Casi del mese Scrivi una lettera, salva una vita

Dalla sua nascita, nel 1974, il Gruppo Ticino di Amnesty International si impegna concretamente per le vittime di violazioni dei diritti umani, ovunque nel mondo. La diffusione sul territorio cantonale degli Appelli internazionali di Amnesty International raccoglie l'adesione di centinaia di persone nella Svizzera Italiana. Qui è possibile scaricare i casi, pubblicati mensilmente, contribuendo grazie all'invio di una semplice cartolina alla difesa dei diritti fondamentali di persone altrimenti dimenticate.

Partecipare all'azione è semplice.

Dopo aver scaricato il documento PDF del caso scelto, si può ricopiare il testo suggerito su una cartolina, firmare, e spedire al destinatario indicato.

Altrimenti il documento può essere stampato, per ritagliare il formulario già pronto, firmare e incollare su una normale cartolina prima di spedire per posta.

Nella scelta delle cartoline chiediamo di prestare la massima attenzione, privilegiando paesaggi o immagini il più neutre possibile così da non turbare le diverse sensibilità culturali e religiose.

Ogni cartolina, ogni firma, conta!

Grazie mille!

Appelli attuali 

AUSTRALIA

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A causa della guerra civile, il diciannovenne Abdul Aziz Muhamat è fuggito dal Sudan, suo paese d'origine. Prima di raggiungere la costa australiana è però stato intercettato dalla marina di questa nazione e subito trasferito in un campo di detenzione dell'isola di Manus (territorio dello Stato della Papua Nuova Guinea) dove, da oramai cinque anni, le autorità australiane raggruppano i profughi che chiedono asilo politico al paese.

Ben presto Abdul Aziz Muhamat è diventato uno dei principali portavoce degli altri 800 detenuti denunciando, col suo cellulare, le condizioni disumane nelle quali i profughi sono costretti a vivere. Per questo motivo è considerato un difensore dei diritti umani: un impegno riconosciuto, a inizio febbraio 2019, con il premio Martin Ennals (primo Segretario generale di Amnesty International).

Amnesty chiede che Abdul Aziz Muhamat possa continuare il suo impegno umanitario senza essere né intimidito, né arrestato, né incarcerato. Chiede inoltre che i centri di raccolta dei rifugiati a Manus siano definitivamente chiusi e tutti i detenuti trasferiti, o su suolo australiano o in paesi terzi sicuri.

Scrivi alle autorità australiane affinché permettano ad Abdul di lavorare e rispettino i diritti dei rifugiati, trattandoli dignitosamente.

ARABIA SAUDITA

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Luojain al Hatloul, Iman al Nafjan, Aziza Yousef, Samar Badawi e Nassima al Sada sono in prigione dal maggio scorso per aver lottato contro la discriminazione legale delle donne e per l'abolizione definitiva della cosiddetta “tutela maschile”.

Durante la loro detenzione le cinque donne sarebbero state torturate e aggredite sessualmente. Testimonianze raccolte da Amnesty International fanno stato di ripetute fustigazioni, di torture mediante scosse elettriche e di aggressioni sessuali così violente al punto che le vittime non sarebbero nemmeno più in grado di reggersi in piedi.

Amnesty teme che presto le attiviste possano essere condannate da un tribunale speciale incaricato di reprimere il terrorismo. Questa corte è nota per le pene durissime che commina.

Amnesty International chiede che le cinque donne siano liberate immediatamente e senza condizioni. Chiede inoltre che in attesa del loro rilascio possano avere contatti con le loro famiglie e i loro avvocati. Chiede pure che siano protette dalle torture e da altri trattamenti inumani o degradanti.

Chiedi giustizia e protezione per Luojain, Iman, Aziza, Samar e Nassima: scrivi alle autorità saudite!

FEDERAZIONE RUSSA

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Oyoub Titiev, noto difensore dei diritti umani e responsabile a Grozny (capitale della Cecenia) dell'ONG russa Memorial, è stato arrestato il 9 gennaio 2018 dalla polizia con la falsa accusa di detenere stupefacenti.

Dal momento del suo fermo Oyoub Titiev è stato sentito più di 30 volte dal tribunale municipale di Chali che gli ha sempre negato la liberazione su cauzione, prolungando però ogni volta la detenzione provvisoria.

Amnesty International lo considera un prigioniero di coscienza, detenuto unicamente a causa delle sue attività in favore dei diritti umani e ne chiede pertanto la liberazione immediata e senza condizioni. Chiede inoltre che i capi d'imputazione che pesano su di lui siano definitivamente abbandonati.

 Scrivi alle autorità russe, chiedi la liberazione di Oyoub!