Diversi paesi hanno già adottato una legislazione basata sui Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani: tra questi i Paesi Bassi che nel 2017 hanno adottato una legislazione contro il lavoro minorile. Qui una piantagione di cacao in Costa d’Avorio. ©Daniel Rosenthal/ Laif
Diversi paesi hanno già adottato una legislazione basata sui Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani: tra questi i Paesi Bassi che nel 2017 hanno adottato una legislazione contro il lavoro minorile. Qui una piantagione di cacao in Costa d’Avorio. ©Daniel Rosenthal/ Laif

Dossier Iniziativa per multinazionali responsabili Responsabili regole uguali per tutti

Articolo pubblicato nella rivista AMNESTY n°102, agosto 2020
Il professor John G. Ruggie è una figura imprescindibile per chiunque si interessi al tema della responsabilità sociale delle imprese. I Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani che ha elaborato nel 2011 sono oggi il principale riferimento in materia. In questa intervista scopriamo qual è il suo punto di vista sulla situazione attuale. Intervista di Manuela Reimann Graf

 Puoi scaricare qui tutto il dossier in italiano su PDF: https://bit.ly/3kycNb1

>Nel 2011, con i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, è riuscito a creare un consenso tra gli Stati, gli attori economici e la società civile. Negli ultimi 10 anni ha visto progressi significativi?

< Quando ho presentato i Principi guida al Consiglio dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite ho sottolineato che questi rappresentavano solo la fine di una prima tappa. L’ONU stabiliva per la prima volta direttive valide per tutte le parti coinvolte, alle quali si poteva iniziare a riferirsi, con la raccomandazione (auspicio, augurio) di aggiornarle e continuare a svilupparle nella medesima direzione. È chiaro che c’è chi ha realizzato un lavoro migliore di altri. In generale le grandi aziende hanno fatto molta strada. La sfida attuale è riuscire a coinvolgere nel processo le imprese che sono in ritardo e far sì che tutte siano sottoposte alle identiche condizioni di concorrenza. Anche da parte dei governi c’è chi avanza più lentamente di altri. Nel frattempo, diversi paesi hanno promulgato delle leggi che si fondano sui Principi guida, per esempio contro la schiavitù o il lavoro minorile. La Commissione europea si è impegnata pubblicamente in favore dell’obbligo di dovuta diligenza e la Francia ha oggi una legge che lo prevede.


> Come si può garantire che le imprese si assumano realmente le proprie responsabilità, senza che questo dipenda solo dalla loro buona volontà?

< Le misure legate all’obbligo di dovuta diligenza devono essere definite con attenzione: non devono spingere le aziende ad accrescere la distanza giuridica tra le loro filiali e altre società affiliate. Alcuni avvocati d’impresa si oppongono alle misure di diligenza volontarie perché queste aumentano il rischio che le società si possano trovare sul banco degli imputati. Le misure vincolanti, affinché siano prese sul serio, devono avere delle conseguenze per le aziende. L’obbligo di dovuta diligenza nell’ambito dei diritti umani ha come obiettivo la riduzione dei rischi per più imprese possibili e per il maggior numero di contesti operativi. Cosa che non era possibile con le sole pratiche volontarie o settoriali.

L’obbligo di dovuta diligenza sarebbe addirittura più efficace se si accompagnasse all’obbligo di stabilire un rapporto non finanziario. Questo permetterebbe di poter sfruttare anche le potenzialità del mercato dei capitali: oggi quasi un terzo dei fondi attivi su scala mondiale tengono in considerazione criteri ambientali, sociali o relativi alla governance. Un obbligo di dovuta diligenza legato all’obbligo di presentare dei rapporti susciterebbe una maggior richiesta di direttive coerenti: cosa si misura, e come? I principi guida vogliono promuovere questo genere di interazione dinamica tra elementi e attori diversi.

> Le multinazionali dichiarano pubblicamente di attenersi ai Principi guida nelle proprie pratiche commerciali, ma al contempo leggiamo regolarmente di violazioni dei diritti umani commesse da queste stesse aziende. Come devono essere costruiti i meccanismi di messa in atto per prevenire efficacemente futuri comportamenti discutibili?  

< Credo che entrino in gioco numerosi fattori. Anche le migliori aziende possono sbagliare. Ma come reagiscono di fronte ai loro errori? Si tratta di problemi ricorrenti? Certe aziende cercano di pulirsi la coscienza facendo credere di rispettare i Principi guida. Immagino che anche l’ampiezza e la complessità delle filiere di approvvigionamento contribuiscano alle difficoltà. Il caso più problematico è quando l’essenza stessa degli affari è fondata sul non rispetto dei diritti umani.

> Nel contesto della nostra economia globalizzata, le multinazionali sono spesso delle entità molto complesse che permettono alle società madre di non assumersi la responsabilità dell’operato delle proprie filiali offshore. Come possono gli Stati che ospitano la sede di queste imprese assicurarsi che siano realmente messi in atto i processi di dovuta diligenza se le vittime non hanno accesso alla giustizia nel proprio paese?  

< È indispensabile un cambio di paradigma. Sono sorpreso che un numero così piccolo di imprese abbia riconosciuto il potenziale dell’obbligo di dovuta diligenza in materia di diritti umani per garantire alle persone che hanno subito un danno di accedere alla giustizia. D’altro canto, un certo numero di organizzazioni della società civile ha sottovalutato i benefici dei processi di dovuta diligenza in un’ottica di prevenzione. Le due parti devono evolvere nel dibattito sulla qualità della diligenza richiesta, così da portare dei miglioramenti.   

John G. Ruggie è Professore-ricercatore titolare della cattedra Berthold Beitz specializzata in diritti umani e affari internazionali alla Kennedy School of Government di Harvard. Dal 1997 al 2001 è stato Sottosegretario generale dell’ONU per la pianificazione strategica durante il mandato di Kofi Annan, e dal 2005 al 2011, Rappresentante speciale del Segretario generale per le imprese e i diritti umani.   

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