Sesso, sì, ma solo con il consenso di tutte le persone coinvolte. © Amnesty International Svizzera / Spinas Civil Voices / Barbara Miller / Fotos: Simon Opladen
Sesso, sì, ma solo con il consenso di tutte le persone coinvolte. © Amnesty International Svizzera / Spinas Civil Voices / Barbara Miller / Fotos: Simon Opladen

Violenza sessuale Fatti e falsi miti sul consenso nel diritto penale in materia di reati sessuali

22 luglio 2019
Che cosa significa il principio del consenso nel diritto penale in materia di reati sessuali? Un imputato dovrà dimostrare la propria innocenza? È necessario stabilire un contratto prima di fare sesso? Le risposte a 8 affermazioni sul tema.

Amnesty International chiede che i rapporti sessuali non consensuali siano classificati come stupro e che il diritto penale svizzero in materia di reati sessuali sia adattato di conseguenza. Questa rivendicazione gode di un ampio sostegno, in particolare da parte di professori di diritto penale, di avvocati delle vittime e dei centri di assistenza alle vittime. Delle critiche sono state espresse da avvocati difensori. Sono state inoltre formulate varie accuse relative al principio del consenso nel diritto penale in materia di reati sessuali. Sono stati lanciati avvertimenti contro "l'inversione dell'onere della prova", "l'abolizione della presunzione di innocenza" o addirittura la "fine dello stato di diritto". Altri vedono già l'"avvocato a letto". Per questo sono necessari dei chiarimenti.

Affermazione 1: "L'imputato deve dimostrare la propria innocenza (inversione dell'onere della prova)".

Il fatto è che l'accusato non ha nulla da dimostrare. Spetta al Pubblico ministero provare la colpevolezza dell'autore. Ogni persona è considerata innocente finché il tribunale non ne dimostra la colpevolezza. Il principio "in dubio pro reo" (il dubbio va a vantaggio dell'accusato) non è messo in discussione. Se ci sono dubbi sul corso degli eventi, l'accusato viene assolto. Nessuno chiede di rinunciare alla presunzione di innocenza. La riforma mira semplicemente a garantire che possa essere comminata una pena adeguata nei casi in cui il tribunale ritenga che sia dimostrato che l'imputato ha agito contro la volontà della vittima. Attualmente non è sempre così.

Affermazione 2: "In ogni caso, sarà sempre una testimonianza contro un altro - un tale atto è impossibile da provare".

Attualmente, nel caso delle infrazioni a sfondo sessuale, la testimonianza delle vittime è spesso la principale e talvolta anche l'unica prova. Giudicare la credibilità delle dichiarazioni fa parte della quotidianità professionale delle autorità giudiziarie. Le autorità incaricate delle indagini per reati penali hanno stabilito dei metodi per svolgere questo compito. A tal fine, utilizzano le conoscenze e i metodi della psicologia della testimonianza. In casi particolarmente difficili, è anche possibile ricorrere a specialisti. E se non è possibile chiarire a sufficienza cosa sia successo esattamente, si applica ancora il principio del "in dubio pro reo". Questo significa che il difficile compito di raccogliere le prove non andrà mai a svantaggio dell'imputato. Già attualmente si procede in questo modo: anche l'uso della violenza non sempre lascia tracce evidenti, per non parlare di una minaccia, eppure crediamo che le autorità giudiziarie penali siano in grado di risolvere e perseguire i reati.

Affermazione 3: "La messa in atto di questa richiesta segnerà la fine dello stato di diritto".

Chi si pronuncia in questo senso dovrebbe quindi anche essere del parere che lo Stato di diritto sia stato abolito in paesi come la Gran Bretagna, il Belgio, la Germania e la Svezia. In otto paesi dell'Unione europea, i rapporti sessuali senza il consenso reciproco o contro la volontà del partner sono già definiti come stupro. In altri paesi (tra cui Danimarca, Spagna e Grecia, tra gli altri), sono in corso riforme analoghe. L'obiettivo di tali riforme è di garantire maggiore giustizia alle vittime di violenza sessuale e di ridurre l'impunità per i reati sessuali. Inoltre, la modifica della legge mira a chiarire che la società non tollera gli atti sessuali non consensuali e li considera una grave ingiustizia. Un sondaggio rappresentativo condotto da gfs.bern per conto di Amnesty International ha rivelato uno sconvolgente livello di violenza sessuale contro le donne in Svizzera. Secondo lo studio, almeno una donna su cinque di età uguale o superiore ai 16 anni è stata aggredita sessualmente e più di una donna su dieci ha avuto rapporti sessuali contro la sua volontà.

Affermazione 4: "Ci sarà un aumento delle false accuse".

Anche questa è un'affermazione che non è stata provata empiricamente. Si basa su un falso mito particolarmente persistente basato su stereotipi di genere ("le donne amano la vendetta") che porta ad una diffidenza quasi sistematica nei confronti delle vittime di violenza sessuale. In realtà, le vittime devono dimostrare molto coraggio e forza per denunciare un'aggressione alla polizia. Il procedimento penale rappresenta spesso un onere enorme per la vittima: non è raro che l'imputato, o addirittura l'autorità giudiziaria penale, metta in discussione la sua persona, la sua reputazione e la sua credibilità in modo offensivo. Attraverso domande e rimproveri, le vittime di reati sessuali hanno spesso l'impressione di essere esse stesse colpevoli dell'aggressione o almeno corresponsabili. Questo è dovuto in parte alla natura stessa dell'azione penale, ma a volte esercita una pressione inutile sulle vittime a causa dei falsi miti radicati nella nostra società in merito allo stupro.

L'argomento del pericolo di false accuse viene sempre addotto quando si tratta di rivedere il diritto penale in materia di reati sessuali, il più delle volte senza alcun riferimento a basi empiriche a sostegno di tali affermazioni. Sì, ci sono false accuse, non ci sono dubbi al riguardo. Ma questo rischio esiste per tutti i tipi di reati e le dichiarazioni false sono punibili. Il "pericolo" (chiaramente sovrastimato) di false accuse dipende in ogni caso solo in parte dal modo in cui è formulato il reato. Gli studi dimostrano che le (presunte) false accuse sono spesso basate sullo stereotipo dello stupro "reale" e riflettono l'uso della violenza. In altre parole, false accuse descrivono un comportamento che viene considerato stupro anche nei sistemi giuridici più rigorosi. Le false accuse sono sempre possibili, indipendentemente dal fatto che la definizione di reato sia o meno restrittiva.

La testimonianza delle vittime di violenza sessuale dovrebbe essere trattata allo stesso modo della testimonianza delle vittime di altri reati. Amnesty non chiede che le vittime siano sistematicamente credute, che la presunzione di innocenza sia abolita o che sia stabilita l'inversione dell'onere della prova. Amnesty chiede semplicemente che le vittime di abusi sessuali siano trattate con rispetto. Ciò significa, innanzitutto, ascoltare le persone interessate senza pregiudizi, esaminare attentamente le loro dichiarazioni e accuse, e dare loro il sostegno cui hanno diritto. Niente di più, niente di meno.

Affermazione 5: "Prima di fare sesso devi fare un contratto, meglio se con una App".

No, non è assolutamente necessario. Si può lasciare tranquillamente l'avvocato nel suo ufficio. Né una App né un contratto hanno senso.  Questo perché il consenso a un atto sessuale deve essere revocabile in qualsiasi momento - cosa che ovviamente non può essere fatta con una App. Inoltre, questo non sarebbe comunque l'approccio giusto: si tratta di comunicazione, sia verbale che non verbale. Niente cambia nel gioco erotico tra partner adulti. Se entrambi (o più) i partner tacciono prima o durante il rapporto, ma vi partecipano pienamente, si parla di un comportamento che segnala un tacito accordo. A quel punto, le persone coinvolte vogliono fare sesso e non si può parlare di aggressione. Se una delle persone cambia idea durante l'atto, deve comunicarlo in un modo o nell'altro al proprio partner e dimostrare che il suo "sì" iniziale non è più valido.

Il punto essenziale - che dovrebbe essere dato per scontato - è che solo il sesso pienamente consentito è accettabile. Fortunatamente, per la maggior parte delle persone, questo è già abbastanza chiaro e la cosa più normale del mondo. Ma purtroppo ci sono delle eccezioni. Uno studio condotto nell'UE ha rilevato che più di un intervistata/o su quattro ritiene che il rapporto sessuale senza consenso reciproco possa essere giustificato in determinate circostanze - ad esempio, quando la vittima è ubriaca o sotto l'effetto di droghe, ritorna volontariamente a casa con qualcuno, è vestita in abiti succinti, non dice chiaramente "no" o non resiste fisicamente. Per questo motivo abbiamo bisogno di un cambiamento di mentalità nella società e di un diritto penale moderno che fissi chiari limiti.

Affermazione 6: "La nostra attuale situazione giuridica è sufficiente. Tra il momento in cui si dice "no" e l'atto sessuale, c'è necessariamente un atto di coercizione (tenere con forza, minacciare, esercitare una pressione psicologica). Secondo la legge vigente, è già stupro."

Anche questo è falso: un "no" esplicito non è sufficiente in Svizzera secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. decisione del Tribunale federale 6B_912/2009 del 22 febbraio 2010, che cita: "La semplice esecuzione di un rapporto sessuale contro la volontà espressa in precedenza o un uso minimo della forza non è quindi sufficiente a qualificare il reato come stupro a causa delle intatte condizioni fisiche e psicologiche del richiedente" (traduzione propria dal tedesco). Secondo il Tribunale federale, il mancato rispetto di un "no" non deve essere interpretato come una "pressione psicologica" in linea di principio, ma solo in circostanze particolari. Se l'autore del reato "agisce semplicemente" e la vittima - perché si vergogna o è sopraffatta dagli eventi - rimane inerte, allora non è necessaria alcuna coercizione. La violazione dell'integrità sessuale e dell'autodeterminazione non può quindi essere punita come una grave ingiustizia. Spesso non c'è nessun altro reato che potrebbe essere applicato, cosicché l'atto rimane alla fine impunito. Anche se negli ultimi anni i tribunali hanno cercato di applicare la definizione di stupro in un modo più o meno favorevole alle vittime, il legislatore dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e adattare la legge. Non dovrebbe essere necessario invocare il fatto che i giudici compensano la situazione giuridica carente con un'interpretazione estensiva delle caratteristiche dell'infrazione.

Gli avvocati delle vittime e i centri di assistenza alle vittime affermano che molte vittime che hanno avuto rapporti sessuali non consensuali contro i quali non si sono difese fisicamente temono di non essere comunque credute alla stazione di polizia o in tribunale. Le donne che non si sono (sufficientemente) difese sono spesso considerate parzialmente responsabili dell'aggressione. Questa è un'altra ragione per cui il codice penale dovrebbe stabilire chiaramente e senza ambiguità che l’atto sessuale senza consenso è l'ingiustizia centrale e non un certo grado di violenza.

Allegazione 7: "La legge attuale è ingiusta nei confronti degli uomini perché solo le donne possono essere stuprate. Perché ad Amnesty non interessa?"

È vero che, dal punto di vista giuridico, attualmente in Svizzera, solo le donne possono essere vittime di stupro. Anche gli uomini sono vittime di violenza sessuale e non vi è alcun motivo valido per definire lo stupro solo come sesso vaginale indesiderato. Penetrazioni orali o anali indesiderate sono anch’esse gravi violazioni del diritto all'autodeterminazione sessuale e possono causare notevoli traumi alle vittime. Amnesty International sostiene quindi chiaramente una formulazione della legge neutrale e non discriminatoria e chiede inoltre che tutte le penetrazioni indesiderate siano qualificate e punite come "stupro". Una revisione della legge che va esattamente in questa direzione è già in discussione in Parlamento.

Affermazione 8: "Amnesty, in qualità di organizzazione per i diritti umani, non ha niente a che fare con questo problema".

Il fatto è che lo stupro e altre aggressioni sessuali sono delle gravi violazioni dell'integrità fisica e dell'autodeterminazione sessuale delle vittime. Le norme internazionali e regionali in materia di diritti umani impongono alla Svizzera di adottare misure per proteggere le donne e le ragazze dalla violenza di genere, di indagare e punire tutte le violazioni dell'integrità sessuale e di risarcire le vittime. Questo spiega il nostro impegno per questa causa.