi fatti con il pretesto che le tragedie sono avvenute in un paese che non corrisponde alla sede dell’azienda, e di fatto hanno potuto far ricadere l’intera responsabilità sulla loro filiale locale. L’Iniziativa per multinazionali responsabili vuole cambiare questa situazione.

Cosa chiede l’Iniziativa?

L’Iniziativa chiede che le aziende con sede in Svizzera siano tenute a vegliare sulle proprie attività commerciali e assicurarsi che rispettino i diritti umani e le norme ambientali, anche all’estero. È quanto chiedono i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani. Iscrivendo questo obbligo nella legge, tutte le multinazionali saranno chiamate a rispettarlo. Non sarà quindi più possibile chiudere un occhio se un’attività di un’azienda multinazionale violerà i diritti di una persona o di una comunità o causerà la distruzione dell’ambiente. Le aziende poco scrupolose saranno obbligate a rendere conto dei danni causati.

Un meccanismo di responsabilità civile

In caso di abusi, la parte lesa potrà intentare una causa civile in Svizzera per ottenere un indennizzo e chiedere un risarcimento economico per il danno subito. Il testo dell’Iniziativa si ispira alla responsabilità del datore di lavoro (articolo 55 CO). Nella procedura civile, l’onere della prova è a carico della persona che ha subito il torto. È lei a dover dimostrare di aver subito un danno e che questo ha avuto luogo in circostanze contrarie al diritto (violazioni dei diritti umani o degli standard ambientali). Deve inoltre provare un legame di causa adeguato tra una catastrofe e il danno subito, come pure una relazione di controllo tra la società madre e la sua filiale.

Se una multinazionale, come Glencore in Ciad, può dimostrare di aver messo in atto tutte le misure adeguate; di aver istruito correttamente le persone responsabili nella propria filiale e di aver proceduto ai necessari controlli, allora può liberarsi della sua responsabilità. Bisogna inoltre sottolineare che un giudice non si recherà sul posto alla ricerca di prove (non si tratta di una procedura penale). Sarà responsabilità della presunta vittima presentarle.

Quali sono le aziende che dovranno fare i conti con quest’Iniziativa?

L’iniziativa riguarda le circa 1’500 multinazionali con sede in Svizzera. Le piccole e medie imprese (PMI) fino a 250 impiegati non sono toccate dall’iniziativa, a meno che non siano attive in un settore a rischio come il commercio di oro o di diamanti. Per la maggior parte delle circa 580'000 PMI, come per esempio una panetteria o un calzolaio, non cambierebbe nulla.

Dinamica internazionale

Secondo diversi studi, la portata della responsabilità civile prevista dall’Iniziativa per multinazionali responsabili è simile ai sistemi giuridici già in vigore in Francia, nei Paesi Bassi, nel Regno Unito e in Germania.

È importante tenere in considerazione una nuova dinamica in atto su scala europea. In aprile, il commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders, ha promesso per il 2021 un’iniziativa legislativa proprio sull’obbligo di dovuta diligenza nella filiera di approvvigionamento. Prevede un meccanismo di responsabilità con dei dispositivi di ricorso per le vittime di abusi. La Svizzera è quindi lontana dall’essere un pioniere solitario.

Il contro progetto insufficiente del Parlamento

Il Consiglio federale ha respinto l’iniziativa nel 2017 senza opporle un contro progetto e ha invitato il Parlamento a fare lo stesso. Il Consiglio nazionale ha ritenuto necessario agire. Ha elaborato una proposta legislativa e, nel 2018, ha adottato un contro progetto indiretto. Questo limitava fortemente la portata dell’iniziativa, ma manteneva l’obbligo di dovuta diligenza delle aziende come pure un meccanismo di responsabilità civile. Contrariamente a Economiesuisse e SwissHoldings, larghe frange dell’economia hanno sostenuto il contro progetto del Consiglio nazionale, come ad esempio il Raggruppamento delle aziende multinazionali, Migros, Coop, Denner, IKEA, Swiss Textiles, la Federazione delle imprese romande (FER) e la Federazione delle industrie alimentari svizzere (FIAL). Il Consiglio degli Stati dal canto suo, sotto la pressione della lobby delle multinazionali, non ha voluto seguire il Consiglio nazionale. Nel mese di giugno 2020 ha fatto approvare dalle due Camere il proprio contro progetto, ispirato a una proposta elaborata dalla Consigliera federale Karin Keller-Sutter nell’agosto 2019.

Questa proposta non risponde alle richieste dell’Iniziativa. Non permette di mettere fine alle violazioni dei diritti umani e ai danni ambientali. Si limita ad esigere che le imprese pubblichino una volta all’anno un rapporto sulla sostenibilità. Le aziende possono anche indicare che non fanno niente in questo campo. Inoltre, contrariamente all’iniziativa, questo contro progetto non prevede una clausola di responsabilità in caso di abusi.

29 novembre: si vota!

La manovra del Consiglio degli Stati ha l’obiettivo di far credere alla popolazione che sia stata fatta una proposta pragmatica in risposta all’Iniziativa. Ma il contro progetto, che gli iniziativisti definiscono alibi, è inefficace. Le grandi multinazionali, anche le meno scrupolose, pubblicano spesso e volentieri dossier sulla sostenibilità delle loro azioni. Queste aziende si impegneranno per avere pratiche d’affari responsabili solo se le violazioni dei diritti umani avranno delle conseguenze concrete e se saranno chiamate a rispondere delle proprie azioni. Sarà il popolo a decidere. Gli iniziativisti sono fiduciosi: in un sondaggio realizzato a maggio, il 78% della popolazione indicava la propria intenzione di votare «Sì». E la coalizione, già forte di 130 organizzazioni e 350 comitati locali, continua crescere.