Casi del mese Scrivi una lettera, salva una vita

Dalla sua nascita, nel 1974, il Gruppo Ticino di Amnesty International si impegna concretamente per le vittime di violazioni dei diritti umani, ovunque nel mondo. La diffusione sul territorio cantonale degli Appelli internazionali di Amnesty International raccoglie l'adesione di centinaia di persone nella Svizzera Italiana. Qui è possibile scaricare i casi, pubblicati mensilmente, contribuendo grazie all'invio di una semplice cartolina alla difesa dei diritti fondamentali di persone altrimenti dimenticate.

Partecipare all'azione è semplice.

Dopo aver scaricato il documento PDF del caso scelto, si può ricopiare il testo suggerito su una cartolina, firmare, e spedire al destinatario indicato.

Altrimenti il documento può essere stampato, per ritagliare il formulario già pronto, firmare e incollare su una normale cartolina prima di spedire per posta.

Nella scelta delle cartoline chiediamo di prestare la massima attenzione, privilegiando paesaggi o immagini il più neutre possibile così da non turbare le diverse sensibilità culturali e religiose.

Ogni cartolina, ogni firma, conta!

Grazie mille!

 

I CASI DI LUGLIO 2017

MADAGASCAR

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Clovis Razafimalala © Privato

Clovis Razafimalala è un noto ecologista, famoso per aver pubblicamente denunciato l'illecito traffico e l'esportazione del legno di rosa, una preziosa risorsa naturale attualmente minacciata.

Dal 16 settembre 2016 si trova in detenzione preventiva perché accusato di “ribellione e di aver incoraggiato delle persone a saccheggiare uffici governativi per bruciare i documenti che vi si trovavano”.

Stando a molti testimoni attendibili, durante l'assalto che gli viene imputato Clovis Razafimalala stava invece pranzando in un ristorante di Maroantsetra.

Le associazioni ecologiste sono convinte che Clovis Razafimalala sia stato arrestato al fine di intimidire tutti coloro che si mobilitano per la protezione dell'ambiente.

Amnesty International chiede che il prigioniero di coscienza Clovis Razafimalala sia immediatamente rilasciato incondizionatamente. Chiede inoltre che sia aperta un'inchiesta indipendente sul traffico illecito del legno di rosa e che i responsabili siano giudicati.

 Scarica la cartolina qui.

GIAMAICA

Shackelia Jackson si batte, anche attraverso i media, contro l’impunità nel caso dell’uccisione di suo fratello, Nakiea. © Amnesty International

Shackelia Jackson si batte, anche attraverso i media, contro l’impunità nel caso dell’uccisione di suo fratello, Nakiea. © Amnesty International

Il 20 gennaio 2014 Nakiea Jackson è stato ucciso dalla polizia nel suo ristorante a Kingston da alcuni agenti armati in cerca di un uomo con le treccine “rasta”. Stando al racconto di alcuni testimoni quando Nakiea Jackson (che aveva le treccine) ha aperto la porta del ristorante, i poliziotti vi hanno fatto irruzione, gli hanno sparato e hanno poi caricato il cadavere sulla loro vettura di servizio.

Poco tempo dopo alcuni funzionari dell'organismo di sorveglianza della polizia hanno avviato un'inchiesta sull'accaduto e designato il colpevole. Nel luglio del 2016 tuttavia la procedura penale contro di lui è stata definitivamente abbandonata per mancanza di prove. I testimoni infatti non si sono presentati per paura di possibili rappresaglie.

Dal momento dell'uccisione di Nakiea Jackson i suoi familiari sono oggetto di insistenti e pesanti minacce intimidatorie che hanno lo scopo di dissuaderli dal chiedere giustizia.

Amnesty International chiede che la famiglia di Nakiea Jackson sia efficacemente protetta. Chiede inoltre che sia immediatamente avviata una procedura giudiziaria indipendente e approfondita sull'uccisione di Nakiea Jackson e che i presunti colpevoli, anche se appartenenti alla gerarchia della polizia, siano infine giudicati.

 Chiedi anche tu giustizia per Nakiea.

AZERBAIGIAN

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© Privato

Mehman Husseynov, giornalista molto attivo nella difesa dei diritti umani, è da tempo nel mirino delle autorità perché ha sempre pubblicamente denunciato le violazioni dei diritti umani nel suo paese.

Nel 2012 era stato condannato a cinque anni di carcere per “teppismo” e il 3 marzo scorso ad ulteriori due anni per “ diffamazione e disobbedienza alla polizia”.

Amnesty International chiede la liberazione immediata e senza condizioni del prigioniero di coscienza Mehman Husseynov. Chiede inoltre che sia immediatamente aperta un'inchiesta imparziale sulle torture alle quali sarebbe stato sottoposto ed infine che possa ricevere tutte le cure mediche di cui avesse necessità.

 Scarica la cartolina qui.